Elton John e Dua Lipa guidano la rivolta contro l’IA: “Così si svende il copyright”

by | 11 Mag 2025 | Legal

La cantante Dua Lipa.
Tempo di lettura: 2 minuti

Un fronte compatto di oltre 400 personalità del mondo della cultura britannica, tra cui spiccano Paul McCartney, Elton John, Dua Lipa, Kate Bush, Ian McKellen e Simon Rattle, ha lanciato un appello al primo ministro Keir Starmer affinché il Regno Unito non si pieghi alle pressioni delle big tech internazionali.

Al centro della polemica c’è il Data Bill, una proposta di legge che aprirebbe alla possibilità per le aziende di intelligenza artificiale di utilizzare opere protette da copyright per addestrare i propri modelli, senza dover ottenere alcun consenso preventivo.

“Anni di furti di copyright”: la denuncia dei creativi

Nella lettera aperta pubblicata sabato, gli artisti non usano mezzi termini: «Rischiamo anni di furti di copyright» si legge nel testo, che accusa le nuove norme di lasciare completamente scoperti i creatori rispetto all’uso massiccio e non autorizzato delle loro opere da parte degli algoritmi.

«Perderemmo una straordinaria opportunità di crescita se cedessimo le nostre opere su richiesta di un manipolo di potenti aziende tecnologiche straniere, rinunciando così anche ai nostri futuri guadagni», si legge ancora.

I firmatari avvertono che questo approccio potrebbe minacciare non solo l’autonomia economica dei lavoratori creativi ma anche il futuro dell’intera industria culturale britannica. Una decisione presa oggi, sottolineano, potrebbe avere conseguenze per decenni.

Il voto decisivo alla Camera dei Lord

Il cuore della contesa è un emendamento al Data Bill che sarà votato lunedì alla Camera dei Lord.

Questo emendamento prevede che le aziende siano obbligate a notificare ai titolari dei diritti d’autore se le loro opere sono state utilizzate per addestrare modelli di intelligenza artificiale.

Secondo i firmatari della lettera, si tratta di un passaggio essenziale per poter “chiedere conto all’IA del furto sistematico di opere creative che continua ad avvenire”.

Attualmente, il governo britannico punta invece su un sistema di “opt-out”, che permetterebbe agli autori di escludere le proprie opere a posteriori ma non richiederebbe alle aziende IA di ottenere un’autorizzazione preventiva.

Una soluzione che gli artisti considerano inadeguata e sbilanciata a favore dei colossi tecnologici.

Concessioni insufficienti, rischio svendita culturale

Per cercare di placare le critiche, l’esecutivo aveva previsto alcune misure correttive: tra queste, l’obbligo di una valutazione d’impatto economico, una maggiore trasparenza e studi sulla praticabilità dell’opt-out.

Ma gli artisti hanno respinto queste concessioni al mittente. Per loro il punto è più ampio: si tratta della difesa della creatività come diritto e come risorsa strategica nazionale.

In un contesto in cui le IA diventano sempre più capaci di replicare stile, voce, scrittura e composizione, il timore è che l’intera produzione culturale venga progressivamente assorbita – e banalizzata – dagli algoritmi.

Il voto della Camera dei Lord potrebbe quindi diventare un momento spartiacque. Per il Regno Unito ma anche per il resto d’Europa, che osserva con attenzione come il governo Starmer deciderà di bilanciare libertà tecnologica e diritti d’autore.

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