Meta non ha mai smesso di pensare al riconoscimento facciale. Cinque anni dopo aver chiuso il sistema per taggare le persone su Facebook, l’azienda di Zuckerberg pianifica di integrare la tecnologia nei suoi smart glasses Ray-Ban, potenzialmente già quest’anno.
Il progetto, nome in codice “Name Tag”, consentirebbe a chi indossa gli occhiali di identificare persone e ottenere informazioni su di loro tramite l’assistente di intelligenza artificiale.
Un memo interno dello scorso maggio, visionato dal New York Times, svela la strategia: “Effettueremo il lancio in un momento di forte turbolenza politica, quando le organizzazioni che normalmente ci contesterebbero saranno impegnate su altri fronti”.
In altre parole, Meta conta sul caos politico americano per minimizzare le critiche a una funzionalità che la stessa azienda riconosce comportare “rischi per la sicurezza e la privacy”.
Il successo che spinge Zuckerberg a osare di più
Gli smart glasses Ray-Ban Meta sono diventati un successo commerciale che nessuno si aspettava. EssilorLuxottica, partner nella produzione, ha dichiarato questa settimana di averne venduti oltre sette milioni di unità lo scorso anno.
È un risultato che cambia i calcoli strategici di Meta, ora sotto pressione competitiva da parte di aziende come OpenAI che hanno anticipato i loro dispositivi indossabili di IA. Ecco allora che per Zuckerberg il riconoscimento facciale è un modo per differenziare i suoi occhiali e rendere l’assistente IA più utile.
Non è la prima volta che ci prova: Meta aveva considerato la funzionalità già nella prima versione del 2021, ma aveva fatto marcia indietro per sfide tecniche e preoccupazioni etiche. Il ritorno sul tema dimostra quanto il riconoscimento facciale sia centrale nella visione di Zuckerberg, un’ossessione mai abbandonata nonostante gli apparenti passi indietro.
Come funzionerebbe e cosa viene dopo
Secondo le fonti coinvolte nei piani, Name Tag non sarebbe uno strumento universale di riconoscimento facciale. Ma ci manca poco.
Le opzioni in esame includono infatti il riconoscimento di persone connesse su una piattaforma Meta o l’identificazione di chi ha un account pubblico su siti come Instagram. Parliamo di social con rispettivamente 3,07 miliardi e 3 miliardi di utenti attivi mensili.
Gli smart glasses attuali richiedono un’attivazione esplicita per porre domande all’assistente IA o scattare foto. Una piccola luce LED bianca nell’angolo superiore delle montature segnala agli astanti che è in corso una registrazione.
Ma Meta sta lavorando su una seconda generazione, chiamata internamente “super sensing”, che farebbe funzionare telecamere e sensori in modo continuo per tenere un registro della giornata dell’utente, simile ai trascrittori IA per le videochiamate.
Per questi occhiali a registrazione permanente, Zuckerberg si è chiesto se mantenere il LED acceso o usare un segnale alternativo. Quanto evidente? È esattamente qui che emerge il dilemma: privilegiare la comodità o proteggere la privacy di chi ci sta intorno?
Meta, sette miliardi di sanzioni non sono bastati
La storia di Meta col riconoscimento facciale è costellata di violazioni e sanzioni. Negli ultimi anni l’azienda ha pagato due miliardi di dollari per risolvere cause in Illinois e Texas che l’accusavano di raccogliere dati facciali degli utenti senza permesso.
Nel 2019, sono stati pagati altri cinque miliardi alla Federal Trade Commission per violazioni della privacy, incluso il software di riconoscimento facciale.
Come parte di quell’accordo, Meta si era impegnata a rivedere ogni prodotto nuovo o modificato per potenziali rischi sulla privacy degli utenti. Ma nel gennaio 2025, l’azienda ha allentato proprio quel processo di revisione: i team dedicati alla privacy hanno ora meno influenza sui rilasci dei prodotti, e ci sono nuovi limiti sui tempi della valutazione del rischio.
In una riunione interna registrata e ottenuta dal New York Times, Andie Millan, direttrice della revisione del rischio nei Reality Labs, ha ammesso che i cambiamenti avrebbero “spinto i limiti” dell’accordo con la FTC. E ha aggiunto: “Mark vuole spingerlo un po’”.
È un cambio di priorità che arriva mentre l’amministrazione Trump si è allineata strettamente con le grandi aziende tecnologiche, creando una finestra di opportunità regolatoria per funzionalità che altrimenti sarebbero state bocciate.
Il confine tra accessibilità e sorveglianza
Meta giustifica lo sviluppo del riconoscimento facciale citando l’utilità per persone non vedenti e ipovedenti. L’azienda collabora infatti da anni con organizzazioni come Be My Eyes per sviluppare tecnologie di accessibilità basate sull’IA.
Mike Buckley, amministratore delegato di Be My Eyes, ha confermato di aver discusso per un anno con Meta di occhiali con riconoscimento facciale, definendoli “importanti e potenti” per chi ha problemi di vista. Il piano iniziale prevedeva un primo rilascio lo scorso anno durante una conferenza per non vedenti, mai concretizzatosi.
Ma il caso limite dell’accessibilità per gli ipovedenti non cancella i rischi sistemici. “La tecnologia di riconoscimento facciale nelle strade d’America rappresenta una minaccia particolarmente grave per l’anonimato pratico su cui tutti facciamo affidamento”, ha dichiarato Nathan Freed Wessler dell’American Civil Liberties Union. “Questa tecnologia è pronta per essere abusata”.
I legislatori democratici hanno recentemente chiesto all’Immigration and Customs Enforcement di interrompere l’uso del riconoscimento facciale nelle strade americane. E nel 2024, due studenti di Harvard hanno dimostrato quanto sia facile l’abuso: hanno usato Ray-Ban Meta per identificare estranei nella metropolitana di Boston, documentando tutto in un video diventato virale.
Il paradosso è proprio questo: una tecnologia potenzialmente utile per alcune persone diventa uno strumento di sorveglianza di massa se distribuita senza vincoli adeguati. E la strategia del “momento politico favorevole” suggerisce che Meta sia più interessata a evitare il dibattito pubblico che a trovare il giusto equilibrio.
Fonte: The New York Times


