Helsing vale 18 miliardi: i droni di Daniel Ek sono il nuovo oro europeo

by | 12 Mag 2026 | Business

Il miliardario tech Daniel Ek. | Foto: Lukasz Kobus/European Commission
Riassunto IA
  • Helsing raccoglie 1,2 miliardi di dollari a una valutazione di 18 miliardi, quasi il 30% in più rispetto al round di circa un anno fa guidato da Daniel Ek di Spotify.
  • Il drone HX-2 è già approvato per l’uso in prima linea in Ucraina; la Bundeswehr ha firmato un contratto fino a 1,46 miliardi di euro per la sua fornitura.
  • Il settore attrae capitali privati record, ma cresce il dibattito tra chi vede una bolla speculativa e chi considera la difesa tech una svolta strutturale per l’Europa.
Tempo di lettura: 3 minuti

In meno di un anno, Helsing è passata da una valutazione di 12 miliardi di euro a una di 18 miliardi di dollari. È il termometro della trasformazione nel modo in cui l’Europa concepisce la propria difesa.

Il gruppo tedesco con sede a Monaco sta infatti raccogliendo 1,2 miliardi di dollari in un round guidato dalla società di investimento americana Dragoneer Investment Group, con Lightspeed Venture Partners come co-investitore. Il round è stato sottoscritto più volte rispetto all’offerta disponibile, un segnale che la domanda degli investitori supera di gran lunga l’accesso al capitale.

A finanziare Helsing c’è, tra gli altri, Daniel Ek, il fondatore di Spotify, attraverso il suo veicolo d’investimento Prima Materia. Ek aveva già guidato il round precedente da 600 milioni di euro. La sua presenza rappresenta l’ingresso strutturale del capitale tech europeo nell’industria della difesa, un settore che fino a pochi anni fa restava territorio quasi esclusivo degli Stati e dei grandi gruppi industriali tradizionali.

La quota di proprietà europea rimane vicina all’80 per cento, nonostante il round sia guidato da società americane. Un dettaglio che Helsing tiene a sottolineare, in un momento in cui la sovranità tecnologica europea è diventata un tema politico oltre che industriale.

Helsing: dall’analisi ai droni

Fondata nel 2021, Helsing ha iniziato la sua attività sviluppando software di IA per analizzare i dati del campo di battaglia e supportare il processo decisionale militare in tempo reale. Nel tempo ha ampliato il perimetro fino all’hardware: oggi produce droni e mezzi subacquei autonomi. Sta inoltre lavorando su un aeromobile senza pilota pensato per affiancare i jet da combattimento con equipaggio.

Il percorso non è stato privo di difficoltà. Il primo drone kamikaze, l’HF-1, sviluppato in collaborazione con un partner ucraino, aveva suscitato critiche per le prestazioni e i costi. Il modello successivo, l’HX-2, ha ottenuto l’approvazione per l’uso in prima linea da parte dell’esercito ucraino e, secondo quanto dichiarato dall’azienda, ha già colpito obiettivi russi. Oleksandr Kamyshin, consigliere del presidente Zelenskyy per le industrie strategiche, ha recentemente elogiato pubblicamente il lavoro di Helsing in Ucraina.

La validazione sul campo ha aperto le porte istituzionali. La Bundeswehr ha selezionato Helsing per la fornitura di droni HX-2 in un contratto dal valore iniziale di 269 milioni di euro, con un’opzione che potrebbe portare il totale fino a 1,46 miliardi. È il tipo di contratto che trasforma una start-up in un fornitore sistemico della difesa nazionale.

Il denaro segue la guerra

L’accelerazione di Helsing non si spiega senza il contesto geopolitico che l’ha resa possibile. L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha risvegliato l’Europa su un ritardo accumulato per decenni: troppa dipendenza dalla protezione americana, troppo poco investimento in capacità autonome. I governi europei hanno risposto aumentando i budget militari; il capitale privato ha seguito, cercando le aziende in grado di tradurre quell’aumento di spesa in tecnologie operative.

I droni, in particolare, hanno ridisegnato la logica del campo di battaglia. Non sono più armamenti di supporto: sono diventati strumenti offensivi primari, economici da produrre in serie e difficili da intercettare. Chi controlla i sistemi autonomi, e soprattutto l’IA che li guida, controlla una parte crescente dell’equilibrio militare.

In Europa i concorrenti di Helsing includono Quantum Systems, Tekever e Stark, quest’ultima sostenuta da Peter Thiel. Sul fronte americano, il riferimento è Anduril Industries di Palmer Luckey, attualmente in trattativa per un round che la valutarebbe oltre 60 miliardi di dollari.

Bolla o svolta strutturale?

Non tutti guardano a questa corsa con lo stesso ottimismo. Armin Papperger, CEO di Rheinmetall, uno dei principali gruppi europei della difesa tradizionale, ha usato la parola “bolla” per descrivere l’attuale ondata di investimenti nelle start-up del settore.

L’avvertimento non è privo di senso: i mercati della difesa hanno cicli lunghi, i contratti pubblici sono complessi e la distanza tra una dimostrazione tecnologica e un sistema certificato per l’uso operativo può essere enorme.

La posizione opposta è altrettanto diffusa tra gli investitori: i governi europei hanno per troppo tempo privilegiato la tecnologia “legacy” (carri armati convenzionali, jet da combattimento tradizionali) a scapito dei sistemi autonomi e delle piattaforme digitali. Helsing, in questa lettura, non è una scommessa ma una risposta a un ritardo reale.

Chi abbia ragione, lo dirà il tempo. Quello che il round da 1,2 miliardi dice con chiarezza, però, è che il mercato ha già scelto da che parte stare.

Fonte: Financial Times

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