Il settore tecnologico americano guida la spinta globale sull’intelligenza artificiale, ma al tempo stesso firma oltre un terzo dei licenziamenti totali registrati negli Stati Uniti.
Dall’inizio dell’anno le grandi aziende del comparto hanno eliminato circa 140.000 posti di lavoro, una cifra enorme che contrasta con la tenuta complessiva del mercato del lavoro americano, dove la disoccupazione resta ferma al 4,2%.
Nomi di primo piano come Amazon, Oracle, Meta e Microsoft guidano questo ridimensionamento. Da sole hanno eliminato quasi 50.000 posizioni, circa il 6% della loro forza lavoro aziendale complessiva.
Non si tratta di una crisi di liquidità in senso stretto. I quattro colossi prevedono infatti di investire ben 725 miliardi di dollari in infrastrutture di calcolo e centri dati solo nell’anno in corso.
La forbice tra la spesa per i server e il taglio dei dipendenti rivela allora una scelta precisa. Per finanziare la corsa agli algoritmi, il capitale umano diventa la principale voce di risparmio nei bilanci aziendali.
La riallocazione dei capitali
Il travaso di risorse da un reparto all’altro sta rimodellando la mappa industriale della Silicon Valley. L’obiettivo non è ridurre le dimensioni dell’impresa, ma spostare ogni risorsa disponibile verso la capacità di calcolo.
Nel caso di Oracle, il piano prevede investimenti per 70 miliardi di dollari in centri dati dedicati a clienti chiave. Parallelamente, la società ha chiuso l’anno fiscale con 21.000 dipendenti in meno.
La pressione finanziaria comincia a farsi sentire anche sui bilanci più solidi. Le agenzie di rating hanno rivisto al ribasso il profilo di credito di Oracle, evidenziando flussi di cassa indeboliti e un margine di incertezza sui tempi di rientro degli investimenti nell’IA. L’analista di RBC Rishi Jaluria ha sintetizzato la dinamica con chiarificazione: “I soldi devono pur venire da qualche parte”.
Per liberare cassa, i gruppi tecnologici smantellano anche i progetti su cui avevano scommesso fino a poco tempo prima. Microsoft, ad esempio, ha tagliato 4.800 persone, concentrando gli esuberi nella divisione Xbox e ridisegnando la propria strategia nel settore dei videogiochi. Come osservato ancora da Jaluria, le aziende “stanno passando da una scommessa all’altra”.
I licenziamenti come alibi
Tra i vertici aziendali si è diffusa la tendenza ad attribuire i tagli ai guadagni di produttività generati dalle nuove tecnologie. L’amministratore delegato di Block, Jack Dorsey, ha dimezzato la forza lavoro dichiarando che l’introduzione dell’IA ha cambiato radicalmente il fabbisogno di personale. In totale, decine di migliaia di licenziamenti vengono pubblicamente motivati con l’efficienza algoritmica.
Più di un economista legge però queste decisioni con forte scetticismo. Gli accademici sottolineano come l’automazione sia spesso una comoda spiegazione per nascondere gli errori di pianificazione commessi durante il boom pandemico, quando le aziende hanno assunto oltre le proprie reali esigenze.
Enrico Moretti, docente di economia alla UC Berkeley, lo ha spiegato senza mezzi termini: “L’atteggiamento tipico dei dirigenti tech è stato quello di dire che l’IA consente di guadagnare efficienza, piuttosto che ammettere di aver assunto troppo”.
La spiegazione dell’efficienza non convince sempre i mercati. Le società che utilizzano la narrativa dell’IA per giustificare i tagli soffrono in borsa più di quelle che ammettono difficoltà tradizionali. Non a caso, realtà come Amazon e Microsoft hanno iniziato a precisare che la distribuzione dei nuovi modelli di calcolo non è la causa diretta dei licenziamenti.
La polarizzazione delle competenze
La contrazione del personale non significa che le assunzioni nel mondo tecnologico siano del tutto bloccate. Si assiste piuttosto a un travaso selettivo di talenti e risorse.
Mentre le divisioni storiche e i prodotti tradizionali vengono ridimensionati, le startup focalizzate esclusivamente sullo sviluppo dell’IA, tra cui Anthropic e OpenAI, continuano ad espandere i propri organici a ritmi serrati.
Questa dinamica sta creando un mercato del lavoro a due velocità. Le competenze legate alla programmazione generica, al supporto aziendale o all’intrattenimento digitale perdono terreno rispetto alle figure iperspecializzate nella gestione delle infrastrutture e degli algoritmi avanzati. Il settore non sta diminuendo i propri investimenti, sta cambiando la propria natura.
Il quadro delineato da Moretti riassume la trasformazione in corso nella Valley: “L’occupazione nell’IA sta crescendo a ritmo sostenuto. Ciò che le aziende tecnologiche stanno tagliando è tutto il resto”.
Fonte: Financial Times


