Il fungo che guida un robot è la nuova frontiera della bio-robotica

da | 20 Lug 2025 | Tecnologia

Tempo di lettura: 2 minuti

Un fungo che comanda un robot. Non è l’incipit di un racconto di fantascienza ma il risultato di un esperimento condotto da un’équipe congiunta della Cornell University e dell’Università di Firenze.

A riportarlo è l’Independent, secondo cui i ricercatori hanno creato una macchina bioibrida in grado di camminare, esplorare l’ambiente e rispondere agli stimoli esterni grazie ai segnali elettrici emessi da un Pleurotus eryngii, da noi conosciuto come il cardoncello. Un fungo commestibile che, per la prima volta, diventa il cuore pulsante di un sistema robotico.

Robot viventi, grazie al fungo

“Se vogliamo costruire i robot del futuro, capaci di affrontare ambienti imprevedibili, dobbiamo ripensare completamente i loro sensori e il modo in cui interagiscono con l’esterno”, spiega Anand Mishra, ricercatore del laboratorio di robotica organica della Cornell.

I funghi, in questo senso, sono candidati ideali: reagiscono al tatto, alla luce, al calore e persino a stimoli non ancora pienamente compresi. È proprio questa reattività biologica che i ricercatori hanno cercato di sfruttare, inserendo il micelio (ossia la parte filamentosa e sotterranea del fungo) nei circuiti elettronici di un robot dotato di gambe o ruote.

Il risultato è sorprendente: quando il fungo riceve uno stimolo, come un fascio di luce ultravioletta o una variazione di temperatura, produce impulsi elettrici che vengono interpretati dal sistema robotico per generare movimento.

In un video diffuso dal team, che potete vedere qui sopra, si vede uno si questi robot muoversi lentamente ma in modo reattivo, rispondendo ai cambiamenti ambientali con azioni concrete.

La natura come sensore intelligente

“Abbiamo fatto crescere il micelio dentro i circuiti della macchina”, racconta Rob Shepherd, professore di ingegneria meccanica e aerospaziale a Cornell. “Così il robot può sentire e reagire all’ambiente”.

Ma l’obiettivo non è creare semplici automi biologici: la sfida è sviluppare sistemi capaci di monitorare la chimica del suolo, rilevare segnali biologici e prendere decisioni in tempo reale.

Un esempio? Un robot-fungo potrebbe identificare una carenza di nutrienti in un campo coltivato e segnalare l’aggiunta di fertilizzanti, contribuendo a mitigare problemi ambientali come la proliferazione di alghe tossiche.

Un settore in fermento (letteralmente)

La bio-robotica non è nuova all’idea di combinare organismi viventi e componenti artificiali.

In passato, ci sono stati cervelli di vermi installati in robot Lego, capaci di replicarne i comportamenti. O ancora, macchine costruite con tessuti muscolari viventi in grado di adattarsi agli stimoli esterni, come nel caso di un recente esperimento condotto al MIT.

Ma l’introduzione dei funghi potrebbe aprire una strada completamente nuova. Perché parliamo di organismi resilienti, adattabili e in grado di sopravvivere in ambienti estremi.

Lo studio, pubblicato su Science Robotics con il titolo Sensorimotor control of robots mediated by electro-physiological measurements of fungal mycelia, segna una tappa importante.

Se i robot sono destinati a convivere con noi, nelle città e nei campi, nei laboratori e nelle fabbriche, forse sarà la natura, e non il silicio, a fornire l’interfaccia più versatile e sorprendente.

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