Meta mette a segno un altro colpo nel mercato dell’intelligenza artificiale, e lo fa questa volta ai danni di Apple.
Ruoming Pang, finora a capo del team di modelli fondazionali della Mela, ha lasciato Cupertino per unirsi al Superintelligence Lab di Menlo Park, il nuovo reparto voluto da Mark Zuckerberg per recuperare terreno nell’IA generativa.
La notizia, confermata da una fonte vicina all’operazione, segna il primo passaggio di peso da Apple verso la divisione IA avanzata di Meta, ed è destinata a far rumore.
Pang era considerato una delle figure centrali nello sviluppo dei foundation model interni ad Apple, un’area cruciale per i futuri prodotti della Mela in ambito generativo.
Il suo addio non è solo un danno in termini di know-how, ma anche un segnale di quanto Cupertino stia facendo fatica a trattenere i suoi migliori cervelli in un momento di forte pressione competitiva.
A conferma dell’importanza strategica della mossa, Meta avrebbe offerto a Pang un pacchetto retributivo valutato in “decine di milioni di dollari”. E non è un’eccezione. Zuckerberg sta alimentando una vera e propria corsa agli armamenti nell’universo IA, e lo sta facendo a colpi di offerte milionarie: per alcuni ricercatori si parla addirittura di compensi che superano i 100 milioni.
Il Superintelligence Lab e l’effetto Wang
Il Superintelligence Lab è guidato da Alexandr Wang, fondatore di Scale AI, entrato in Meta dopo che l’azienda ha investito nella sua società, portandola a una valutazione di 29 miliardi di dollari.
Proprio la presenza di Wang al timone ha contribuito a rendere il laboratorio uno dei poli più attrattivi per chi lavora nell’IA. In pochi giorni Meta ha annunciato l’ingresso di undici nuovi ricercatori, provenienti da colossi come OpenAI, Google DeepMind e Anthropic. E la campagna di reclutamento sembra tutt’altro che conclusa.
Zuckerberg punta dichiaratamente a rimettere Meta in corsa nel grande gioco dell’IA, e vuole farlo investendo direttamente nei talenti. Una strategia aggressiva che contrasta con il momento di stasi vissuto dal suo portafoglio tecnologico: il lancio della versione di Llama, il modello linguistico open source sviluppato dall’azienda, è avvenuto in sordina. E la release successiva, ancora più potente, è stata posticipata, sollevando dubbi interni sulla traiettoria presa dal progetto.
Apple e la promessa mancata di Siri
Mentre Meta accelera, Apple arranca. L’abbandono di Ruoming Pang arriva in un momento delicato per l’azienda di Tim Cook, che da mesi promette un rilancio dell’assistente vocale Siri basato sull’intelligenza artificiale generativa.
Un rilancio che, secondo quanto riferito da alcuni dirigenti, avrebbe dovuto vedere la luce già nella seconda metà del 2024 ma che continua a slittare. Il motivo? Il prodotto interno semplicemente “non è ancora all’altezza degli standard qualitativi Apple”.
La situazione rischia di mettere ulteriormente in discussione la narrazione di Apple come azienda in prima linea sull’IA. Mentre i concorrenti raccolgono consensi e visibilità, Cupertino sembra muoversi con troppa prudenza, anche per timore di rilasciare tecnologie non perfettamente controllabili. Un approccio coerente con la filosofia dell’azienda, ma che nel contesto attuale rischia di farle perdere terreno.
Il mercato dei talenti è il nuovo fronte caldo
A emergere, però, è soprattutto il nuovo scenario competitivo in cui la battaglia sull’IA si gioca sempre più sulla capacità di attrarre (e specularmente trattenere) le menti migliori.
Meta, forte di risorse finanziarie e di un rinnovato slancio strategico, sta costruendo da zero un’unità interamente votata alla “superintelligenza”. Apple, al contrario, deve fare i conti con una cultura aziendale più chiusa e con il peso di aspettative sempre più difficili da soddisfare.
Nel mezzo, c’è una questione più profonda: l’IA non è solo una tecnologia da integrare nei prodotti ma un ecosistema che si alimenta di ricerca, sperimentazione e talento. Chi saprà investire nella direzione giusta e farlo con rapidità, avrà un vantaggio competitivo enorme nei prossimi anni.
Meta ha già cominciato a muovere le pedine, Apple deve decidere se giocare in difesa o rilanciare


