Elon Musk minaccia di lasciare Tesla se non avrà più potere

da | 17 Gen 2024 | Automotive

“Non si sa mai cosa leggere da Elon Musk quando si torna in ufficio dopo un fine settimana di tre giorni”. Così ha dichiarato Ben Rose, presidente di Battle Road Research, società che consiglia investitori istituzionali. E la ragione è presto detta: il CEO di Tesla ha minacciato di lasciare la sua posizione se non otterrà un maggiore controllo sull’andamento dell’azienda.

Musk, che attualmente possiede circa il 13% delle azioni di Tesla, ha affermato che sarebbe a disagio a perseguire gli obiettivi aziendali nel campo dell’intelligenza artificiale e della robotica senza avere un controllo più diretto sulla sua direzione. Ha poi aggiunto che desidera avere almeno il 25% del controllo di voto di Tesla. Questa quota gli darebbe una maggioranza sufficiente per approvare le sue decisioni, anche se non fosse d’accordo con il resto del Consiglio di amministrazione.

La minaccia di Musk ha sollevato preoccupazioni tra analisti e investitori. Alcuni hanno affermato che la mossa potrebbe essere una violazione dei doveri di Musk come CEO. Altri hanno espresso preoccupazione che Musk potrebbe utilizzare il suo maggiore controllo di voto per perseguire i propri interessi personali, a scapito degli interessi degli azionisti.

Questa minaccia rischia di avere implicazioni significative per gli investitori di Tesla. Se Musk dovesse abbandonare l’azienda, potrebbe avere un impatto negativo sul suo valore e sulle sue prospettive di crescita. Inoltre, se Musk dovesse ottenere un maggiore controllo di voto, potrebbe utilizzare questo potere per prendere decisioni che non siano nel migliore interesse degli azionisti.

La valutazione di mercato di Tesla è di quasi 700 miliardi di dollari, più del doppio di quella di Toyota Motor, il più grande produttore automobilistico del mondo per vendite annuali di automobili. Ed è in parte basata sulla convinzione degli investitori che l’azienda sarà leader del resto dell’industria nello sviluppo di automobili a guida autonoma. Gli investitori puntano anche sul fatto che l’automazione avanzata consentirà a Tesla di produrre i veicoli in modo molto più efficiente e redditizio rispetto ai rivali.

Il signor Rose ha definito la richiesta del signor Musk “curiosa e inopportuna”, considerando che Tesla deve affrontare una concorrenza crescente e condizioni economiche difficili. Ed è difficile dargli torto: il Consiglio di amministrazione di Tesla è già stato criticato per essere troppo accondiscendente verso Elon Musk, e questa sortita riporterà a galla la questione. Inoltre, sebbene il titolo dell’azienda sia salito di circa il 70% negli ultimi 12 mesi, è sceso di circa l’11% da inizio anno.

Musk ha proposto una struttura azionaria a doppia classe per raggiungere il suo obiettivo. Questa soluzione consente a un gruppo di azionisti di avere un voto più ponderato rispetto al resto degli azionisti. Tuttavia, non è chiaro se questa proposta sarebbe approvata dal Consiglio di amministrazione o dagli azionisti di Tesla.

Non è la prima volta che Elon Musk mette nei guai Tesla, le cui azioni sono scese quando il magnate sudafricano ha venduto parte della sua partecipazione per acquistare Twitter. Tesla ha sofferto anche nel 2018, dopo che Musk aveva dichiarato di avere i soldi per delistarla Tesla dalla borsa. Una dichiarazione non seguita dai fatti, e che è costata un procedimento da parte della Securities and Exchange Commission, che Tesla ha risolto per 40 milioni di dollari. Accettando per giunta la condizione che gli avvocati controllassero prima ciò Elon Musk avrebbe postato su Twitter. Resta a questo punto da chiarire se anche quest’ultima incursione di Musk su X sia stata o meno vista dai legali.

Qualora Tesla dovesse cedere alle richieste di Musk, una possibile soluzione prospettata da Ben Rose potrebbe essere l’emissione di nuove azioni. Ciò però diluirebbe il valore dei titoli già esistenti, senza peraltro raccogliere capitale aggiuntivo, e potrebbe dare origine a cause legali da parte degli azionisti. Ben Rose ha poi proposta un’altra soluzione per il consiglio d’amministrazione: assegnare a Musk opzioni sulle azioni, che riceverebbe solo se raggiungesse determinati traguardi nell’arco di cinque anni o più.

Questo meccanismo sarebbe simile a quello del pacchetto retributivo che Musk ha concordato col consiglio d’amministrazione nel 2018, considerato il più grande della storia. E che però è attualmente oggetto di una causa legale. Il pacchetto, infatti, prevede che Musk riceva 12 tranche di opzioni sulle azioni, ciascuna corrispondente a 1% delle azioni in circolazione, qualora Tesla raggiunga determinati obiettivi di performance finanziaria e di mercato. Il valore potenziale del pacchetto è stimato in circa 55 miliardi di dollari.

Un azionista di Tesla, Richard Tornetta, ha citato in giudizio Musk e il Consiglio di amministrazione nel 2018, e spera di dimostrare che il CEO di Tesla ha usato il suo potere sul CdA per ottenere un beneficio sproporzionato, visto peraltro che non lavora a tempo pieno per Tesla. Va però ricordato che Musk non riceve uno stipendio fisso da Tesla ma solo opzioni sulle azioni qualora l’azienda raggiunga i traguardi stabiliti.

Finora Musk ha sbloccato quattro tranche di opzioni, per un totale di circa 36 milioni di azioni, che potrebbe esercitare a un prezzo di 70 dollari per azione. Tuttavia, non ha ancora esercitato alcuna delle sue opzioni, quindi non ha ancora ricevuto alcun pagamento in contanti da Tesla. Musk ha anche dichiarato di voler mantenere le sue azioni nel lungo periodo e di non avere alcuna intenzione di vendere.

 

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