Con l’avvento dell’intelligenza artificiale diversi professori si sono trovati di fronte a una nuova sfida, ovvero capire se i lavori presentati dai propri studenti sono originali o creati con l’IA come ChatGPT.
Per questo motivo alcuni ricercatori dell’Università di Reading hanno condotto un esperimento per verificare se l’intelligenza artificiale potesse essere utilizzata per imbrogliare agli esami e soprattutto se i professori siano in grado di individuarla.
Per far ciò hanno creato 30 account di studenti fasulli e hanno utilizzato ChatGPT-4 per rispondere alle domande degli esami, scoprendo che non solo queste risposte non venivano scovate dall’IA detector, ma la media dei voti di ChatGPT era superiore a quella degli studenti in carne e ossa.
I ricercatori hanno “iscritto” l’intelligenza artificiale a cinque diversi corsi di psicologia e partecipato a esami che spaziavano da domande a risposta breve a saggi di 1.500 parole.
Quello che hanno notato è che il momento l’intelligenza artificiale può facilmente rispondere alle domande più semplici. Oltretutto anche quando si usavano direttamente le risposte generate da ChatGPT, gli esaminatori umani raramente notavano qualcosa di sospetto. Anzi, alcune risposte dell’intelligenza artificiale sono state valutate come troppo buone!
Tuttavia, ChatGPT ha avuto difficoltà con esami più avanzati che richiedevano un pensiero critico e capacità di analisi. Nel corso di psicologia dell’ultimo anno, per esempio, gli studenti hanno ottenuto valutazioni migliori in tutti quegli esami nei quali bisognava approfondire gli argomenti o utilizzare capacità di ragionamento più complesse.
I ricercatori sono giunti quindi alla conclusione che l’intelligenza artificiale diventerà un problema più grande a mano a mano che la tecnologia continuerà a migliorare. Soprattutto perché al momento non esistono metodi affidabili per rilevare il testo generato artificialmente.
Le università dovranno quindi trovare un modo per integrare l’intelligenza artificiale nell’istruzione in futuro in modo da renderla uno strumento formidabile di conoscenza, non una banale scorciatoia per non studiare.


