Gli insegnanti avvisano: l’IA compromette il pensiero critico degli studenti

by | 31 Mar 2025 | IA

Illustrazione: ChatGPT
Tempo di lettura: 2 minuti

In meno di un anno, il rapporto tra i giovani e l’intelligenza artificiale è cambiato radicalmente.

Nell’autunno del 2023 quasi la metà degli adolescenti americani aveva dichiarato di non aver mai utilizzato strumenti di AI o addirittura di non sapere cosa fossero.

Nel settembre 2024, il capovolgimento: il 70% dei ragazzi ha affermato di aver fatto uso di almeno una piattaforma generativa. E oltre la metà di loro ha affermato di averla utilizzata per svolgere i compiti scolastici.

A rischio il pensiero critico

Questa diffusione capillare sta facendo suonare più di un campanello d’allarme tra gli insegnanti. Secondo molte testimonianze, l’intelligenza artificiale sta diventando una scorciatoia mentale.

“La usano per esternalizzare il pensiero”, ha raccontato Gina Parnaby, docente presso la Marist School di Atlanta, “e in certi casi anche per barare senza mezzi termini”.

A preoccupare è il fatto che l’affidarsi a uno strumento esterno per generare risposte e testi possa atrofizzare la capacità di ragionamento autonomo.

“È come aspettarsi di correre un miglio dopo essersi allenati solo su brevi scatti da 40 yard”, ha spiegato con una metafora sportiva la stessa insegnante.

Le preoccupazioni non sono solo empiriche. Un recente studio congiunto della Carnegie Mellon University e di Microsoft ha mostrato come l’uso scorretto dei sistemi di intelligenza artificiale possa causare un deterioramento delle facoltà cognitive.

“L’IA può aumentare l’efficienza ma riduce il coinvolgimento critico”, si legge nel rapporto, che mette in guardia da una dipendenza a lungo termine e da una progressiva incapacità di risolvere problemi in autonomia.

I più giovani sono i più esposti

Secondo molti docenti, gli effetti di questa rivoluzione digitale si fanno sentire soprattutto tra gli studenti più giovani, che non hanno ancora maturato solide basi di conoscenza.

Per questi ragazzi, l’uso dell’AI non rappresenta un supporto ma un ostacolo alla crescita intellettuale.

La conseguenza, dicono gli insegnanti, è il rischio che perdano non solo la capacità di pensiero critico, ma anche la resistenza mentale necessaria per affrontare prove scolastiche impegnative.

Non tutti, però, vedono l’intelligenza artificiale come un avversario da combattere. Denise Pope, docente alla Stanford School of Education, invita a considerare l’altra faccia della medaglia.

“Per alcuni ragazzi può essere uno strumento fondamentale, soprattutto se a casa non hanno un genitore che li può aiutare o se l’inglese non è la loro prima lingua”, ha spiegato.

In questi casi, l’AI può ridurre le disuguaglianze e offrire un supporto personalizzato allo studio. Ma serve guidare gli studenti, ha aggiunto Pope, affinché imparino a usarla con senso critico e non come un pilota automatico.

E poi, come scrivevamo qualche giorno fa, le IA possono avere insospettabili valenze terapeutiche.

IA, il dibattito resta aperto

Gli insegnanti restano divisi su come affrontare il fenomeno.

C’è chi propone di riformulare i compiti, chiedendo ad esempio di analizzare e criticare testi prodotti dall’intelligenza artificiale. E c’è chi, come la docente americana citata, preferisce invece tenere l’AI fuori dall’aula.

“Per studenti che stanno imparando a scrivere e a pensare… non è ancora il momento di esternalizzare questo processo”, ha detto.

In ogni caso, il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nella scuola è solo all’inizio e, come ogni rivoluzione, ci vorrà tempo prima che venga metabolizzata.

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