Microsoft prova a emanciparsi da OpenAI con la sanità di Harvard

by | 13 Ott 2025 | IA

Mustafa Suleyman, CEO di Microsoft AI.
Tempo di lettura: 3 minuti

L’intelligenza artificiale è il nuovo petrolio ma la sua estrazione oggi è dominata da un attore: OpenAI. Nonostante una partnership storica e miliardaria che ha ridefinito il mercato, Microsoft ha un obiettivo del quale abbiamo scritto più volte: l’indipendenza tecnologica. E in un audace tentativo di affrancarsi dalla dipendenza dal creatore di ChatGPT, l’azienda di Redmond ha identificato un campo di battaglia inatteso: il settore sanitario.

La mossa, apparentemente sorprendente, ha più di un senso. Chi controlla i dati e l’affidabilità delle risposte sui temi più sensibili, come ad esempio la salute, detiene la vera fiducia dei consumatori. Per questo, la notizia di una collaborazione con la Harvard Medical School e il suo braccio editoriale, Harvard Health Publishing, non è un semplice accorso di licenza, ma una dichiarazione d’intenti.

Un importante aggiornamento di Copilot, atteso già in questo mese, sarà il primo a incorporare le conoscenze di Harvard. L’obiettivo? Fornire risposte mediche e sanitarie che si allontanino dal territorio delle “allucinazioni” dei chatbot e si avvicinino, per autorevolezza, al consiglio di un medico.

L’ossessione per la credibilità

La posta in gioco nel settore Healthcare è altissima, soprattutto considerando il deficit di credibilità che affligge i chatbot generici.

La mossa di Microsoft è una risposta diretta ai fallimenti noti: uno studio del 2024 condotto dai ricercatori di Stanford ha rilevato che, su 382 domande mediche poste a ChatGPT, il chatbot ha dato una risposta “inappropriata” in circa il 20% dei casi.

È proprio su questa fragilità che Microsoft intende costruire la sua differenziazione. “È essenziale assicurarsi che le persone abbiano accesso a informazioni sanitarie credibili e affidabili, adattate al loro linguaggio, alla loro alfabetizzazione e a ogni sorta di esigenze”, ha spiegato al Wall Street Journal Dominic King, vicepresidente della salute presso Microsoft AI. “Parte di questo consiste nell’assicurarsi di reperire tale materiale dalle fonti giuste”.

La partnership con Harvard garantisce l’accesso a un corpus di informazioni fact-checked e autorevoli, elementi che mancano alla maggior parte dei Large Language Models addestrati su dati web indiscriminati.

L’intenzione strategica è duplice: da un lato, aiutare gli utenti a prendere decisioni informate su condizioni complesse come il diabete; dall’altro, costruire il brand di Copilot come assistente digitale autorevole e affidabile, un attributo che nessuna delle grandi tech company può ancora rivendicare pienamente in campo medico.

Questo posizionamento non è privo di sfide. L’interazione dei chatbot con le questioni di salute mentale, inclusa nella letteratura di Harvard Health Publishing, ha già attirato l’attenzione delle autorità e degli esperti, con casi di cronaca che hanno sollevato allarmi su crisi culminate in eventi tragici.

Microsoft, pur non chiarendo come gestirà specificamente il mental healthcare in questa fase, è chiaramente consapevole della delicata bilancia tra innovazione e responsabilità.

La corsa del consumer e il divario di penetrazione

L’urgenza di questa mossa è amplificata dai numeri sul fronte consumer. L’app per smartphone Copilot è stata scaricata 95 milioni di volte, un dato rilevante ma che impallidisce di fronte al miliardo di download superato da ChatGPT. Microsoft è in ritardo nell’adozione di massa e l’Healthcare pare essere la sua mossa per colmare il divario di penetrazione.

Sotto la guida di Mustafa Suleyman, l’amministratore delegato di Microsoft AI, l’azienda ha intensificato lo sforzo interno. Il laboratorio di IA è in piena espansione, con personale qualificato, inclusi professionisi sanitari e ingegneri strappati a rivali come Google DeepMind, quasi interamente concentrato sull’avanzamento di modelli proprietari.

L’obiettivo è chiaro: addestrare modelli in grado di sostenere i carichi di lavoro che oggi gravano sui sistemi di OpenAI. Già oggi, Microsoft sta diversificando le sue dipendenze, utilizzando modelli del rivale di OpenAI, Anthropic, per alimentare gli strumenti di IA all’interno dei suoi prodotti Microsoft 365.

L’intreccio tra indipendenza tecnologica e accordi finanziari

Questa corsa all’indipendenza tecnologica si svolge in parallelo a complessi accordi finanziari.

Nonostante l’urgenza di creare modelli proprietari, l’azienda ribadisce che OpenAI “continuerà a essere il nostro partner sui modelli di frontiera”. Lo stesso CEO Satya Nadella ha indicato che delegherà alcune mansioni per potersi concentrare sulle “scommesse più grandi” dell’azienda nell’IA, sottolineando la priorità assoluta di questo settore.

A conferma di questo intreccio strategico, a settembre è stato raggiunto un accordo provvisorio in base al quale Microsoft riceverebbe una partecipazione potenziale del 30% in una nuova entità for-profit che OpenAI sta cercando di creare. L’accordo, sebbene non ancora definitivo, evidenzia come la strategia di Microsoft sia a geometria variabile: da un lato, prepara la fuga tecnologica; dall’altro, consolida la propria posizione finanziaria e di governance sull’alleato.

L’ascesa di Microsoft nell’IA è stata finora alimentata soprattutto dal business-to-business (B2B), con la sua unità di cloud computing Azure che funge da spina dorsale per l’addestramento dell’IA di OpenAI stessa e di molti altri player. La mossa nel Healthcare rappresenta il tentativo più aggressivo e strategico di conquistare la fiducia del mercato consumer (B2C), non solo per il volume ma per la qualità e la responsabilità del servizio offerto.

In un settore dove l’errore non è un semplice bug, ma una potenziale crisi, Copilot cerca la sua indipendenza, armato del sapere di Harvard.

POTREBBE INTERESSARTI

Cina censura

Anche la Cina respinge lo stop all’IA: “È solo allarmismo”

Il portavoce di Pechino accusa Amodei, Altman e Musk di allarmismo sull’IA. Lo stesso giorno il ministro della sicurezza di stato cinese lancia un allarme quasi...
Donald Trump annuncerà domani World Liberty Financial

Trump respinge lo stop all’IA: “Chi vince, vince tutto”

Amodei, Altman e Musk chiedono più cautela sull’IA. Trump risponde dal golf in Irlanda: fermarsi significa regalare il vantaggio alla Cina.

Claude Anthropic Apple

I governi si affidano a Claude per automatizzare la sorveglianza

Dai dossier costruiti con i dati telefonici alla selezione degli obiettivi politici, il rapporto di Anthropic mostra come l’IA stia abbassando i costi della...
Dario Amodei Anthropic Claude

Amodei, Altman e Musk chiedono di rallentare la corsa all’IA

Anthropic chiede di frenare l’aumento delle capacità dei modelli. OpenAI aderisce ai controlli indipendenti e Musk appoggia Amodei. Ma nessuno promette ancora di...
openai ia pensano

OpenAI avverte: capire cosa ‘pensano’ le IA è sempre più difficile

OpenAI ammette che seguire il ragionamento delle IA diventerà sempre più complicato perché esplicitano sempre meno il proprio ragionamento. In gioco c’è...
rubygems

OpenAI: prima di Hugging Face c’è stato RubyGems

OpenAI conferma il coinvolgimento dei propri sistemi in un incidente avvenuto a maggio. Due mesi dopo, fino a 1.200 agenti avrebbero poi attaccato Hugging Face.

pentagono

Il Pentagono entra nella filiera dell’IA con Fluidstack

Il finanziamento a Fluidstack sarebbe il più grande mai concesso dall’Office of Strategic Capital e servirebbe a produrre negli USA componenti per i data...
IA umanità Coxon

Già, ma come potrebbe davvero l’IA ucciderci tutti?

La denuncia di Coxon nei giorni scorsi ha fatto scalpore, ma come potrebbe concretizzarsi realmente il suo scenario apocalittico? Risposta: attenzione alle...
Anthropic

Anthropic accusa: Russia e Cina hanno usato Claude per cyberattacchi e distillazione

Il rapporto descrive attacchi informatici gestiti in larga parte dall’IA. E accusa Alibaba, DeepSeek, Moonshot e Xiaomi di aver cercato di replicare le capacità...
OpenAI matematica

OpenAI dice di aver risolto un Problema del Millennio della matematica

OpenAI ha impiegato fino a 10.000 agenti IA coordinati dai suoi ricercatori per risolvere il problema di Navier-Stokes in 88 ore. E adesso?

Share This