Sebbene siamo ormai tutti abituati alla pubblicità comparativa degli americani, l’ultima uscita di Mark Zuckerberg sui social non è parsa esattamente un attestato di classe. Il CEO di Meta ha infatti acceso la miccia di un acceso dibattito nel mondo tech con una dichiarazione su Instagram che non lascia spazio a dubbi: “Quest 3 è il migliore, punto e basta”.
Il riferimento è al confronto tra il Vision Pro di Apple e il Quest 3 di Oculus, azienda acquisita da Facebook nel 2014 per circa 2 miliardi di dollari quand’era giusto una startup che aveva lanciato una campagna Kickstarter per il suo visore di realtà virtuale, l’Oculus Rift.
Le argomentazioni di Zuckerberg sono comunque condivisibili. Il visore di Meta vanta un peso inferiore di 120 grammi, garantendo una maggiore comodità anche durante le sessioni prolungate. L‘assenza di una batteria cablata e la presenza di un campo visivo più ampio offrono un’esperienza VR migliore. L’utilizzo di controller manuali e del tracciamento delle mani permette un’interazione superiore al solo eye-tracking di Vision Pro.
Quest 3 infine vanta una libreria più ricca di contenuti, mentre la collezione di Vision Pro è ancora in fase di sviluppo. Soprattutto, mancano i videogiochi, ben presenti invece nell’offerta di Oculus E poi il Quest 3 è in vendita a un prezzo di 500 dollari, decisamente più competitivo rispetto ai 3.500 dollari richiesti da Apple per il Vision Pro.
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Non tutti però sono concordi con la valutazione di Zuckerberg. Apple punta sul suo ecosistema di sviluppatori e su un hardware di fascia superiore. Il Vision Pro poi offre un’esperienza visiva migliore grazie al display mini-LED ad alta risoluzione, e integra funzionalità innovative come l’eye tracking e la mappatura facciale in tempo reale.
Soprattutto, vista la schiacciante superiorità del Quest 3, a detta di Zuckerberg, viene da domandarsi che bisogno ci fosse di questo messaggio su Instagram. La sensazione che dà il patron di Meta è di temere il rivale, implicitamente accreditandolo. Sbagliato infine il riferimento ai “fanboy” di Apple che, a suo dire, inevitabilmente avranno da obiettare alle sue osservazioni. Il termine ha in sé una valenza dispregiativa che rievoca le guerre (sui forum) tra gli appassionati della PlayStation e quelli dell’Xbox.
Ecosistema, prezzo e tecnologia: alla fine sono questi i tre fronti su cui si giocherà la partita tra partita Oculus e Apple, sebbene il primo si accontenti di essere un visore di realtà virtuale, mentre il secondo si definisca un dispositivo di “spatial computing”, quasi a volersi chiamare fuori dalla mischia. Il tempo ci dirà chi vincerà la guerra dei visori ma per una volta a vincere saranno i consumatori, spettatori interessati di una battaglia giocata a colpi d’innovazione in un settore da anni emergente, e mai del tutto emerso.


