Alden contro OpenAI e Google: “Proteggere il copyright contro l’IA”

by | 18 Mar 2025 | IA, Legal

Tempo di lettura: 3 minuti

Alden Global Capital, uno dei principali gruppi di investimento nel settore dei media statunitensi, ha dichiarato guerra a OpenAI e Google, accusandole di voler aggirare le regole del copyright per addestrare i loro modelli di intelligenza artificiale.

Attraverso i quotidiani di sua proprietà, l’azienda ha lanciato un attacco frontale contro le due Big Tech, chiedendo al governo di respingere le loro richieste di un quadro normativo più permissivo.

OpenAI e Google, infatti, hanno recentemente chiesto alla Casa Bianca un allentamento delle restrizioni sul copyright.

La ragione è sempre la stessa: permettere l’uso di contenuti protetti per l’addestramento dell’IA sarebbe essenziale per mantenere la leadership degli Stati Uniti nel settore e per garantire la sicurezza nazionale, paravento dietro il quale ormai si cela qualsiasi scorciatoia presa dai governi (non solo quello statunitense, beninteso).

OpenAI è stata particolarmente esplicita nel legare la questione alla competizione con la Cina, mentre Google si è limitata a sottolineare l’importanza di vincere la corsa all’IA senza spingersi fino a chiedere espressamente una deregolamentazione del copyright.

Il santarellino Sam Altman e le richieste a Trump sul copyright di TechTalking.it

OpenAI chiede al governo un cambio di passo per non perdere terreno con la Cina. E il permesso di usare contenuti protetti dal diritto d’autore.

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Alden sceglie la via legale

A differenza di altre aziende editoriali che hanno preferito accordarsi con le società di intelligenza artificiale, Alden ha optato per la battaglia legale, citando in giudizio OpenAI e Microsoft per violazione del copyright.

Una strategia condivisa anche dal New York Times, che ha avviato un’azione legale simile per difendere il valore dei propri contenuti.

Oltre 60 testate di proprietà di Alden, tra cui il Chicago Tribune, il Denver Post e il Boston Herald, hanno così pubblicato editoriali che denunciano le richieste delle due aziende.

Secondo Alden, concedere alle Big Tech il diritto di sfruttare contenuti protetti senza compensare gli autori significherebbe minare il lavoro di artisti, giornalisti, fotografi e scrittori.

“Smantellare generazioni di protezioni sul diritto d’autore a beneficio dei bot di intelligenza artificiale avrebbe un effetto raggelante non solo sulle organizzazioni giornalistiche, ma su tutti i creatori di contenuti creativi, dai romanzieri ai drammaturghi ai poeti”, si legge in uno degli editoriali.

A sottolineare che smantellare le protezioni sul diritto d’autore avrebbe conseguenze devastanti per l’intero settore creativo.

Le scorciatoie di Zuckerberg

Mentre OpenAI e Google cercano un lasciapassare legale per sfruttare contenuti protetti, un recente caso ha acceso ulteriormente il dibattito.

Secondo documenti emersi in tribunale, Meta avrebbe già bypassato il problema, utilizzando libri piratati scaricati da Library Genesis (LibGen) per addestrare i propri modelli di IA.

La scelta, approvata direttamente da Mark Zuckerberg, sarebbe stata portata avanti nonostante i legali dell’azienda avessero messo in guardia sui rischi di una simile strategia.

Il futuro del copyright nell’era Trump

La posizione di Alden si scontra con l’approccio dell’amministrazione Trump, che in passato si è mostrata scettica nei confronti delle richieste dei media tradizionali.

Non è chiaro dunque se la Casa Bianca terrà conto della protesta di Alden nella regolamentazione delle aziende di IA o se invece opterà per una maggiore flessibilità, in linea con le richieste di OpenAI e Google.

Vista la presenza dei vertici di Big Tech alla cerimonia d’insediamento di Trump, dovessimo scommetterci dei soldi opteremmo per la seconda opzione.

Comunque vada, lo scontro tra Alden, OpenAI e Google rappresenta solo l’inizio di un dibattito destinato a intensificarsi.

Le aziende di IA sostengono che l’uso di dati pubblici per addestrare i modelli sia un caso di “fair use”, in linea con quanto già fanno i motori di ricerca.

Dall’altra parte, i media e i creatori di contenuti temono che la crescente richiesta di materiali per l’IA possa minare il valore del lavoro creativo e giornalistico.

Finché la questione non verrà chiarita da una decisione dei tribunali o da nuove leggi sul copyright, il settore dell’intelligenza artificiale e l’industria dei media continueranno a muoversi su un terreno instabile, in bilico tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti d’autore.

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