Che la sicurezza informatica sia un tema particolarmente sensibile, è un concetto che dovrebbe essere ormai chiaro a tutti. Soprattutto, considerando che viviamo in un periodo di intensa trasformazione digitale dei servizi, trend che nel futuro non potrà che accentuarsi.
Eppure, le abitudini degli utenti in fatto di password rimangono sorprendentemente critiche (ma ci verrebbe da dire risibili).
Secondo l’ultimo report di NordPass, sviluppato in collaborazione con NordStellar, la password più utilizzata al mondo è ancora una volta “123456”. Un dato che dimostra come, nonostante l’aumento degli attacchi informatici, la consapevolezza degli utenti sia migliorata forse migliorata, non però quanto l’incoscienza.
Un database da 2,5 TB svela le abitudini globali
La ricerca, basata sull’analisi di un vasto database da 2,5 TB, ha esaminato informazioni provenienti da fonti pubbliche e dal dark web.
Pur evitando qualsiasi acquisizione o trattamento di dati personali, gli esperti hanno suddiviso le informazioni per paese e per ambito (personale e aziendale), offrendo uno spaccato preoccupante delle tendenze mondiali.
I risultati? Non solo le password personali sono deboli, ma anche quelle aziendali si dimostrano altrettanto vulnerabili. Le credenziali più comuni nel mondo del lavoro rispecchiano spesso quelle utilizzate nella sfera privata, un fenomeno che aumenta i rischi di compromissione delle reti aziendali.
Gli attacchi con la “forza bruta”
Un attacco “brute force”, o “a forza bruta”, è una strategia impiegata dai cybercriminali per accedere a password, chiavi di crittografia o altri sistemi di sicurezza, tentando ogni possibile combinazione fino a individuare quella corretta.
Questa tecnica si basa sull’uso di software o algoritmi automatici che testano in modo sistematico una vasta gamma di combinazioni di lettere, numeri e simboli, seguendo un ordine sequenziale o casuale. Il principio è chiaro: provando un numero sufficiente di opzioni, alla fine si riuscirà a trovare quella giusta.

Ecco la Top 10 delle password più usate, secondo NordPass a livello mondiale.
È chiaro dunque che le password più semplici e comuni sono le prime a cadere vittima di attacchi automatizzati, dove i criminali informatici utilizzano strumenti capaci di testare milioni di combinazioni in pochi secondi.
NordPass però sottolinea un pericolo ulteriore: il confine sempre più sottile tra vita privata e lavoro.
Password personali deboli (come “password”, “qwerty123” o “secret”), vengono spesso riutilizzate anche per accedere a sistemi aziendali. Questo rende più facile per gli hacker sfruttare una falla personale per penetrare nei network aziendali.
Tendenze geografiche e i consigli di Nordpass
Curiosamente, la ricerca ha evidenziato tendenze specifiche a seconda dei paesi. Negli Stati Uniti, le password più comuni includono termini legati allo sport, come “baseball” e “football”. Nel Regno Unito, invece, la passione calcistica emerge con combinazioni come “liverpool” e “arsenal”.
Il fenomeno però non è limitato a queste varianti creative: a livello globale, le combinazioni numeriche semplici dominano ancora la scena.
NordPass ribadisce che è fondamentale adottare password più lunghe e complesse, con almeno 20 caratteri che includano lettere maiuscole, minuscole, numeri e simboli speciali. Soprattutto, è essenziale non riutilizzare mai la stessa password per più servizi: la compromissione di un solo account può aprire la strada ad attacchi su larga scala.
Nonostante sei anni di monitoraggio e sensibilizzazione, dunque, la sicurezza delle password rimane un punto debole a livello globale. E il costo di questa leggerezza si misura in un numero crescente di attacchi informatici, che sfruttano proprio la mancanza di attenzione da parte degli utenti.
Cambiare abitudini può sembrare complesso ma è ormai chiaro che un piccolo sforzo nella creazione di password più sicure potrebbe fare la differenza tra proteggere i propri dati o lasciarli vulnerabili nelle mani dei cybercriminali.


