Le voci su una profonda trasformazione di Safari, il browser sviluppato da Apple, hanno agitato i mercati e scosso gli equilibri di uno dei business più redditizi del digitale: quello della ricerca online.
Secondo quanto riportato da Reuters, Apple starebbe lavorando all’introduzione di nuove opzioni di ricerca basate sull’intelligenza artificiale, una mossa che rappresenterebbe un colpo durissimo per Google, oggi dominatore indiscusso di questo settore e da tempo motore di ricerca predefinito su Safari.
La notizia, trapelata nel contesto di un processo antitrust in corso negli Stati Uniti, ha avuto un effetto immediato sul valore di mercato di Alphabet, la holding che controlla Google, il cui titolo ha perso il 7,3% in una sola giornata, bruciando circa 150 miliardi di dollari.
Anche Apple, pur in misura minore, ha subito una flessione in borsa, chiudendo con un calo dell’1,1%.
Safari, Eddy Cue e il sorpasso dell’IA
A sollevare il velo sulle ambizioni di Apple è stato Eddy Cue, uno dei dirigenti storici della compagnia di Cupertino, chiamato a testimoniare nel processo antitrust che vede Google imputata per abuso di posizione dominante nella ricerca online.
Cue ha spiegato che, per la prima volta, il numero di ricerche effettuate su Safari è diminuito, a fronte di un aumento degli utenti che preferiscono rivolgersi direttamente a strumenti di IA.
Un dato che, se confermato, conferma l’inversione di tendenza epocale cui stiamo assistendo in questi mesi e della quale abbiamo più volte scritto.
L’indiscrezione arriva in un momento in cui l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando l’interazione con le informazioni digitali: chatbot, assistenti generativi e motori di ricerca potenziati dall’IA stanno progressivamente ridisegnando il modo in cui gli utenti cercano, filtrano e ricevono risposte.
Apple, che finora aveva mantenuto un profilo cauto su questo fronte, sembra ora pronta a scendere in campo con decisione.
Google si difende: “Le ricerche da dispositivi Apple sono in crescita”
Non si è fatta attendere la risposta di Google, che in una nota pubblicata sul proprio blog ha affermato (contrariamente alle dichiarazioni di Cue) di continuare a registrare una crescita del numero totale di ricerche, comprese quelle provenienti dai dispositivi Apple.
“Le persone stanno scoprendo che Google Search è utile per un numero crescente di interrogazioni – e lo utilizzano per cose nuove e in modi nuovi”, si legge nel comunicato, che attribuisce il boom a funzionalità come la ricerca vocale e visiva.
Ma la rassicurazione non è bastata a calmare gli investitori.
Il timore che Apple possa sottrarre a Google il ruolo di motore predefinito su Safari ha fatto tremare i mercati, soprattutto perché si tratta di una posizione per la quale Big G versa a Cupertino qualcosa come 20 miliardi di dollari all’anno.
Secondo gli analisti, quella cifra rappresenta circa il 36% di tutti i ricavi pubblicitari che Google ottiene grazie alle ricerche effettuate tramite Safari.
Il cuore del business di Google nel mirino dell’antitrust
Il processo in corso, promosso dal Dipartimento di Giustizia statunitense, mira proprio a ridimensionare il potere di Google nel settore della ricerca online.
Tra le possibili misure correttive suggerite figura il divieto per l’azienda di pagare altri soggetti per essere impostata come motore di ricerca predefinito. Una misura che colpirebbe direttamente l’accordo con Apple, già ora percepito come un’anomalia da molti osservatori del settore.
“Anche senza provvedimenti aggiuntivi, la perdita dell’esclusività su Safari potrebbe avere conseguenze molto gravi per Google”, ha commentato l’analista Gil Luria.
E se davvero Apple dovesse decidere di affidarsi in modo strutturale a una soluzione interna basata sull’IA, si aprirebbe una nuova stagione nella competizione per la ricerca: una stagione in cui Google potrebbe non essere più l’unico punto di riferimento.


