Il prossimo colloquio di lavoro? Potrebbe essere con un’IA

by | 4 Lug 2025 | IA

Illustrazione: Chatgpt
Tempo di lettura: 3 minuti

L’impressione iniziale può essere quella di uno scherzo. Si attiva la funzione “open to work” su LinkedIn, ci si candida per una posizione, e poche ore dopo arriva un messaggio o una mail.

Ma a scrivere non è un recruiter, è un assistente virtuale. Invita a sostenere un colloquio, promette tempi rapidi, chiede di fissare un appuntamento. E quando arriva la chiamata, la voce all’altro capo è quella di un’IA.

In un interessante approfondimento, il Washington Post segnala che sempre più frequentemente il primo contatto tra un’azienda e un potenziale candidato avviene tramite un sistema di intelligenza artificiale.

Non si tratta solo di automatizzare le candidature: si parla di vere e proprie interviste telefoniche o video condotte da agenti conversazionali, sviluppati su modelli linguistici generativi. Sistemi in grado di registrare le risposte, valutarle in base a parametri prestabiliti e, solo in seguito, trasmettere i risultati a un selezionatore umano.

In molti casi, invece, la conversazione si interrompe bruscamente, senza ulteriori passaggi.

La selezione automatizzata è già realtà

Secondo la Society for Human Resource Management, un numero crescente di aziende ha già adottato strumenti di IA per gestire in autonomia le fasi preliminari del recruiting.

L’obiettivo è duplice: gestire in modo scalabile l’enorme mole di candidature e risparmiare risorse nelle prime fasi di scrematura.

Secondo LinkedIn, il numero di candidature è aumentato del 30% in due anni, anche grazie agli strumenti generativi che consentono di personalizzare rapidamente CV e lettere motivazionali e inviarle con un clic. Il risultato è che alcune offerte di lavoro ricevono oggi centinaia di risposte nel giro di poche ore.

Per far fronte a questo nuovo scenario, molte aziende stanno adottando un primo filtro basato sull’IA. I candidati ricevono un messaggio o una mail con un link per fissare l’intervista o collegarsi direttamente a una chiamata automatizzata.

Il colloquio può durare da pochi minuti a una ventina e, in caso di risposte considerate inadeguate, l’agente virtuale può decidere di terminare la conversazione.

Un colloquio tra scarsa empatia e difficoltà di comprensione

Le esperienze riportate dal quotidiano mostrano i limiti di questa tecnologia. Alcuni candidati riferiscono che gli agenti virtuali tendono a interrompere le risposte, fraintendono le parole o lasciano lunghi silenzi in caso di risposte troppo concise.

Altri hanno riscontrato difficoltà nel ricevere informazioni su orari di lavoro o sull’identità dell’azienda che assume, alimentando una sensazione di opacità e disorientamento.

C’è poi una questione di fiducia: chi garantisce che le risposte siano trascritte correttamente e interpretate nel modo giusto? Gli errori di comprensione, la qualità dell’audio o l’uso di un linguaggio troppo tecnico, possono influire negativamente sul giudizio finale.

E soprattutto, chi decide davvero se il candidato merita di passare alla fase successiva? Un essere umano o l’algoritmo?

Alcuni sistemi, come quelli adottati da società come Akraya, sono in grado non solo di registrare ma anche di valutare e classificare i candidati in base a parametri specifici definiti dal datore di lavoro.

Questi agenti possono persino rilevare segnali di distrazione, seguendo il movimento degli occhi dell’intervistato attraverso la webcam, per determinare la sua attenzione o se stia leggendo da un’altra schermata.

Altri, come Angel di Atrium o Anna AI di PSG Global Solutions, si limitano invece a raccogliere informazioni, lasciando la valutazione finale ai selezionatori umani. Ma anche in questi casi, il primo filtro può incidere in modo determinante sull’intero processo.

Colloqui diversi richiedono risposte nuove

Nonostante i limiti, alcuni candidati riconoscono anche aspetti positivi. Alcuni, ad esempio, hanno trovato utile la trascrizione in tempo reale del loro colloquio, che ha permesso di monitorare in modo più consapevole il linguaggio e ridurre i riempitivi.

Altri hanno apprezzato il fatto di poter dialogare con un sistema addestrato per comprendere anche termini tecnici specifici di settore, senza bisogno di semplificare eccessivamente.

Per chi è alle prese con questi nuovi strumenti, il consiglio degli esperti è di prepararsi a sostenere l’intervista con la stessa cura che si riserverebbe a un colloquio con una persona reale. Mostrare autenticità e competenza resta fondamentale.

Se ci sono dubbi sulla legittimità dell’agente virtuale, è sempre opportuno verificare con l’azienda che si tratta di un processo ufficiale. Spesso, i sistemi IA utilizzati nel colloquio vengono indicati nel sito della società o nel modulo di candidatura.

In ogni caso, il cambiamento è già in atto. E come osserva la stessa Society for Human Resource Management, “si passerà dall’essere sorpresi nello scoprire che è un’intelligenza artificiale al darlo per scontato”. Ma la selezione del personale, nel frattempo, non sarà più la stessa.

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