Wikipedia: il traffico crolla per colpa dei riassunti IA e dei video social

by | 20 Ott 2025 | IA, Tecnologia

illustrazione: chagpt
Tempo di lettura: 2 minuti

Wikipedia è da sempre un rifugio di conoscenza libera in una internet sempre più dominata da social tossici, disinformazione e pubblicità. Ma anche l’enciclopedia libera non è immune alle trasformazioni che stanno ridisegnando la rete.

Secondo Marshall Miller, dirigente della Wikimedia Foundation, le visualizzazioni da parte di utenti umani sono calate dell’8% rispetto all’anno scorso. Un numero che, di per sé, non sembrerebbe drammatico, ma che nasconde un cambio di paradigma: il modo stesso in cui cerchiamo e consumiamo informazioni sta cambiando.

Wikipedia e il falso traffico dei bot

Per capire cosa stia accadendo bisogna partire dai bot. Fino a pochi mesi fa, i sistemi di Wikipedia non riuscivano a individuare alcune forme di traffico automatizzato particolarmente sofisticate.

Questi bot “eludevano il rilevamento” mascherandosi da utenti reali. Con l’aggiornamento dei sistemi di tracciamento, la fondazione ha potuto ricalcolare i numeri in modo più preciso e ha scoperto che una parte significativa del traffico di maggio e giugno proveniva da automatismi e non da persone.

Una volta corretta la distorsione, la realtà è emersa chiaramente: meno visite, meno interazioni, meno lettori umani.

L’effetto ChatGPT e la generazione TikTok

Miller individua due cause principali. La prima è l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa.

I motori di ricerca stanno iniziando a rispondere alle domande direttamente nei risultati, grazie a riassunti prodotti dai modelli linguistici. Questo significa che sempre più utenti leggono le risposte senza aprire i siti sorgente, inclusa Wikipedia.

Google nega che questa dinamica riduca il traffico ai siti, ma tutte le evidenze raccolte finora, dalla fondazione così come da editori e testate, indicano il contrario.

La seconda causa è l’ascesa dei video social. Le generazioni più giovani, dice Miller, preferiscono informarsi su TikTok, YouTube o Instagram, dove l’informazione viene servita in forma di clip, meme o “explainer” audiovisivi.

È una tendenza che non solo erode il traffico ai siti ma che cambia anche il rapporto con la conoscenza: non più cercata ma ricevuta.

La conoscenza invisibile

Eppure Wikipedia non sparisce. Continua a essere, paradossalmente, una delle principali fonti da cui l’IA e i motori di ricerca attingono per addestrare i propri modelli o compilare risposte. È la conoscenza invisibile: c’è ma non la si visita più.

Miller stesso riconosce che “questo non rende Wikipedia meno importante, poiché le informazioni tratte dai nostri contenuti raggiungono comunque le persone”. Ma il problema, aggiunge, è un altro: “Con meno visite, ci saranno meno volontari che potranno arricchire le voci e meno donatori che sosterranno il progetto.”

Dietro la cortina dell’automazione, si nasconde allora una questione culturale profonda: se gli utenti non sanno più distinguere tra la fonte e il riassunto, tra la conoscenza e la sua rappresentazione sintetica, la qualità dell’informazione si dissolve.

Un futuro senza ricerca

Wikipedia non si arrende. Sta lavorando a un nuovo sistema per attribuire chiaramente la provenienza dei contenuti e cerca volontari per ampliare la propria base di lettori. Ma la sfida è ormai sistemica.

Come sottolinea Miller, la sopravvivenza di Wikipedia, e del sapere aperto in generale, dipende anche dal comportamento quotidiano degli utenti: cliccare sulle fonti, cercare le citazioni, distinguere tra ciò che è scritto da esseri umani e ciò che è generato da un algoritmo.

È un appello che vale ben oltre l’enciclopedia. Perché se smettiamo di cercare, il web smette di esistere come luogo di scoperta e diventa un ecosistema chiuso, alimentato da frammenti di conoscenza che non sappiamo più ricondurre a chi li ha creati.

Fonte: TechCrunch

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