AWS spiega perché puntare sui concorrenti è il suo mestiere

by | 11 Apr 2026 | IA, Business

Matt Garman, Chief Executive Officer di Amazon Web Services. | Foto: Amazon
Riassunto IA
  • Amazon ha investito 50 miliardi di dollari in OpenAI, sei volte il totale destinato ad Anthropic, per non cedere terreno a Microsoft Azure, che già offriva i modelli OpenAI ai propri clienti.
  • Il CEO di AWS Matt Garman ha difeso la coesistenza dei due investimenti richiamando la filosofia storica di Amazon: partnership e competizione con gli stessi soggetti sono la norma, non l’eccezione.
  • I servizi di instradamento automatico dei modelli sono il meccanismo attraverso cui AWS e Microsoft puntano a inserire gradualmente i propri modelli proprietari nei flussi di lavoro dei clienti.
Tempo di lettura: 3 minuti

Cinquanta miliardi di dollari in OpenAI e otto in Anthropic. AWS è oggi tra i più importanti finanziatori esterni di due aziende che si fanno una concorrenza feroce sul mercato dei modelli di IA. Matt Garman, CEO della divisione cloud di Amazon, era alla conferenza HumanX di San Francisco quando gli è stato chiesto di spiegare questa anomalia. E la sua risposta è stata che non è un’anomalia.

Garman lavora in Amazon dall’estate del 2005, da prima ancora che AWS esistesse. E proprio l’infanzia di AWS spiegherebbe tutto. “Sapevamo che avremmo dovuto competere con i nostri partner, perché la tecnologia è interconnessa”, ha detto. “Abbiamo promesso loro che non ci saremmo dati vantaggi competitivi sleali.”

La formula è quella del mercato aperto: chiunque può vendere su AWS, anche i rivali diretti. Persino Oracle, uno dei concorrenti più agguerriti, distribuisce il proprio database sull’infrastruttura di Amazon. Era un’idea radicale nel 2006, oggi invece è la norma.

Amazon, la promiscuità come regola

La rivalità tra OpenAI e Anthropic è reale e a tratti, come abbiamo raccontato, si manifesta in episodi tutt’altro che eleganti. Ma sul piano finanziario, i confini tra i due campi sono già da tempo irriconoscibili.

Quando Anthropic ha chiuso il suo round da 30 miliardi a febbraio, tra i partecipanti c’era almeno una dozzina di investitori presenti anche nel capitale di OpenAI, Microsoft in primis, pur essendo il cloud partner storico dell’azienda di Sam Altman. Il settore dell’IA funziona su logiche di finanziamento circolare e gli stessi soggetti sono contemporaneamente investitori, clienti, fornitori e concorrenti degli stessi player.

In questo ecosistema, la lealtà finanziaria è già da tempo un concetto superato. La domanda non è più chi si fida di chi, ma chi ha più da perdere se resta fuori.

AWS, una questione di sopravvivenza

Per AWS, investire in OpenAI non era un esercizio di filosofia aziendale, bensì quasi un obbligo. I modelli di OpenAI erano già disponibili su Microsoft Azure, il principale rivale di AWS, ben prima che Amazon stringesse questo accordo. Non avere accesso agli stessi strumenti significava lasciare terreno competitivo scoperto.

L’investimento da 50 miliardi porta con sé anche un accordo di co-sviluppo che riguarda, in particolare, Frontier, che è la piattaforma con cui OpenAI vuole vendere alle aziende flotte di agenti autonomi, capaci di operare su diversi software, accedere a dati aziendali e ricordare il lavoro svolto nel tempo.

Frontier girerebbe su Bedrock, la piattaforma di AWS che aggrega modelli di IA di diversi fornitori e li mette a disposizione degli sviluppatori. In parallelo, OpenAI si impegna a utilizzare due gigawatt di capacità sui chip Trainium di Amazon.

Garman ne parla come di un’architettura già definita e condivisa. C’è però un dettaglio che nella sua presentazione non compare. Come avevamo raccontato, Microsoft ha minacciato di fare causa ad Amazon e OpenAI proprio su questo punto: il contratto che lega OpenAI a Microsoft riserva ad Azure tutte le chiamate API ai modelli, e secondo Redmond far girare Frontier su Bedrock aggirerebbe questa clausola, qualunque sia l’architettura tecnica adottata.

Amazon e OpenAI sostengono di aver trovato una soluzione compatibile ma il fatto che Amazon abbia distribuito ai propri dipendenti un memo interno su come descrivere il sistema ai clienti (con formulazioni calibrate per non suggerire che i modelli OpenAI siano accessibili direttamente su AWS), la dice lunga sulla fragilità dell’accordo sul piano legale.

Il model routing: il cavallo di Troia

C’è però un passaggio nell’intervista di Garman che merita attenzione più degli altri. I cloud provider dispongono di servizi di instradamento automatico dei modelli. Ossia sistemi che selezionano in tempo reale il modello più adatto al compito, bilanciando prestazioni e costo. Un modello per la pianificazione, un altro per il ragionamento, uno più economico per il completamento del codice. “Credo che sia in questa direzione che andrà il mondo,” ha detto Garman.

Questi sistemi di instradamento sono esattamente il meccanismo attraverso cui i cloud provider potranno inserire gradualmente nel flusso di lavoro dei clienti i propri modelli sviluppati internamente, accanto a quelli di OpenAI, Anthropic e degli altri. Senza annunci, senza sostituzioni dichiarate ma con la logica dell’ottimizzazione automatica.

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Lo stesso vale per Microsoft. Come ha osservato lo stesso Garman, “è in questo modo che anche noi, come Microsoft del resto, introdurremo i modelli proprietari nell’utilizzo quotidiano.” Un vecchio vizio, quello di competere coi propri partner. Che nell’IA, però, è diventato sistema.

Fonte: TechCrunch

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