Chegg fa causa a Google: “AI Overviews distrugge l’editoria”

by | 25 Feb 2025 | IA, Legal

Tempo di lettura: 3 minuti

Lo avevamo predetto oltre un anno fa e, ahinoi, si sta puntualmente verificando.

I motori di ricerca assistiti dall’intelligenza artificiale, o “motori di risposta” come vengono definiti oggi, stanno lentamente stritolando l’editoria. E la news che diamo oggi, sospettiamo non l’ultima al riguardo, ne è un esempio.

L’azienda di tecnologia educativa Chegg ha infatti intentato una causa contro Google, accusandola di erodere la domanda di contenuti originali attraverso le sue anteprime generate dall’intelligenza artificiale.

La società statunitense, nota per i suoi servizi di noleggio libri e tutoring online, sostiene che Google stia sfruttando il lavoro dei publisher senza offrire nulla in cambio, minando il modello economico alla base della produzione di contenuti digitali.

La minaccia di AI Overviews

La causa, depositata a Washington, punta il dito contro le cosiddette AI Overviews, le sintesi che Google fornisce direttamente nei risultati di ricerca, riducendo il traffico ai siti originali.

Secondo Chegg, questa strategia sta danneggiando non solo la sua attività ma l’intero ecosistema dell’informazione online. “Questo porterà infine a un ‘ecosistema informativo svuotato, di scarso valore e non degno di fiducia’”, ha dichiarato l’azienda.

Le conseguenze, per Chegg, sono già pesanti: la società ha registrato un drastico calo di utenti e abbonati, tanto da valutare la possibilità di una vendita o di un’operazione per diventare privata. Le sue azioni sono crollate a 1,57 dollari, con una perdita di oltre il 98% rispetto al picco del 2021.

La risposta di Google

Google ha risposto definendo le accuse prive di fondamento. Secondo il portavoce Jose Castaneda, l’introduzione delle anteprime AI ha migliorato l’esperienza utente: “Con le anteprime AI, la ricerca diventa più utile e viene utilizzata di più, creando nuove opportunità affinché i contenuti vengano scoperti. Ogni giorno, Google invia miliardi di clic ai siti web e le anteprime AI indirizzano traffico verso una maggiore diversità di siti”.

Ma per Chegg la realtà è diversa: Google monetizza le ricerche attraverso la pubblicità e, grazie alle anteprime generate dall’intelligenza artificiale, riesce a trattenere gli utenti sulla propria piattaforma senza farli cliccare sui link dei publisher.

In questo modo, secondo l’azienda californiana, viene compromesso il principio base dell’ecosistema digitale: i contenuti vengono prodotti in cambio del traffico generato dai motori di ricerca.

Perché i motori di risposta sono una minaccia per l’editoria

Il punto chiave della causa intentata da Chegg contro Google riguarda il passaggio dai motori di ricerca ai motori di risposta.

Con le AI Overviews, Google non si limita più a mostrare link verso fonti esterne ma fornisce direttamente una sintesi generata dall’intelligenza artificiale. Questo riduce drasticamente il numero di utenti che cliccano sui siti di origine, perché trovano già la risposta che cercano sulla pagina di Google.

Il problema per Chegg, così come per tutti gli editori digitali, è che questo meccanismo mina il modello economico basato sul traffico web: meno visite ai siti significa meno ricavi pubblicitari e meno incentivi a produrre contenuti originali.

In pratica, Google sta capitalizzando sul lavoro dei publisher senza reindirizzare gli utenti verso le fonti, creando un sistema dove i contenuti vengono estratti ma i creatori non vengono ricompensati.

È un tema che si estende ben oltre il caso Chegg. A far saltare il meccanismo delle ricerche online troviamo anche OpenAI con SearchGPT e Microsoft Bing, che grazie alla collaborazione con OpenAI offre risposte avanzate attraverso il suo Copilot.

Molti altri arriveranno presumibilmente allo stesso risultato in futuro.

Una causa che potrebbe fare scuola

Il caso sarà supervisionato dal giudice Amit Mehta, lo stesso che ha già dichiarato Google colpevole di detenere illegalmente un monopolio nella ricerca online in un’altra causa intentata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

La trasformazione in corso, determinata dalle intelligenze artificiali, sta ridefinendo il modello economico dell’informazione online: con meno traffico verso i siti, il sistema pubblicitario su cui si regge gran parte del web viene messo in discussione, lasciando editori e creatori di contenuti senza le stesse opportunità di monetizzazione e visibilità di un tempo.

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Se Chegg dovesse ottenere una vittoria in tribunale, si aprirebbe un nuovo fronte nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale applicata alla ricerca online, con possibili ripercussioni su tutto il settore dell’informazione digitale.

Noi, nel frattempo, con un pizzico di disillusione continueremo a non ospitare la pubblicità su TechTalking. Ci sembrava inutile un anno fa, ci sembra inutile a maggior ragione ora.

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