Facebook avrebbe condiviso con Netflix i messaggi privati degli utenti

by | 30 Mar 2024 | Tecnologia

Tempo di lettura: 3 minuti

L’avventura di Facebook nel mondo dello streaming è iniziata nel 2017 col lancio di Facebook Watch e la successiva pubblicazione di una serie di programmi originali, tra cui il talk show “Red Table Talk” di Jada Pinkett Smith. Il progetto però non è mai decollato realmente e Facebook Watch, come piattaforma video, non è mai stata competitiva rispetto a Netflix o Amazon Prime Video.

Nell’aprile dell’anno scorso, Meta ha annunciato la fine del supporto per gli spettacoli originali su Facebook Watch, chiudendo di fatto il capitolo dello streaming. L’app Facebook Watch è stata poi dismessa e, ovviamente, a ciò sono seguiti dei licenziamenti.

La chiusura dell’incursione nello streaming da parte di Meta sembrerebbe una delle tante misure di riduzione dei costi adottate dalle aziende, come sempre accade quando un esperimento non dà i risultati sperati. Alcuni documenti recentemente divulgati suggeriscono però che i piani di Facebook Watch erano stati compromessi ben prima, ossia nel periodo in cui Reed Hastings, fondatore ed ex CEO di Netflix, faceva parte del Consiglio di amministrazione di Facebook.

In queste ore, infatti, nella causa in corso contro Meta (la stessa da cui sono emerse le informazioni relative a Project Ghostbusters), sono stati mostrati documenti che danno tutta un’altra spiegazione ai fatti appena narrati. E che, come ben spiega Ars Technica, imputano la decisione di Facebook alla volontà di accontentare uno dei suoi maggiori inserzionisti: Netflix, per l’appunto.

La causa, avviata nel dicembre 2020, menziona accordi segreti tra Facebook e Netflix, oltre a dozzine di altri sviluppatori di terze parti. E in un documento presentato lo scorso 14 aprile, si accusa Facebook di pratiche anticoncorrenziali a danno dei concorrenti e dei consumatori del social network.

Secondo l’accusa, l’intensa relazione commerciale tra Netflix e Facebook, alimentata dagli ingenti investimenti pubblicitari della prima nella seconda, avrebbe spinto le due società a negoziare la fine della concorrenza nel settore dello streaming video. Come se ciò non fosse sufficiente, ad aggiungere carne al fuoco arrivano alcuni documenti del 2013, secondo i quali Netflix aveva accesso ai messaggi privati degli utenti di Facebook; in cambio, forniva report periodici a Zuckerberg sull’efficacia delle raccomandazioni di Facebook.

Secondo quanto sostiene l’accusa, “Nel 2013, Netflix aveva iniziato a stipulare una serie di accordi Facebook Extended API, incluso un cosiddetto accordo Inbox API, che le consentiva l’accesso alle caselle di posta dei messaggi privati ​​degli utenti di Facebook, in cambio del quale Netflix forniva a Facebook un rapporto scritto ogni due settimane, che mostrava il conteggio giornaliero degli invii di consigli e dei clic dei destinatari per interfaccia, superficie di avvio e/o variante di implementazione (ad esempio, destinatari dei consigli di Facebook rispetto a quelli non di Facebook). […] Nell’agosto 2013, Facebook ha fornito a Netflix l’accesso alla sua cosiddetta “Titan API”, un’API privata che consente ai partner inseriti nella whitelist di accedere, tra le altre cose, all’app di messaggistica degli utenti di Facebook.”

Sorry for Your Loss è una serie televisiva pubblicata dal 18 settembre 2018 su Facebook Watch. La faccia basita della Olsen ben rispecchia la nostra nel leggere dell’ennesima violazione della privacy da parte di Facebook.

Facebook in questi anni ha più volte rassicurato gli utenti dichiarando di aver implementato la crittografia end-to-end per proteggere la privacy delle comunicazioni. E a conferma di ciò non possiamo che riportare il seguente passaggio (“This means that nobody, including Meta, can see what’s sent or said, unless you choose to report a message to us. End-to-end encryption gives people more secure chats in Messenger”), che potete trovare a questa pagina di Meta. Peccato che un report del New York Times la sconfessi, evidenziando non solo l’accesso di Netflix, ma anche di Spotify, ai messaggi privati degli utenti.

Solo pochi giorni fa raccontavamo di Project Ghostbusters, l’operazione illecita con cui Facebook ha segretamente tracciato i propri utenti per avvantaggiarsi nella competizione dapprima con Snapchat, e poi anche di Amazon e YouTube. Questi nuovi sviluppi, purtroppo, non fanno che rafforzare la scarsa reputazione di Facebook circa il rispetto della privacy dati dei propri utenti.

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