Mentre ChatGPT si avvicina al suo terzo compleanno, il suo impatto non si limita più a scuole, uffici e social network. Almeno un investitore retail su dieci ha infatti iniziato a utilizzarlo per scegliere titoli di Borsa, alimentando un boom che sta trasformando il mercato della consulenza finanziaria automatizzata.
Si tratta di un settore che, secondo Research and Markets, passerà dai 61,75 miliardi di dollari del 2023 a quasi 471 miliardi nel 2029, con un incremento di circa il 600%.
A sperimentarlo in prima persona è Jeremy Leung, ex analista di UBS, che dopo vent’anni di carriera in banca ha scelto ChatGPT come compagno di trading. “Non ho più il lusso di un terminale Bloomberg, o di quei servizi di dati di mercato che sono davvero molto costosi”, racconta.
Eppure, con i prompt giusti, il chatbot può replicare gran parte dei flussi di lavoro di un analista tradizionale. Con un limite: non può accedere ai dati “dietro un paywall”, un’area che resta esclusiva delle grandi istituzioni.
Una rivoluzione che parte dal basso
La vera novità, però, è che la democratizzazione dell’analisi finanziaria sta avvenendo su scala di massa.
Secondo un sondaggio condotto dal broker eToro su 11.000 investitori nel mondo, il 13% utilizza già strumenti di intelligenza artificiale come ChatGPT o Gemini di Google per modificare il proprio portafoglio, e circa la metà sarebbe pronta a farlo.
Eppure, lo stesso ChatGPT avverte di non essere uno strumento di consulenza finanziaria professionale. Dan Moczulski, managing director di eToro UK, sottolinea: «Il rischio arriva quando le persone trattano modelli generici come ChatGPT o Gemini come se fossero sfere di cristallo». Il punto è che i modelli generalisti possono sbagliare dati e date, o affidarsi troppo a narrazioni precostituite.
L’esperienza di Finder
Nel Regno Unito, un’indagine di Finder rivela che il 40% degli investitori retail ha già usato chatbot e IA per ottenere consigli di finanza personale. E c’è chi ha chiesto al chatbot di Sam Altman di costruire portafogli basati su parametri di solidità, crescita e vantaggio competitivo.
Finder, ad esempio, ha messo alla prova ChatGPT chiedendogli di costruire un portafoglio di società considerate solide, sulla base di criteri come basso livello di debito, crescita costante e disponibilità di asset capaci di garantire un vantaggio competitivo. Il risultato è stato un paniere di 38 titoli che spazia da Nvidia, emblema dell’onda dell’intelligenza artificiale, ad Amazon, passando per giganti dei beni di largo consumo come Procter & Gamble e Walmart.
Finora questo portafoglio ha registrato una crescita vicina al 55%, superando di circa 19 punti percentuali la media dei dieci fondi più popolari del Regno Unito, inclusi quelli gestiti da colossi come Vanguard, Fidelity, HSBC e Fundsmith.
Il rischio è che il successo iniziale spinga gli investitori retail a sentirsi più sicuri di quanto dovrebbero. “Se le persone si abituano a investire con l’IA e a guadagnare, potrebbero non essere in grado di gestire una crisi o una fase di ribasso”, avverte Leung. Per ora, il messaggio che arriva dal mercato è chiaro: l’IA ha reso più accessibile l’analisi finanziaria ma affidarsi a modelli generici resta un gioco pericoloso.


