Hacker, telecamere e IA: il secondo fronte del conflitto con l’Iran

by | 13 Mar 2026 | Tecnologia

Foto: Oleg Yunakov / Wikimedia Commons
Riassunto IA
  • Gruppi hacker allineati all’Iran hanno attaccato infrastrutture americane, tra cui la società di tecnologia medicale Stryker, in risposta ai raid militari statunitensi e israeliani su Teheran.
  • Israele ha usato l’accesso alle telecamere di sorveglianza di Teheran, in partnership con la CIA, e sistemi di IA per coordinare operazioni letali, inclusa l’eliminazione di Khamenei.
  • Il conflitto segna una soglia: cyberguerra, sorveglianza urbana e IA militare non sono più strumenti complementari ai raid aerei, ma parte integrante delle operazioni stesse.
Tempo di lettura: 3 minuti

Mercoledì scorso, Stryker, uno dei principali produttori americani di tecnologia medicale, ha subito un’interruzione della propria rete globale. L’attacco, secondo il Wall Street Journal, sarebbe riconducibile a hacker allineati all’Iran. L’azienda ha confermato il disservizio, specificando di non aver rilevato malware e di ritenere l’incidente ormai contenuto.

Lo stesso gruppo ha rivendicato anche una violazione di Verifone, società americana attiva nei sistemi di pagamento: l’azienda ha smentito, dichiarando di non aver trovato prove di una breccia. Che le rivendicazioni siano parzialmente verificabili o meno, il segnale è chiaro: mentre i raid aerei colpiscono Teheran, il conflitto si combatte anche su un secondo fronte, meno visibile ma non meno reale.

Questo fronte non è nuovo. L’Iran ha una lunga storia di operazioni digitali offensive contro Stati Uniti e Israele. Ciò che è cambiato, nell’escalation delle ultime settimane, è la natura speculare del conflitto.

Entrambe le parti usano ormai strumenti analoghi, con gradi di sofisticazione diversi e obiettivi differenti, ma con una logica comune. La cyberguerra non è più un complemento alla guerra tradizionale. È una dimensione autonoma del conflitto.

L’Iran e la guerra per procura digitale

Teheran non può rispondere simmetricamente sul piano militare convenzionale agli attacchi di Stati Uniti e Israele.

Lo rileva anche il Center for Strategic & International Studies: il regime ha storicamente costruito la propria capacità di risposta su operazioni digitali e su una rete di attori per procura, ovvero gruppi semi-autonomi, formalmente non riconducibili allo Stato, ma operativamente allineati con esso.

Tra questi, Hydro Kitten, che agisce per conto del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), ha indicato piani per colpire il settore finanziario americano, secondo CrowdStrike. Dal 28 febbraio, data dei primi raid aerei, l’attività di questi gruppi è aumentata in modo evidente.

I ricercatori di Unit 42, la divisione di sicurezza informatica di Palo Alto Networks, hanno documentato decine di gruppi hacktivisti pro-Iran che dichiarano di aver colpito infrastrutture critiche in Medio Oriente, negli Stati Uniti e in Asia: sistemi di pagamento israeliani, siti governativi kuwaitiani, servizi online degli aeroporti.

Il 2 marzo, gli hacker politici pro-russi di NoName057(16) hanno collaborato con attivisti digitali iraniani per colpire organizzazioni militari e municipali israeliane, tra cui il contractor della difesa Elbit Systems.

Va detto che molte di queste rivendicazioni non sono verificabili in modo indipendente. L’Iran è sotto un blackout quasi totale di Internet dall’inizio del conflitto, il che limita drasticamente il flusso di informazioni in uscita dal paese.

Questo non significa che gli attacchi non ci siano stati. Significa che il confine tra operazione reale e propaganda digitale è, in questo momento, strutturalmente sfumato.

Israele, le telecamere di Teheran e l’IA come strumento d’intelligence

Il fronte offensivo israeliano racconta una storia diversa, e per certi versi più inquietante. Secondo il Financial Times, l’esercito israeliano aveva accesso a quasi tutte le telecamere di sorveglianza del traffico di Teheran.

Quelle stesse telecamere (infrastruttura civile, non militare), sarebbero state usate, in partnership con la CIA, per coordinare il raid aereo che ha eliminato l’Ayatollah Ali Khamenei. Non è un dettaglio secondario: è la prova che la sorveglianza urbana digitale è diventata uno strumento operativo diretto nelle mani di chi conduce operazioni letali.

A questo si aggiunge l’uso dell’IA. “Israele ha utilizzato, o molto probabilmente ha utilizzato, tecniche di elaborazione dati molto all’avanguardia che, dal punto di vista di un comune cittadino, chiamereste intelligenza artificiale”, ha dichiarato Omer Benjakob, giornalista di cybersicurezza per Haaretz, in un’intervista a NPR. Benjakob ha aggiunto che Israele è probabilmente più avanti degli stessi Stati Uniti nello sviluppo di sistemi di IA per uso militare.

Nel frattempo, Israele ha violato una popolare app iraniana di preghiera per inviare notifiche a milioni di telefoni, esortando il personale militare a disertare. I media statali iraniani hanno riferito che alcuni siti di informazione, tra cui l’agenzia IRNA, sono stati dirottati per pubblicare articoli che screditavano il regime.

Gli Stati Uniti e il Cyber Command come prima linea

Il ruolo americano è meno documentato ma tutt’altro che marginale. Il generale Dan Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff, ha dichiarato che il Cyber Command e lo Space Command erano tra le “prime unità a muoversi” nel raid iniziale contro l’Iran.

Non è una novità assoluta: già nel febbraio 2024, il chief technology officer del Comando Centrale aveva confermato pubblicamente, per la prima volta, che l’esercito americano stava usando l’IA a supporto delle operazioni di targeting. Aveva detto a Bloomberg che il sistema era stato impiegato per identificare obiettivi in Siria e Iraq, nonché lanciarazzi in Yemen e imbarcazioni nel Mar Rosso.

Il Citizen Lab, laboratorio di ricerca digitale dell’Università di Toronto, ha documentato a ottobre come Israele sia probabilmente collegato a una campagna di disinformazione assistita dall’IA per fomentare disordini interni in Iran.

Operazioni psicologiche automatizzate, targeting algoritmico, sorveglianza urbana convertita in intelligence operativa: il conflitto con l’Iran ha reso visibile, in modo brutalmente concreto, dove si colloca oggi il confine tra guerra digitale e guerra fisica. E la risposta è che non esiste più.

Fonte: Axios

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