La Cina e il business dei droni anti-drone stampati in 3D

by | 30 Ago 2026 | IA

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Riassunto IA
  • Le aziende cinesi stanno entrando in massa nel mercato degli intercettori anti-drone stampati in 3D, con prezzi a partire da circa 1.500 dollari.
  • Alcuni modelli superano i 300 km/h e vengono già venduti in migliaia di unità al mese, anche in Russia e Medio Oriente.
  • La Cina può sfruttare la stessa filiera che domina i droni commerciali: DJI da sola controlla tra il 70 e l’80% del mercato globale non militare e non governativo.
Tempo di lettura: 4 minuti

Prima sono arrivati i droni kamikaze a basso costo, capaci di mettere in difficoltà sistemi di difesa che spesso utilizzano missili da centinaia di migliaia di dollari per abbattere velivoli che ne costano una frazione. Ora la stessa logica sta iniziando a trasformare anche il mercato delle contromisure.

In Cina decine di aziende stanno entrando nel business degli intercettori anti-drone: piccoli velivoli, in molti casi stampati in 3D, progettati per individuare un drone nemico, raggiungerlo ad alta velocità e colpirlo fisicamente.

Alla principale fiera cinese dedicata ai droni, organizzata a Shenzhen, numerosi produttori hanno mostrato sistemi entrati nei loro cataloghi solo negli ultimi mesi. Alcuni vengono già venduti a prezzi compresi tra 10.000 e 20.000 renminbi, circa 1.500-2.900 dollari.

Un drone kamikaze contro un altro drone

Molti degli intercettori presentati a Shenzhen assomigliano a piccoli droni ad altissima velocità: hanno quattro ali, motori elettrici, una telecamera e sistemi di guida installati nella parte anteriore.

Il loro compito è relativamente semplice: individuare il bersaglio, raggiungerlo a velocità superiori ai 300 km/h e schiantarcisi contro. È una soluzione che sta diventando particolarmente interessante perché non tutti i droni possono essere fermati attraverso le tradizionali contromisure elettroniche.

Disturbare il GPS o interrompere le comunicazioni radio funziona solo quando il velivolo dipende da quei segnali. I droni kamikaze possono invece seguire rotte preimpostate o utilizzare sistemi di navigazione che rendono meno efficace il jamming.

L’Ucraina ha già iniziato a utilizzare intercettori prodotti localmente contro i droni russi. A marzo il presidente Volodymyr Zelenskyy ha inoltre affermato che sistemi ucraini dello stesso tipo erano stati utilizzati da diversi Paesi del Golfo per abbattere droni iraniani.

La Cina sfruttare una filiera dominante

Per i produttori cinesi il salto verso questo nuovo mercato è breve. Motori elettrici, batterie, sistemi di controllo, telecamere, sensori e buona parte dell’elettronica necessaria, sono gli stessi componenti che alimentano da anni l’enorme industria cinese dei droni commerciali.

Il che è uno dei motivi per cui alcune aziende sono riuscite a entrare nel settore in tempi molto rapidi. Shenzhen Weichuan Model Equipment, per esempio, avrebbe iniziato a sviluppare intercettori soltanto nell’ottobre scorso. Secondo il fondatore Wen Ting, l’azienda sarebbe già in grado di venderne “diverse migliaia” al mese, anche in Russia e in Paesi del Medio Oriente, come gli Emirati Arabi Uniti.

Il vantaggio cinese, quindi, non è necessariamente aver inventato una tecnologia completamente nuova. È soprattutto la capacità di prendere tecnologie già disponibili, integrarle e portarle rapidamente alla produzione di massa. È la stessa struttura industriale che ha permesso alla Cina di conquistare il mercato mondiale dei droni civili.

Tra i grandi produttori, la sola DJI controlla secondo Drone Industry Insights tra il 70 e l’80% del mercato globale dei droni destinati a utilizzi non militari e non governativi. È un dominio che ha attirato da tempo l’attenzione degli Stati Uniti. Su TechTalking abbiamo raccontato la causa intentata da DJI contro il Dipartimento della Difesa americano dopo l’inserimento dell’azienda nell’elenco delle società considerate legate all’apparato militare cinese.

La questione diventa ancora più rilevante ora che la stessa filiera industriale cinese sta iniziando a spostarsi verso tecnologie direttamente utilizzabili sul campo di battaglia.

Il vantaggio cinese passa anche dai brevetti

La corsa non riguarda soltanto la produzione. Secondo Andrew White, avvocato specializzato in brevetti presso Mathys & Squire, lo scorso anno enti e aziende cinesi hanno presentato più del doppio delle domande di brevetto relative alle tecnologie anti-drone rispetto agli Stati Uniti, secondi in classifica.

È un altro segnale della velocità con cui il settore si sta sviluppando, ma tra un intercettore mostrato in fiera e un sistema capace di funzionare realmente sul campo di battaglia, rimane una differenza importante.

Oscar Xu, rappresentante della cinese Fujian Lingxin Information Technology, ha spiegato che costruire il singolo intercettore non rappresenta necessariamente la parte più difficile. Il vero problema è integrarlo con radar e altri sistemi capaci di individuare il bersaglio, seguirlo e trasmettere in tempo reale le informazioni necessarie all’attacco.

Anche sull’efficacia dei sistemi di guida autonoma, le dichiarazioni dei produttori cinesi sono molto variabili. Alla fiera le aziende hanno indicato percentuali di precisione comprese tra il 50 e il 100%, mentre alcuni produttori hanno ammesso che i propri sistemi di guida automatica sono ancora in fase di sviluppo.

La nuova economia della guerra dei droni

Il punto centrale resta però il costo. Le guerre degli ultimi anni hanno mostrato un problema sempre più evidente: è possibile utilizzare droni relativamente economici per obbligare il nemico a consumare sistemi di difesa estremamente costosi.

Se per distruggere un drone che costa poche decine di migliaia di dollari è necessario lanciare un missile dal valore di centinaia di migliaia o addirittura milioni, l’attaccante può ottenere un vantaggio economico anche quando il drone viene abbattuto.

Gli intercettori low cost provano a riequilibrare questa equazione. Spendere 1.500 o 2.000 dollari per distruggere un drone nemico rende economicamente sostenibile una difesa su una scala completamente diversa rispetto a quella dei tradizionali missili antiaerei.

Ciò però non significa che possano sostituire gli altri sistemi di difesa. Gli intercettori hanno una gittata limitata, nella maggior parte dei casi vengono distrutti insieme al bersaglio e possono trovarsi in difficoltà quando devono affrontare contemporaneamente grandi sciami di droni. Ma la direzione del mercato appare sempre più chiara.

I droni hanno abbassato drasticamente il costo necessario per colpire un bersaglio. Ora produttori cinesi, ucraini e occidentali stanno cercando di fare la stessa cosa con il costo necessario per difenderlo.

E in questa nuova corsa industriale, la Cina parte con un vantaggio difficile da ignorare: possiede già una delle più grandi filiere mondiali per costruire esattamente i componenti necessari.

Fonte: Financial Times

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