I tatuaggi? Ora ci pensa il braccio robotico di Blackdot

by | 3 Lug 2025 | Tecnologia, IA

Il braccio robotizzato di Blackdot all'opera. | Foto: Wall Street Journal
Tempo di lettura: 2 minuti

Il dispositivo ideato da Blackdot, chiamato Aero (acronimo di Artist Enabled Robotic Operator), lavora in sinergia con un operatore umano.

È quest’ultimo ad avviare la procedura, sorvegliare il posizionamento del cliente e supervisionare il processo. Il braccio meccanico esegue poi il disegno trasformandolo in migliaia di micropunture a profondità controllata.

Dietro questa coreografia digitale si cela un sistema di visione artificiale in grado di leggere la pelle e adattarsi a curve, spessori e texture.

Il braccio (del robot) è equipaggiato con sensori che misurano altezza ed elasticità dell’epidermide, mentre un microscopio integrato consente all’operatore di verificare con precisione i punti di riferimento stabiliti dall’algoritmo. L’intero disegno viene poi convertito in una matrice di puntini sottili quanto un capello, garantendo una precisione difficilmente replicabile a mano.

Blackdot, azienda nata dall’intuizione di Joel Pennington, promette inoltre una riduzione significativa del dolore. Il segreto sta nella profondità dell’ago, che penetra meno rispetto a quelli tradizionali, evitando le terminazioni nervose più profonde.

Chi si è sottoposto al trattamento lo descrive come “quasi indolore” e, soprattutto, estraneo all’ambiente caotico di molti studi: niente musica sparata, niente folla, solo silenzio e tecnologia.

Lo spettro del futuro

Come prevedibile, l’arrivo dell’IA nel mondo del tatuaggio ha spaccato la community. Tra chi intravede un’opportunità creativa e chi teme l’inizio della fine per l’arte umana, il dibattito si infiamma.

Alcuni artisti hanno accettato di testare la macchina su se stessi, dividendo un disegno in due metà (una realizzata a mano, l’altra dal robot), per capirne le reali potenzialità.

Il verdetto? “Ha dei limiti enormi. Non ci sostituirà a breve,” ha commentato uno di loro. Altri, invece, vedono nel dispositivo di Blackdot un alleato, uno strumento utile per liberarsi dai compiti più ripetitivi come le scritte o i disegni geometrici.

C’è poi un tema più profondo: il valore del rapporto umano. I tatuatori esperti sanno leggere le intenzioni dei clienti, consigliare, modificare, dissuadere, e spesso il risultato finale è il frutto di un dialogo.

“È importante avere una relazione con chi ti tatua. Ti aiuta a capire davvero cosa vuoi sulla pelle,” ha dichiarato al Wall Strett Journal un cliente scettico all’idea di affidarsi a un robot.

Blackdot, tra sostenitori e detrattori

Eppure, anche tra i professionisti più esperti non manca chi è pronto ad abbracciare la proposta innovativa di Blackdot.

“La paura è nella natura umana,” dice un artista turco che ha scelto di farsi tatuare dalla macchina per curiosità. “Ma non possiamo combattere il progresso”.

Keith “Bang Bang” McCurdy, fondatore dello studio newyorkese che ospita Aero, ha una visione pragmaticamente neutrale: “Ci sono tante cose che un tatuatore può fare e la macchina no. Ma anche alcune che solo la macchina riesce a fare, e l’uomo no. In fondo, è solo una macchina per tatuaggi che non si tiene in mano.”

Blackdot, che ha raccolto circa 7 milioni di dollari grazie a una combinazione di investitori strategici, angel investor, crowdfunding e venture capital, intanto, punta a diffondere Aero in altri studi interessati a precisione e pulizia estetica.

Per molti tatuatori, lettering e disegni tecnici sono routine noiosa: qui, un braccio robotico può davvero fare la differenza. Non per sostituire l’uomo ma per permettergli, paradossalmente, di essere più creativo.

Il che, a ben guardare, è lo stesso mantra che accompagna l’intelligenza artificiale da qualche anno a questa parte.

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