L’accusa è di quelle pesanti e a darne notizia è Reuters. Che non è il Vangelo ma senz’altro una fonte attendibile quando si parla di giornalismo.
Un team di avvocati che rappresentano il governo della Repubblica Democratica del Congo ha dichiarato di avere nuove prove, raccolte da informatori, che alimentano le preoccupazioni sul fatto che Apple potrebbe approvvigionarsi di minerali provenienti dalle zone di conflitto nell’est del Congo. In una dichiarazione congiunta, gli avvocati esortano Apple a rispondere alle domande sulla sua catena di approvvigionamento nel paese e affermano di stare valutando eventuali opzioni legali.
Il Congo è uno stato devastato dalla violenza sin dagli anni ’90, in particolare nell’est, dove una miriade di gruppi armati, alcuni dei quali sostenuti dal vicino Ruanda, combattono per identità nazionale e risorse. Gli avvocati affermano di aver notificato lo scorso 22 aprile al CEO di Apple, Tim Cook, una serie di preoccupazioni riguardanti la sua catena di approvvigionamento.
Lo studio legale Amsterdam & Partners LLP, che sta indagando sulle accuse secondo cui i minerali estratti in Congo da diverse aziende e gruppi armati, vengono poi contrabbandati attraverso Ruanda, Uganda e Burundi. E ha dichiarato che, a ormai un mese di distanza, “il gigante della tecnologia è rimasto in silenzio e non ha né risposto, né confermato la ricezione delle domande”.
Uno degli avvocati, Robert Amsterdam, afferma che lo studio ha ricevuto nuove prove da altri informatori. “È più urgente che mai che Apple fornisca risposte concrete alle domande molto serie che abbiamo sollevato”, ha affermato nella dichiarazione.
In passato Apple aveva affermato di non acquistare, procurarsi o approvvigionarsi direttamente di minerali primari (e quindi scaricando eventuali mancanze sulla filiera). Ha affermato anche di aver effettuato degli audit sui propri fornitori per diversi anni, pubblicandone i risultati.
In un rapporto dell’anno scorso, Apple affermava che il 100% delle fonderie e delle raffinerie identificate nella catena di approvvigionamento per tutti i prodotti Apple fabbricati nel 2023, aveva partecipato a un audit indipendente di terze parti sui minerali di conflitto per stagno, tantalio e tungsteno, noti come minerali 3T, e oro (3TG).
“Non abbiamo trovato basi ragionevoli per concludere che alcune delle fonderie o delle raffinerie di 3TG nella nostra catena di approvvigionamento al 31 dicembre 2023 abbia finanziato o beneficiato direttamente o indirettamente gruppi armati nella RDC o in paesi limitrofi”, dichiarava il rapporto di Apple.
Un altro avvocato di Amsterdam & Partners LLP, Peter Sahlas, ha però dichiarato a Reuters che alcune persone che hanno lavorato alla verifica della catena di approvvigionamento di Apple in Congo, hanno visto i loro contratti terminati dopo aver segnalato preoccupazioni riguardo ai “minerali insanguinati” nella catena di approvvigionamento di Apple. “Stiamo interagendo con queste persone e valutando le loro prove, e avremo ulteriori dichiarazioni una volta completate verifiche rigorose”, ha dichiarato Sahlas senza fornire ulteriori dettagli.
Apple, che non sta vivendo un periodo mediaticamente felice (si veda quanto accaduto con lo spot Crush!) non ancora ha risposto alla richiesta di chiarimenti di Reuters.


