Due stabilimenti ciascuno, quattro in tutto. Samsung Electronics e SK Hynix si preparano a costruire nella regione sud-occidentale della Corea del Sud una nuova concentrazione di impianti per la produzione di chip, nell’ambito di un piano presentato lunedì dal presidente Lee Jae Myung con il nome di “Tre Mega Progetti per il Grande Balzo in Avanti”. Il pacchetto complessivo vale 911 trilioni di won, pari a circa 590 miliardi di dollari, con il governo che affianca le due aziende nell’investimento.
Delle risorse totali, 800 trilioni di won serviranno a finanziare i quattro nuovi stabilimenti nel sud-ovest, mentre altri 81 trilioni andranno alla costruzione di un polo per il chip packaging nella regione centrale. Il packaging è la fase conclusiva della produzione di semiconduttori: il processo con cui i chip completati vengono racchiusi in involucri protettivi e collegati per l’utilizzo nei dispositivi elettronici.
Tre settori, un solo disegno strategico
L’iniziativa sui semiconduttori è solo uno dei tre pilastri del piano presidenziale, che comprende anche investimenti in data center per l’intelligenza artificiale e nella robotica. L’obiettivo è garantire alla Corea del Sud, nelle parole di Lee, una “capacità produttiva schiacciante” rispetto ai concorrenti internazionali in tre settori considerati decisivi per l’economia dei prossimi decenni.
Un terzo capitolo del piano prevede 30 trilioni di won distribuiti in quindici anni per lo sviluppo di chip di nuova generazione: memorie avanzate, processori per l’IA on-device, chip per server di intelligenza artificiale e semiconduttori destinati alla difesa.
Anche la scelta geografica ha importanza. Samsung e SK Hynix hanno storicamente concentrato i propri impianti nell’area metropolitana di Seoul. Il piano serve anche a ridistribuire la crescita economica verso aree meno sviluppate del paese, una delle priorità esplicite dell’agenda di Lee.
L’obiettivo: DRAM raddoppiata entro cinque anni
Il governo si è dato un traguardo preciso: raddoppiare la capacità produttiva nazionale di DRAM nel giro di cinque anni. La DRAM è la memoria di lavoro che i processori usano per gestire i dati in tempo reale ed è anche uno dei componenti più critici per i data center che alimentano i sistemi di intelligenza artificiale.
La domanda degli hyperscaler, cioè Google, Amazon, Microsoft, Meta e le altre grandi piattaforme cloud, ha fatto schizzare i prezzi delle memorie a livelli che pesano su tutti gli altri acquirenti. I quattro maggiori gruppi di intelligenza artificiale al mondo spenderanno nel biennio 2025-2026 più di mille miliardi di dollari in infrastrutture per data center. Le conseguenze si vedono già sui prezzi al dettaglio: di recente Apple ha alzato i listini di MacBook e iPad citando il costo diventato insostenibile di memoria e archiviazione.
Il peso dei due protagonisti
Samsung e SK Hynix insieme controllano quasi l’80% del mercato mondiale delle memorie ad alta larghezza di banda (HBM), i chip che rendono possibile il trasferimento rapido degli enormi volumi di dati richiesti dai sistemi di IA. La loro capitalizzazione di mercato combinata si aggira a più di 2.500 miliardi di dollari.
SK Hynix, in particolare, attraversa un momento di grande attenzione internazionale: la società si prepara a quotare i propri titoli al Nasdaq attraverso un’emissione di American Depositary Receipt prevista per il 10 luglio, con un’operazione da circa 29 miliardi di dollari che si annuncia tra le maggiori della storia dei mercati azionari statunitensi. Nella prima seduta della settimana, le azioni di Samsung hanno perso il 4,4%, quelle di SK Hynix il 2,9%.
Il rischio che il piano porta con sé
Nonostante tutto, il piano presenta dei rischi. Jing Jie Yu, analista di Morningstar, ha avvertito che un’espansione di questa scala potrebbe portare a un eccesso di offerta nel medio termine, se la domanda delle aziende di intelligenza artificiale non mantenesse i ritmi attuali.
La logistica della costruzione di impianti di produzione di chip complica ulteriormente il quadro: dall’avvio di un progetto al momento in cui i nuovi stabilimenti di chip entrano a regime passano almeno due o tre anni. Se la piena capacità venisse raggiunta proprio quando la domanda iniziasse a rallentare, il risultato potrebbe essere un’oscillazione del mercato in senso opposto.
Fonte: Financial Times


