Quando si parla di Meta le prime lampadine ad accendersi sono Facebook, Instagram, Whatsapp, poi tutto il resto. Anche essendo addentro al mondo della tecnologia, però, difficilmente s’accenderà quella di Workplace, una piattaforma di comunicazione aziendale progettata per facilitare la collaborazione e la comunicazione interna tra i team e le organizzazioni più ampie.
L’idea è offrire funzionalità simili a quelle di Facebook ma in un contesto esclusivamente professionale, pertanto includendo strumenti per condividere aggiornamenti, gestire compiti e organizzare videochiamate, mirando a migliorare la produttività e l’integrazione tra i dipendenti.
Lanciata per competere con piattaforme come Slack e Microsoft Teams, Workplace sta per essere chiuso da Meta. A dirlo è TechCrunch, che addirittura venuto in possesso dell’email che sta venendo mandata in queste ore ai clienti del servizio. Stando a quanto riportato, l’operatività proseguirà normalmente fino a settembre 2025, per poi passare a una modalità esclusivamente di lettura fino a maggio 2026, momento in cui il servizio sarà definitivamente dismesso. Meta suggerisce la migrazione a Workvivo, una piattaforma di comunicazione aziendale acquisita da Zoom nel 2023.
Non è ancora chiaro quanti dipendenti saranno impattati dalla chiusura del servizio ma la chiusura di Workplace rappresenta la conclusione di un percorso decennale, iniziato con l’ambizione di diversificare le entrate di Facebook, e che ha trovato ostacoli insormontabili nel competere con rivali del calibro di Slack e, successivamente, Teams di Microsoft.
La divisione ha già vissuto un periodo di incertezza strategica; quindi, la chiusura non rappresenta una sorpresa completa. Peraltro, è emerso che, a seguito della pandemia di Covid, Meta aveva ricevuto proposte da investitori esterni per scorporare la divisione e renderla una società indipendente con finanziamenti esterni.
Proposte che sono state rifiutate perché, spiega una fonte, Workplace era considerato da Zuckerberg come un “bene strategico”. Non tanto per il suo basso impatto diretto sulle vendite quanto per il suo valore simbolico di diversificazione dell’offerta aziendale, cruciale per presentare l’azienda sotto una luce differente agli occhi di regolatori e dei partner commerciali, diversa da quella di un social network divenuto troppo potente.
Evidentemente, però, le priorità aziendali stanno virando verso l’intelligenza artificiale, un cambiamento che potrebbe portare a ulteriori riorganizzazioni.


