Negli anni Novanta Nokia era sinonimo di telefonini a tastiera, indistruttibili al punto da diventare un meme. Oggi l’azienda finlandese non produce più smartphone da tempo, e la sua nuova identità ha poco a che fare con il pubblico consumer. Nokia vende gli switch che collegano i server e i router che smistano il traffico dati all’interno dei centri di calcolo dell’intelligenza artificiale.
Se le migliaia di chilometri di cavi in fibra ottica di un data center sono le strade su cui viaggiano i dati, i prodotti di Nokia sono i camion e gli snodi di smistamento che li portano a destinazione. Il CEO Justin Hotard descrive l’offerta dell’azienda come «la spina dorsale dell’economia dell’intelligenza artificiale».
La corsa dei giganti tech e il rally in borsa
Nokia sta cavalcando l’onda della costruzione di data center da parte degli hyperscaler come OpenAI, Meta e Alphabet, la società madre di Google. Da inizio 2026 il titolo ha guadagnato oltre il 100%, con un picco del 105% toccato il 2 luglio, portando la capitalizzazione di mercato oltre i 65 miliardi di dollari. Su 52 analisti censiti, 32 consigliano l’acquisto del titolo, con un prezzo obiettivo medio di 17,50 dollari, oltre il 40% sopra le quotazioni di inizio luglio.
Gli investitori hanno riletto Nokia come una società di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, non più come una telco in stagnazione. Secondo Daryl Schoolar, analista e direttore della società di ricerca Recon Analytics, il titolo Nokia sta «vivendo di luce riflessa dall’alone dell’IA», ma il suo slancio, ha aggiunto, «dipende dal successo dell’IA stessa, che non è garantito al cento per cento».
La scommessa di Lundmark sulle reti ottiche
A disegnare la strategia di infrastrutture IA è stato l’ex amministratore delegato Pekka Lundmark. Sotto la sua guida, nel 2024 Nokia ha annunciato l’acquisto di Infinera, azienda statunitense specializzata in reti ottiche, cioè i laser, i ricevitori e i chip che trasportano i dati a grande distanza, in un’operazione da 2,3 miliardi di dollari chiusa a fine febbraio 2025. Grazie a quell’acquisizione la quota di mercato di Nokia nelle reti ottiche in Nord America è salita dal 6,3% del 2024 al 27,3% del 2025, secondo Ian Redpath, direttore di ricerca della società di consulenza Omdia.
Un balzo che porta Nokia stabilmente al secondo posto del mercato, alle spalle di Ciena, che resta leader con il 50,1% di quota. A livello globale Nokia è ormai il secondo fornitore di reti ottiche dietro Huawei, con una quota che si aggira intorno al 20%, davanti a ZTE e Cisco, secondo i dati di Dell’Oro Group.
Da una cartiera finlandese ai server dell’intelligenza artificiale
Le metamorfosi industriali non sono una novità per Nokia. Fondata nel 1865 come cartiera sulle rive del fiume Nokianvirta, in Finlandia, l’azienda è passata attraverso la gomma e i cavi elettrici prima di diventare sinonimo di telefonia mobile. La sua capitalizzazione di mercato toccò un picco di oltre 250 miliardi di dollari durante la bolla delle dot-com nel 2000.
Nokia vendette la divisione telefonini a Microsoft nel 2014, mantenendo però la licenza del marchio per un produttore terzo, e si concentrò sulle infrastrutture per le reti mobili, fornendo agli operatori telefonici le apparecchiature installate sulle antenne e il software per gestire le reti.
Quella divisione, dedicata alle infrastrutture mobili, rappresenta ancora poco più della metà dei ricavi di Nokia, ma il suo fatturato è in calo da quando gli operatori hanno sostanzialmente completato le installazioni delle reti di quinta generazione.
L’accelerazione impressa da Justin Hotard
Lo scorso anno Nokia si è affidata a un nuovo amministratore delegato deciso ad accelerare sull’intelligenza artificiale: Justin Hotard, arrivato il 1° aprile 2025 dopo aver guidato la divisione data center e IA di Intel. Hotard ha portato in azienda diversi dirigenti con esperienza nella Silicon Valley per far crescere il business delle infrastrutture IA.
La spinta ha ricevuto un impulso decisivo in ottobre, quando Nvidia ha acquistato una quota del 2,9% di Nokia per un miliardo di dollari, pagando 6,01 dollari per azione, come parte di un accordo di collaborazione tra le due aziende su reti mobili di sesta generazione e switching per i data center.
Nel primo trimestre del 2026 la divisione che comprende le reti ottiche ha corso: le vendite nette comparabili sono salite del 4% a 4,5 miliardi di euro, l’utile operativo comparabile è cresciuto del 54% a 281 milioni di euro, e i ricavi dai clienti del settore IA e cloud sono aumentati del 49%, con un miliardo di euro di nuovi ordini raccolti in un solo trimestre.
Le sole reti ottiche sono cresciute del 20%. Di fronte a questi numeri Nokia ha quasi raddoppiato le previsioni di crescita per l’intero anno della divisione Network Infrastructure, portandole al 12-14%, mentre per il segmento che unisce reti ottiche e IP la stima è salita al 18-20%. Nokia prevede che, grazie alla domanda degli hyperscaler, le reti per i data center possano arrivare a pesare il 40% dei ricavi totali entro il 2028.
I rischi di cavalcare l’onda dell’intelligenza artificiale
Sfruttare la corsa dell’IA comporta però delle insidie. I concorrenti si contendono gli stessi componenti, alcuni dei quali scarseggiano: la Corea del Sud, per fare un esempio, ha appena varato un piano da 590 miliardi di dollari per dominare il mercato dei chip, competendo per le stesse forniture a cui attinge Nokia.
Ad aprile Hotard ha ammesso che l’azienda deve fare i conti con tempi di consegna lunghi per alcuni componenti, e sta valutando come garantirsi le forniture e contenere i costi in vista di rincari attesi sui semiconduttori. «I tempi di consegna lunghi sono un rischio. Se diventano imprevedibili, anche i ricavi lo diventano», ha detto Redpath di Omdia.
Nokia deve inoltre convivere con le stesse oscillazioni delle altre azioni legate all’intelligenza artificiale, mentre gli investitori restano nervosi per la spesa in continua crescita delle aziende del settore, per le prospettive di guadagno ancora poco chiare e per l’impatto che tassi di interesse più alti potrebbero avere su una costruzione di data center finanziata in gran parte a debito.
Sebbene il mercato valuti ormai Nokia come una società di intelligenza artificiale, l’azienda non ha ancora dimostrato di poter operare con i margini attesi da un titolo di quel tipo. «Il mercato adesso aspetta che gli utili raggiungano la narrazione», ha detto Amanda Lyons, responsabile della ricerca di Energy Group Capital.
Fonte: The Wall Street Journal


