Nel mondo dell’intelligenza artificiale, dove le aziende si combattono a colpi di silicio, Samsung ha appena incassato un colpo durissimo.
I risultati del secondo trimestre 2025 raccontano infatti di un’azienda in affanno, che fatica a tenere il passo della concorrenza e si trova stritolata tra gli effetti delle restrizioni commerciali imposte dagli Stati Uniti e l’aggressività tecnologica dei suoi rivali.
Il profitto operativo è crollato del 56% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, fermandosi a 3,35 miliardi di euro: il livello più basso dal 2023. Anche il fatturato, inchiodato a circa 53,7 miliardi di euro, ha deluso le aspettative, confermando che la crisi è tutt’altro che passeggera.
Sotto accusa c’è un inventario carico di chip IA invenduti e svalutati, ma soprattutto ci sono le conseguenze delle misure introdotte dall’amministrazione Trump, che ha colpito duramente l’export tecnologico verso la Cina.
Un nodo strategico per Samsung, che contava proprio sulla domanda cinese per tenere in vita (e possibilmente rilanciare) la sua divisione foundry, ovvero la produzione conto terzi di semiconduttori.
“È probabile che questo sia il punto di minimo”, ha commentato un analista di mercato interpellato da Bloomberg. Ma se è davvero il fondo, la risalita sarà comunque tutta in salita.
Borsa nervosa Seul, e Samsung annuncia un buyback
Il segnale che qualcosa non va è arrivato forte e chiaro anche a Seul, dove martedì le azioni del colosso sudcoreano hanno oscillato per ore tra guadagni e perdite, nel tentativo del mercato di digerire l’impatto dei numeri.
A poco è servito l’annuncio di un piano di buyback azionario da 2,7 miliardi di euro. Si tratta di un’operazione con cui un’azienda riacquista le proprie azioni sul mercato, riducendo il numero di titoli in circolazione. L’obiettivo è aumentare il valore delle azioni residue e a segnalare fiducia nella solidità della società.
In questo caso, però, la percezione è che la mossa serva più a tamponare che a rilanciare.
Il cuore del problema è che Samsung, nonostante il suo ruolo storico nel settore, sta perdendo terreno proprio nel segmento che oggi traina tutta l’industria: la memoria ad alta banda, ovvero i chip HBM che vengono utilizzati nei sistemi IA più avanzati, come quelli alimentati dagli acceleratori Nvidia.
La sua concorrente nazionale, SK Hynix, ha preso il largo diventando il fornitore di riferimento per Nvidia e guadagnando margini decisivi in un mercato sempre più competitivo. Anche la statunitense Micron ha accelerato, ritagliandosi un ruolo da protagonista.
Samsung al 27%: storia di una leadership smarrita
Secondo una stima pubblicata a fine giugno dagli analisti di Bernstein, nel 2025 il mercato globale delle memorie HBM è dominato da SK Hynix con il 57% di quota, seguita da Samsung con il 27% e da Micron al 16%.
È un dato che fotografa bene lo spostamento degli equilibri e il declassamento di Samsung a “seconda scelta” in un settore che avrebbe dovuto dominare.
A pesare è stato anche il mancato ottenimento della certificazione iniziale da parte di Nvidia per i chip HBM3E: una bocciatura pesante, che ha regalato tempo e margine ai concorrenti. E sebbene AMD abbia ordinato chip da Samsung, ciò non ha potuto compensare la battuta d’arresto.
A peggiorare le cose c’è il fatto che le restrizioni statunitensi sull’export verso la Cina non hanno solo ridotto la domanda, ma hanno anche inciso sui margini e sull’organizzazione della supply chain.
Samsung si è così trovata a dover gestire scorte in eccesso, tassi di utilizzo degli impianti in calo, e una redditività che continua a erodersi trimestre dopo trimestre.
HBM4 come ultima scommessa
Samsung ha promesso di non ripetere gli errori con la prossima generazione di chip HBM4, che saranno utilizzati nell’architettura Rubin di Nvidia.
L’azienda ha già avviato le spedizioni di campioni potenziati ai principali clienti e ha annunciato l’avvio della produzione di massa per la seconda metà dell’anno. Ma nel frattempo SK Hynix ha già cominciato a distribuire i primi esemplari commerciali e Micron ha seguito a ruota.
In questo scenario, ogni mese perso può trasformarsi in un vantaggio competitivo per i rivali.
L’obiettivo dichiarato è ripartire con una “tabula rasa”, come ha fatto intuire l’aggiustamento straordinario dell’inventario nel secondo trimestre.
Ma per riconquistare la leadership, Samsung dovrà fare molto di più che ripulire i magazzini: dovrà dimostrare di saper correre, innovare e soprattutto liberarsi dal peso delle catene geopolitiche che, oggi più che mai, decidono chi vince e chi perde nella partita globale dei chip.


