Meno ricerche su Google? Ecco chi ci guadagna

da | 7 Lug 2025 | IA

Illustrazione: ChatGPT
Tempo di lettura: 3 minuti

Per vent’anni, la visibilità online è passata da una sola porta: Google. È stato lì lì che si sono combattute (e si combattono tutt’ora) le guerre della SEO, ottimizzando testi e parole chiave per scalare la classifica dei celebri “10 link blu”.

Ma adesso quella porta ora si sta chiudendo. E la causa non è un nuovo motore di ricerca ma, come abbiamo più volte scritto, i chatbot basati sull’intelligenza artificiale.

ChatGPT, Perplexity, Gemini: sono loro i nuovi protagonisti della ricerca sul web, e stanno cambiando radicalmente il modo in cui gli utenti, e quindi anche i brand, accedono alle informazioni.

Proprio per questo sta prevedibilmente nascendo un’industria parallela che si propone di fare, per l’IA, quello che la SEO ha fatto per Google: ottimizzare contenuti, linguaggio e architetture informative affinché siano leggibili, e quindi selezionabili, dai nuovi assistenti conversazionali.

Start-up come Athena, Profound e Scrunch AI stanno dunque costruendo gli strumenti che servono alle aziende per farsi trovare in un web sempre meno navigato da umani e sempre più esplorato da algoritmi.

Dal SEO di Google ai suggerimenti generativi

Il cambio di paradigma è profondo. Mentre Google cerca di aggiornare il proprio motore integrando funzioni IA come gli “AI Overviews”, che sintetizzano le risposte in cima ai risultati, le IA generative cambiano il concetto stesso di ricerca.

Le domande che riceve un chatbot sono spesso più complesse di quelle digitate in un box di ricerca, e le risposte attingono a molte fonti contemporaneamente: siti aziendali, recensioni, forum, contenuti generati dagli utenti.

Il cambiamento è epocale: quel che conta non è più salire nel ranking di una lista ma farsi scegliere da un algoritmo conversazionale per entrare nella risposta unica che l’utente leggerà.

Athena, fondata da Andrew Yan (ex Google Search), è una delle nuove aziende che stanno capitalizzando questa trasformazione. Il suo software analizza i modelli di IA per capire come parlano dei brand e suggerisce ai clienti come ottimizzare i propri contenuti per farsi trovare (o meglio, per farsi “capire”) dai chatbot.

Yan racconta che l’interesse è già enorme: oltre 100 aziende in tutto il mondo hanno adottato la sua soluzione, tra cui Paperless Post.

Un’altra protagonista è Profound, che ha raccolto oltre 20 milioni di dollari da investitori e che lavora con grandi aziende come la fintech Chime.

Il cofondatore James Cadwallader è convinto che stiamo entrando in una fase in cui «internet sarà senza clic», dove i consumatori interagiranno solo con interfacce come ChatGPT e dove i veri visitatori dei siti web saranno agenti automatici, non esseri umani.

Un nuovo mercato, ancora molto piccolo

Il mercato è appena nato ma promette bene. Saga Ventures, fondo di venture capital tra i primi a credere in Profound, stima che i competitor complessivi abbiano raccolto circa 21 milioni di dollari.

Una cifra minuscola se confrontata con l’industria della SEO classica, che nel 2023 ha raggiunto un valore stimato di 90 miliardi di dollari. Ma l’interesse cresce in fretta.

“Solo mostrare come stanno andando i brand è estremamente prezioso per chi si occupa di marketing, più di quanto pensassimo”, ha dichiarato Max Altman, cofondatore di Saga e fratello del CEO di OpenAI Sam Altman, al Wall Street Journal. “Stanno davvero navigando completamente alla cieca”.

Lo conferma anche Cyrus Shepard, storico consulente SEO: a inizio anno non si occupava quasi per nulla della visibilità nei motori generativi, ma ora queste attività rappresentano già tra il 10% e il 15% del suo tempo. E crede che entro fine anno potrebbero arrivare al 50%. “Tutti questi strumenti sono ancora in beta”, ammette, “ma il cambiamento è evidente”.

La visibilità nel web che verrà

L’effetto è visibile anche nei numeri. Clerk, azienda che sviluppa tecnologie per software developer, ha lavorato con Scrunch AI per monitorare il traffico proveniente dai chatbot. Risultato: tra gennaio e giugno ha visto un aumento del 9% nelle registrazioni alla piattaforma attribuibili a ricerche IA.

Scrunch ha già oltre 25 clienti e sta sviluppando nuove funzioni per aiutare le aziende a presentare contenuti e formati più adatti ai lettori artificiali. Il suo cofondatore Chris Andrew è netto: “Il tuo sito web non deve sparire. Ma il 90% del suo traffico umano lo farà”.

Sarà allora un web in cui a cliccare saranno i bot. A decidere cosa mostrarci, saranno i modelli linguistici. E a contendersi la scena, non più SEO specialist ma prompt engineer, IA optimizer e analisti dei flussi generativi.

Benvenuti nell’internet dove la visibilità si gioca con regole nuove.

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