OpenAI sta valutando l’introduzione della crittografia per le chat temporanee di ChatGPT. Sam Altman lo ha detto chiaramente: “Stiamo prendendo la cosa molto seriamente”.
E il motivo è evidente. Ogni giorno milioni di persone affidano al chatbot conversazioni che contengono dati medici, legali e personali, senza però beneficiare delle stesse tutele di riservatezza che scattano quando si parla con un medico o un avvocato.
Al momento, infatti, le interazioni con ChatGPT restano scoperte sul piano normativo, pur avendo un contenuto che in molti casi non è meno delicato.
Le chat temporanee (ma non troppo)
Il primo banco di prova per la crittografia potrebbe essere rappresentato proprio dalle chat temporanee.
Sulla carta, queste conversazioni non finiscono nella cronologia dell’utente né vengono usate per addestrare i modelli. In realtà OpenAI dichiara di poterle conservare fino a 30 giorni per motivi di sicurezza.
Non solo: a maggio un tribunale federale ha imposto all’azienda di mantenere il contenuto delle chat temporanee ed eliminate, a conferma di come la presunta effimerità di questi scambi sia in realtà relativa. Per molti utenti, che scelgono questa modalità proprio per sentirsi al riparo, si tratta di una scoperta sorprendente.
Ad oggi, OpenAI non è sommersa da richieste di accesso ai dati da parte delle forze dell’ordine. “I numeri per noi sono ancora molto bassi, nell’ordine delle due cifre all’anno”, ha spiegato Altman, pur aggiungendo che si tratta di una tendenza in crescita.
Ed è proprio questa prospettiva a preoccupare: un singolo caso eclatante in tribunale potrebbe bastare a far esplodere la richiesta di maggiori tutele per la privacy. È un terreno scivoloso, in cui il confine tra sicurezza pubblica e tutela della privacy rischia di diventare sempre più sottile.
ChatGPT e il modello Apple
Uno degli esempi citati per immaginare una via d’uscita è quello di Apple. Con il suo “Private Cloud Compute” per Apple Intelligence, la società di Cupertino ha introdotto un sistema che consente di elaborare le richieste degli utenti sui server aziendali senza rendere i dati ampiamente disponibili.
Non è ancora crittografia end-to-end in senso stretto ma rappresenta un passo concreto verso un compromesso: garantire funzioni avanzate di intelligenza artificiale senza rinunciare a una protezione più robusta dei contenuti.
La convinzione di Altman è che la società dovrà adattarsi a questa nuova realtà. “Le persone si aprono completamente riguardo ai loro problemi medici più delicati o ad altro con ChatGPT”, ha detto. “Questo mi ha radicalizzato nel pensare che il privilegio dell’IA sia una cosa molto importante da perseguire”.
Non è un caso che il CEO abbia paragonato le conversazioni con il chatbot a quelle con professionisti abilitati, chiedendo che vengano garantite forme analoghe di protezione legale.
Per il momento OpenAI non ha fissato una data per il debutto della crittografia ma la direzione è ormai chiara. Come ha concluso Altman: “Non so quanto ci vorrà. Credo che la società debba evolversi”.


