Microsoft vuole pagare gli editori: nasce il marketplace dell’IA

by | 25 Set 2025 | IA

illustrazione: chatgpt
Tempo di lettura: 3 minuti

Un marketplace a due lati è una piattaforma digitale che mette in contatto due categorie distinte di utenti, entrambe indispensabili per far funzionare l’ecosistema.

È il caso di Uber, che connette autisti e passeggeri, o di Airbnb, che fa incontrare viaggiatori e proprietari di case. La sfida è attrarre abbastanza partecipanti da entrambe le parti, altrimenti il sistema non regge: senza autisti non ci sono corse, senza ospiti le case restano vuote.

Nel caso della news che ci apprestiamo a scrivere, la logica è la stessa ma applicata ai contenuti giornalistici e ai prodotti di intelligenza artificiale. L’idea è di Microsoft e si chiama PCM.

La proposta di Microsoft

La società di Redmond ha presentato al suo Partner Summit di Monaco il Publisher Content Marketplace (PCM), un progetto che punta a costruire il primo vero mercato digitale dedicato agli editori.

Inizialmente partirà in forma pilota con un numero ristretto di partner ma l’idea è di allargare progressivamente la platea e definire insieme modelli di remunerazione, strumenti e policy condivise. Copilot sarà il primo acquirente all’interno del sistema, per poi aprirsi anche ad altri prodotti di intelligenza artificiale.

Durante la presentazione una slide ha colpito gli invitati per la franchezza del messaggio, in contrasto con la prudenza di altre big tech: “Meritate di essere pagati in base alla qualità della vostra proprietà intellettuale”.

È un segnale politico oltre che industriale, che mostra come Microsoft voglia proporsi come alleato del mondo editoriale in un momento di grandi incertezze.

Come funziona il marketplace

Il modello pensato da Microsoft è simile a quello di un mercato regolato. Da un lato ci sono gli editori, che mettono a disposizione i loro contenuti. Dall’altro ci sono i prodotti di intelligenza artificiale, come Copilot, che hanno bisogno di quei contenuti per addestrarsi o per generare risposte agli utenti.

Il marketplace diventerebbe la piattaforma di intermediazione stabilendo le regole, i prezzi e le modalità d’uso. In pratica, un editore potrà “vendere” l’accesso ai suoi articoli non con un contratto una tantum ma in modo dinamico, su base d’uso. Ogni volta che un contenuto viene utilizzato da un assistente IA, scatterà un compenso per l’editore.

L’idea è di superare gli accordi bilaterali già visti negli ultimi anni, quelli cioè in cui una grande azienda tecnologica paga in anticipo una cifra fissa per avere accesso a un archivio, e sostituirli con un sistema aperto, trasparente e scalabile, in cui il valore della proprietà intellettuale viene riconosciuto in base al consumo reale.

Gli editori al centro della strategia

Non è la prima volta che Microsoft cerca di rafforzare i rapporti con l’industria dei contenuti.

Già nel 2024 aveva lanciato Copilot Daily, un servizio di sintesi audio su notizie e meteo realizzato in collaborazione con partner di primo piano come Reuters, Axel Springer, Hearst Magazines, USA Today Network e il Financial Times.

Il nuovo marketplace spinge però molto oltre questa logica: non si tratta più solo di utilizzare contenuti in un prodotto proprietario ma di creare un sistema aperto e scalabile che possa accogliere più attori, con regole trasparenti e un ritorno economico diretto per chi produce informazione.

In questo scenario Microsoft si differenzia da Google, che pur essendo il gigante della ricerca non ha mostrato alcun interesse a sviluppare un marketplace di IA per editori, e da Meta, che si limita a trattare accordi bilaterali.

Per il settore dei media, sempre più in difficoltà nel trovare modelli economici sostenibili, la proposta di Redmond rappresenta una possibile via d’uscita.

La sfida dell’era di OpenAI

La mossa arriva in un momento delicato per i rapporti con OpenAI, di cui Microsoft è il principale investitore.

Finora era stata la startup guidata da Sam Altman a guidare le trattative con gli editori, ma i risultati non sono stati sufficienti a fermare le azioni legali: tra le più clamorose quella intentata dal New York Times per violazione del copyright.

Con il PCM, Microsoft sembra voler prendere in mano la relazione con gli editori, proponendo un modello che superi gli accordi di licenza una tantum e costruisca invece un ecosistema strutturato e potenzialmente duraturo.

La partita non sarà semplice. Copilot, nonostante la forte integrazione nei prodotti Microsoft 365 e Azure, non ha ancora la stessa visibilità consumer di ChatGPT o di Google. Ma la forza di Redmond sta proprio nella capacità di partire dal mondo enterprise, dove dispone già di una base utenti enorme.

Un segnale a Google e al settore

Se il progetto dovesse decollare, potrebbe costringere Google a muoversi. E sarebbe la prima volta che l’industria dei media avrebbe a disposizione un vero marketplace a due lati per l’IA, in cui la qualità del contenuto non viene solo sfruttata ma anche riconosciuta economicamente.

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Gli editori mettono a disposizione i propri articoli, mentre gli assistenti digitali, come Copilot, diventano gli acquirenti. L’obiettivo è stabilire regole e prezzi che rendano sostenibile la produzione di informazione nell’era dell’IA.

Per gli editori potrebbe significare aprire una nuova stagione di collaborazione con le big tech, non più solo nel segno della dipendenza dagli algoritmi ma in una logica di scambio che restituisca valore all’informazione.

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