I telefoni GenAI stanno per arrivare: quali lo saranno per davvero?

by | 18 Mag 2024 | Tecnologia

Tempo di lettura: 3 minuti

Negli ultimi due anni, l’intelligenza artificiale generativa è stata la parola d’ordine più in voga nel settore software. E ora questa tecnologia è pronta a fare il proprio ingresso nel mercato dell’hardware di consumo.

Finora, solo pochi smartphone di punta possono essere considerati telefoni GenAI ma la situazione sta per cambiare rapidamente. Col risultato che entro la seconda metà dell’anno è probabile che vedremo molti telefoni pubblicizzati come smartphone GenAI.

Ma cosa significa esattamente questa definizione? E da dove proviene? Proviamo a fare chiarezza.

Cos’è un telefono GenAI?

Il termine “smartphone GenAI” è emerso solo negli ultimi mesi, quando ha iniziato a comparire nei rapporti di alcune grandi società di ricerca di mercato. Ma cosa significa?

Come ricorda Michael Grothaus nel suo articolo su Fast Company, a spiegarlo è Counterpoint Technology Market Research, che lo scorso dicembre ha pubblicato un rapporto sugli smartphone GenAI, descrivendoli come “un sottoinsieme di smartphone AI che utilizza l’IA generativa per creare contenuti originali, invece di fornire solo risposte pre-programmate o eseguire compiti predefiniti”.

A febbraio, invece, Gartner ha dato la propria definizione affermando che una delle principali differenze tra un telefono GenAI e un normale smartphone è che il telefono GenAI è “capace di eseguire localmente un modello AI, base o ottimizzato, che genera nuove versioni derivate di contenuti, strategie, design e metodi.”

Provando a unire le definizioni di Counterpoint e Gartner, possiamo considerare un telefono GenAI uno smartphone con le seguenti caratteristiche.

  • Il dispositivo deve avere integrati nel sistema operativo app e strumenti di IA generativa, come chatbot AI e app per l’editing e la generazione di immagini.
  • Il dispositivo dev’essere dotato di CPU progettate specificamente per gestire compiti complessi di intelligenza artificiale.
  • Il dispositivo dev’essere capace di eseguire modelli di intelligenza artificiale nativamente, senza la necessità di inviare dati al cloud.

Non basta far girare ChatGPT sul proprio smartphone per poterlo definire GenAI.

Cosa non è un telefono GenAI?

Applicando questi criteri, diventa chiaro che a oggi ben pochi smartphone possono essere definiti veri telefoni GenAI. Né può esserlo ad esempio il Rabbit R1, che demanda al cloud qualsiasi operazione di IA.

La maggior parte degli smartphone oggi non ha chip specifici per compiti complessi di intelligenza artificiale. E sebbene molti smartphone possano eseguire l’app di ChatGPT, le richieste non vengono elaborate localmente ma inviate ai server di OpenAI. Quindi, per capirci, neppure l’iPhone 15 Pro Max di Apple può essere considerato un telefono GenAI.

Al momento, solo gli ultimi modelli di punta di Google e Samsung si avvicinano alla definizione di telefono GenAI. I modelli della serie Samsung Galaxy S24 e il Google Pixel 8 Pro utilizzano infatti Gemini Nano, la versione ridotta di un modello LLM di Google che può funzionare sullo smartphone stesso. Ciò però è possibile a patto che la CPU sia abbastanza potente, il che apre un’ulteriore disamina.

Il futuro dei telefoni GenAI

Anche se attualmente solo pochi smartphone di punta possono essere considerati telefoni GenAI, la situazione è destinata a cambiare rapidamente. Il mese prossimo Apple presenterà iOS 18, che aggiungerà funzionalità di IA generativa ad alcuni iPhone esistenti. Il che paradossalmente potrebbe fare di Apple, oggi unanimemente additata come la Big Tech più indietro nel campo dell’intelligenza artificiale, l’azienda col maggior numero di dispositivi GenAI sul mercato. Anche se oggi non ne ha nessuno.

Non tutti gli iPhone che riceveranno l’aggiornamento iOS 18 potranno essere considerati telefoni GenAI: dipenderà dalla potenza dei chip all’interno in ogni smartphone. Ad esempio, quello dell’iPhone 15 Pro potrebbe essere abbastanza potente, mentre quello dell’iPhone 13 potrebbe non esserlo. Senz’altro l’iPhone 16, in uscita a settembre, sarà considerato GenAI e verrà pubblicizzato da Apple come tale.

Come lo farà Apple, sia chiaro, lo faranno tutti gli altri. Le vendite degli smartphone sono stagnanti da anni a causa della mancanza di grandi innovazioni e il boom dell’IA generativa viene ormai visto da tutti come il salvagente cui aggrapparsi per rivitalizzare le proprie vendite.

E per una volta, anche i consumatori potrebbero essere d’accordo. Secondo Counterpoint, sebbene nel 2024 solo l’11% delle spedizioni di smartphone sarà rappresentato da smartphone GenAI, entro il 2027 questa percentuale salirà al 43%, e la base installata di smartphone GenAI supererà per la prima volta il miliardo di unità.

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