Elon Musk e Yann LeCun litigano online come due ragazzini

da | 30 Mag 2024 | Tech

L’abbiamo scoperto solo ora grazie all’articolo di VentureBeat e ci scusiamo per il ritardo. Ma la lite online tra Yann LeCun ed Elon Musk è di quelle che meritano di essere riportate. Innanzitutto, per lo spessore dei personaggi.

Il primo, come scrivevamo qualche giorno fa, è Chief AI Scientist di Meta e professore presso la New York University. Nel 2018 ha vinto il prestigioso Turing Award, considerato il Premio Nobel dell’informatica. Non proprio l’ultimo degli arrivati, insomma.
L’altro invece è… no, non crediamo sia necessario dovervi spiegare chi è Elon Musk.

Sebbene i due siano tra le menti più brillanti di quest’epoca, lo scorso weekend hanno dato vita a una zuffa tra leoni da tastiera, di quelle che siamo abituati a vedere sui forum. Spesso alzando le spalle e pensando al livello infimo cui possono scendere alcuni utenti online. Con la differenza che qui, scusateci se ci ripetiamo, c’erano di fronte non solo due giganti dell’intelligenza artificiale: c’era da una parte il vincitore di un Turing Award, e dall’altra uno che fa atterrare i razzi in retromarcia.

Tutto nasce quando il buon Elon Musk decide di promuovere su X un’opportunità di lavoro per la sua nuova startup, xAI. “Unisciti a xAI se credi nella nostra missione di comprendere l’universo, che richiede una ricerca della verità la più rigorosa possibile, senza preoccuparsi della popolarità o del politicamente corretto”, recitava il post.

Inaspettatamente, poche ore dopo Yann LeCun entra a gamba tesa: “Unisciti a xAI se riesci a sopportare un capo che: sostiene che ciò su cui stai lavorando sarà risolto l’anno prossimo (nessuna pressione), sostiene che ciò su cui stai lavorando ucciderà tutti e deve essere fermato o sospeso (evviva, vacanza per 6 mesi!), sostiene di volere una ‘ricerca della verità la più rigorosa possibile’ ma diffonde teorie cospirazioniste folli sulla sua stessa piattaforma social”.

Onestamente ci sfugge il motivo per cui il capo dell’IA di Meta decida di trollare uno come Elon Musk, noto per non tirarsi indietro di fronte ad alcuna sfida, neppure quando si tratta di sfidare a duello Mark Zuckerberg (a proposito, quanto ci sarebbe piaciuto vederlo per davvero quel combattimento!).

Fatto sta che Elon, ovviamente, non si tira indietro: “Che ‘scienza’ hai fatto negli ultimi 5 anni?” mettendo in dubbio i recenti contributi di LeCun al campo dell’IA.

LeCun dapprima risponde stizzito: “Sono uno scienziato, non una persona d’affari o di prodotto”. Poi, evidentemente punto nell’orgoglio, aggiunge: “Oltre 80 articoli tecnici pubblicati dal gennaio 2022. E tu?”.

LeCun, 63 anni, non esattamente l’età alla quale ci si mette a litigare online, non solo è una leggenda dell’IA ma è anche uno dei pionieri del deep learning. Nel 1989, quand’era ancora un ricercatore presso Bell Labs, è stato co-autore di un articolo che ha introdotto le reti neurali convoluzionali (ConvNets), un’architettura fondamentale del deep learning. Ecco perché ha poi aggiunto: “Ogni singolo sistema di assistenza alla guida oggi utilizza le ConvNets. Questo include MobilEye, Nvidia, Tesla e più o meno chiunque altro”.

“Le meraviglie tecnologiche non nascono dal nulla”, ha poi proseguito. “Sono costruite su anni (a volte decenni) di ricerca scientifica che le rende possibili. Le idee e i risultati della ricerca sono condivisi attraverso articoli tecnici. Senza questa condivisione di informazioni scientifiche, il progresso tecnologico rallenterebbe drasticamente”.

Qui siamo quasi sicuri di leggere un velato riferimento a Neuralink, ma potrebbe essere una nostra impressione. Fatto sta che sentendo nominare il nome di Tesla invano, e pur di non ammettere che le sue automobili sfruttano le eredità intellettuali di LeCun, Musk minimizza l’importanza della pubblicazione scientifica di LeCun, affermando che Tesla non utilizza più molto le reti neurali convoluzionali nel suo sistema di guida autonoma.

LeCun, non contento, incalza: “Sarei curioso di sapere come potresti fare la comprensione in tempo reale delle immagini della fotocamera in [Full Self-Driving] senza ConvNets, ad essere sincero”.

Al che la questione pare essere finita lì. Quantomeno, in pubblico.

Nell’approssimarci alla conclusione dell’articolo, vorremmo sposare le tesi di VentureBeat e prendere questo alterco come un esempio delle “divergenti visioni tra due geni per il futuro dell’intelligenza artificiale”. Ma non lo faremo questa volta.

Piuttosto, ammetteremo di aver sentito un brivido correre lungo la schiena pensando che il futuro di una tecnologia così trasformativa per l’umanità come l’intelligenza artificiale, passerà (anche) per le mani di due geniali e brillanti uomini immaturi di mezza età.

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