La Casa Bianca ha deciso di mettere nero su bianco un principio destinato a far discutere: l’intelligenza artificiale acquistata dal governo federale non deve essere “woke”.
Con una guida pubblicata dall’Office of Management and Budget (OMB), l’amministrazione Trump ha indicato alle agenzie federali come valutare i modelli di IA prima di stipulare contratti, trasformando un tema politico e culturale in un requisito formale di procurement.
Il documento non introduce un divieto esplicito ma fissa criteri che potrebbero avere conseguenze concrete per le aziende del settore.
In gioco non c’è solo l’accesso ai contratti pubblici ma la possibilità stessa di essere considerati fornitori affidabili per lo Stato federale.
“Ricerca della verità” e “neutralità ideologica”
Il cuore delle linee guida ruota attorno a due principi che l’OMB definisce come cardini di una “IA imparziale”: la “ricerca della verità” e la “neutralità ideologica”.
Secondo l’ordine esecutivo firmato da Donald Trump a luglio, i modelli linguistici devono “dare priorità all’accuratezza storica, all’indagine scientifica e all’obiettività, e riconoscere l’incertezza quando le informazioni affidabili sono incomplete o contraddittorie”.
Accanto a questo, la Casa Bianca chiede che l’IA resti uno strumento “neutrale e apartitico”, che “non manipoli le risposte a favore di dogmi ideologici”.
L’ordine esecutivo è esplicito anche su un punto delicato: “gli sviluppatori non devono codificare intenzionalmente giudizi di parte o ideologici negli output di un modello linguistico, a meno che tali giudizi non siano sollecitati o comunque facilmente accessibili all’utente finale”.
Un avvertimento implicito a Big Tech
Pur evitando toni apertamente punitivi, il messaggio è chiaro. Le agenzie federali dovranno verificare il rispetto di questi principi prima di acquistare sistemi di IA, e i contratti con il governo potrebbero essere messi in discussione se un modello venisse considerato non conforme.
Considerando il peso economico del settore pubblico statunitense, la portata della misura va ben oltre la burocrazia.
Il memorandum chiarisce anche che, laddove possibile, le agenzie dovrebbero evitare di imporre ai fornitori la divulgazione di informazioni tecniche sensibili. Un segnale che prova a tenere insieme le esigenze di controllo politico e la tutela dei segreti industriali, in un equilibrio tutt’altro che scontato.
Dalla “wokeness” ai contratti ad alto rischio
Nonostante il clamore suscitato dalla notizia, la guida dell’OMB ha un tono sobrio e ricorda il trattamento riservato ai contratti federali considerati ad alto rischio.
La parola “woke” compare infatti solo nel titolo ufficiale dell’ordine esecutivo (“Preventing Woke AI in the Federal Government”), mentre il resto del testo adotta una terminologia amministrativa e tecnica.
Un dettaglio importante riguarda i sistemi di sicurezza nazionale. Che sono formalmente esclusi dall’obbligo di conformarsi alle linee guida, ma comunque “incoraggiati” a seguirle.
Una battaglia politica che entra nel codice
Il contesto è quello di una lunga battaglia repubblicana contro ciò che viene percepito come un bias liberale delle piattaforme digitali e, più di recente, dei sistemi di intelligenza artificiale.
In passato, il responsabile della strategia sull’IA della Casa Bianca, David Sacks, aveva spiegato che l’ordine esecutivo era rivolto soprattutto alle politiche di diversità, equità e inclusione. Con queste linee guida, però, il confronto si sposta dal piano retorico a quello operativo.
La “guerra alla wokeness” entra dunque nei capitolati di gara, trasformando un dibattito culturale in una variabile economica concreta per le aziende che sviluppano e vendono modelli di intelligenza artificiale allo Stato.
Fonte: Axios


