Lo scorso febbraio avevamo scritto di Jack Sweeney, ventiduenne americano che aveva acquisito fama nel 2022 per aver creato dei bot di Twitter in grado di tracciare i jet privati di oligarchi russi e personalità di spicco.
Tra queste c’era anche Elon Musk, al quale era dedicato l’account ElonJet, Kim Kardashian e Taylor Swift. Oltre a Mark Zuckerberg.
Inutile dire che ciò costituiva una certa pericolosità per l’incolumità delle persone ‘attenzionate’ da Sweeney, che iniziavano a trovarsi semplici fan o agguerriti manifestanti (si pensi al patron di Tesla) ad attenderli agli aeroporti privati.
Non a caso gli avvocati della Swift, nello scrivere la loro lettera a Sweeney, avevano minacciato azioni legali per stalking, denunciando i “danni diretti e irreparabili, oltre a stress emotivo e fisico” causati alla cantante.
Per trarre un guadagno dalle sue intuizioni, Sweeney aveva poi fondato JetNet, una società che offre servizi di tracciamento di voli a pagamento.
Il blocco di Meta
L’attività di Sweeney ha messo in evidenza un aspetto peculiare delle dinamiche della sorveglianza sociale: i dati sui movimenti dei jet privati sono accessibili pubblicamente, poiché negli Stati Uniti le autorità mantengono un database dei proprietari di aerei privati e dei relativi numeri di registrazione presenti sulla coda (l’equivalente delle targhe delle macchine).
Utilizzando questi dati, Sweeney ha sviluppato un algoritmo che traccia la posizione dei velivoli sfruttando i dati di longitudine, latitudine e altitudine trasmessi dai transponder degli aerei.
Tutto perfettamente legale, quindi, ma a risolvere la questione ha pensato Meta, che ha bloccato suoi account su Threads e Instagram. Il colosso di Zuckerberg ha giustificato la sospensione spiegando che il tracciamento in tempo reale rappresenta un potenziale rischio per la sicurezza degli individui coinvolti.
Si tratta di una linea di condotta in continuità con quella adottata da Musk, che nel 2022 aveva definito simili account come minacce alla sicurezza personale. E che aveva inizialmente imposto un blocco totale, prima di consentire un ritardo di almeno 24 ore nella condivisione dei dati di volo.
La protesta di Sweeney
Dicevamo che dietro a molti degli account di tracciamento ora sospesi (ma non tutti, perché il fenomeno ha preso piede), c’è Sweeney, che ha continuato a monitorare i voli di Musk anche dopo il blocco su X.
E che ora, nel denunciare che Meta ha sospeso i suoi account su Threads e Instagram senza alcun preavviso, esprime perplessità sulla trasparenza delle piattaforme e sul trattamento preferenziale riservato alle celebrità.
Sweeney afferma che le piattaforme sembrano “prendere decisioni arbitrarie” e lamenta la mancanza di trasparenza nei criteri adottati per la rimozione dei contenuti, suggerendo che le celebrità beneficino di un trattamento speciale.
Meta ha però ribadito che la decisione è stata presa in linea con le raccomandazioni del suo Oversight Board, un organismo esterno che rivede le politiche di contenuto della società.
Il Board aveva consigliato a Meta di non consentire la condivisione di “informazioni private su residenze,” anche quando tali dati sono disponibili pubblicamente. La linea guida, pensata per proteggere la privacy degli individui, è stata quindi estesa anche al tracciamento dei voli.
Le polemiche
Il caso sta sollevando polemiche online, relative non solo alla privacy e alla sicurezza dei VIP, ma all’accesso e alla trasparenza delle informazioni. Le quali, pur essendo pubbliche, sono in grado di influenzare le attività e la percezione di figure di alto profilo. Anche perché c’è chi si è messo a calcolare l’impronta di CO2 delle celebrities e dei loro spostamenti…
Se da un lato le piattaforme social come Meta si allineano sempre più a una visione protettiva, limitando l’uso di tali dati per scopi pubblici, dall’altro si apre una questione etica: fino a che punto la libertà di informazione può essere compressa in nome della privacy dei potenti?
Anche perché poi, si veda il link qui sopra, le persone comuni possono essere tranquillamente essere riprese e i loro dati analizzati dalla stessa Meta, ad esempio coi suoi smart glasses.
Il blocco degli account di tracciamento su Meta riflette dunque l’ascesa di un nuovo modello di regolamentazione interna che potrebbe divenire la norma per proteggere alcuni individui dal monitoraggio continuo.
Tuttavia, il dibattito rimane acceso: il diritto alla privacy e alla sicurezza deve superare il diritto dei cittadini di accedere a informazioni che sono, per legge, pubblicamente disponibili?


