Un round da 65 miliardi di dollari triplica la valutazione della startup di Dario Amodei in un solo trimestre. Grazie anche a ricavi che crescono a una velocità senza precedenti nel settore.
Tre mesi fa Anthropic valeva 350 miliardi di dollari. Oggi ne vale quasi mille. Il round da 65 miliardi di dollari appena chiuso, guidato da Altimeter Capital e Sequoia Capital, porta la valutazione complessiva della società a 965 miliardi, incluso il nuovo capitale. Ciò le permette di superare OpenAI, ferma a circa 852 miliardi. È il sorpasso più rapido nella storia recente dell’industria tecnologica: nessuna startup era riuscita a quasi triplicare la propria valutazione in un trimestre.
Per capire cosa sia cambiato in così poco tempo, bisogna guardare ai ricavi. Il fatturato annualizzato di Anthropic (una stima proiettata sulle performance recenti, metrica standard per le startup in forte crescita), ha superato 47 miliardi di dollari nel corso di maggio. A gennaio era una frazione di quella cifra: la crescita, superiore a cinque volte in pochi mesi, non ha precedenti per un’azienda delle sue dimensioni.
Brad Gerstner, fondatore di Altimeter Capital, ha sintetizzato così la tesi degli investitori: “I più recenti progressi di Claude hanno guidato un’adozione su larga scala tra le organizzazioni più esigenti al mondo.”
Perché i ricavi crescono così in fretta
Il motore della crescita non è il pubblico generalista ma il mercato aziendale. Anthropic ha costruito negli ultimi diciotto mesi una posizione solida tra gli sviluppatori di software e le grandi organizzazioni, un segmento dove i contratti sono pluriennali, i volumi di utilizzo sono elevati e la sensibilità al prezzo è minore rispetto al grande pubblico. È la stessa strada che ha portato OpenAI a 12,7 miliardi di fatturato nel 2025, ma Anthropic la sta percorrendo a una velocità superiore.
A questo si aggiunge il contributo di Mythos, il modello tenuto in distribuzione riservata per le sue capacità avanzate in ambito sicurezza informatica. Come abbiamo scritto nelle settimane scorse, la sua presentazione ha spinto il Tesoro e la Federal Reserve a convocare d’urgenza i CEO delle principali banche statunitensi per valutare i rischi sistemici.
Ieri Anthropic ha comunicato di stare lavorando a una distribuzione più ampia “nelle prossime settimane”, e ha rilasciato contestualmente Claude Opus 4.8, descritto come più “cauto” nell’avanzare affermazioni non verificate.
La struttura del round
Il finanziamento ha una composizione che racconta molto sullo stato attuale dell’industria dell’IA. Anthropic aveva fissato un obiettivo iniziale di 30 miliardi da raccogliere presso istituti finanziari tradizionali. Lo ha superato grazie all’ingresso di partner infrastrutturali, ossia Micron, Samsung e SK Hynix.
Parliamo dei tre principali produttori mondiali di chip di memoria, tutti fornitori di Anthropic per i suoi data center, che hanno sottoscritto quote del round. Si aggiungono al computo i 15 miliardi già impegnati dai grandi operatori cloud, tra cui 5 miliardi da Amazon, più fondi istituzionali come Blackstone e capitali sovrani come MGX di Abu Dhabi e Temasek di Singapore.
Che fornitori e clienti investano contemporaneamente nella stessa azienda è ormai un tratto strutturale dell’industria dell’IA, un meccanismo del quale abbiamo già scritto più volte e che alimenta da mesi le preoccupazioni degli analisti su una possibile bolla nel settore.
Il problema del compute
Il nuovo capitale ha una destinazione precisa: comprare potenza di calcolo. Anthropic ha dichiarato esplicitamente di aver avuto difficoltà di capacità nei mesi scorsi, incapace di soddisfare l’intera domanda dei suoi strumenti.
Ha anche stretto un accordo miliardario con SpaceX per l’accesso a uno dei suoi data center, e ha firmato accordi a lungo termine con Google, Broadcom e Amazon, il cui valore complessivo potrebbe raggiungere centinaia di miliardi di dollari.
Krishna Rao, direttore finanziario di Anthropic, ha sintetizzato le priorità: “Questo finanziamento ci aiuterà a rispondere alla domanda storica che stiamo vivendo, a mantenerci alla frontiera della ricerca e a portare Claude in più luoghi in cui il lavoro accade”.
In parallelo, la società è in una disputa legale con il Dipartimento della Difesa sull’uso militare dei suoi modelli. Una battaglia che, per ora, non ha lasciato tracce sui numeri.
Una corsa verso la borsa
Sullo sfondo di tutto questo c’è la prospettiva di una quotazione in borsa, che potrebbe arrivare già nel corso di quest’anno.
OpenAI e SpaceX si muovono nella stessa direzione. Gli investitori che hanno partecipato al round, molti dei quali già presenti nei round precedenti, cercano di consolidare le loro quote prima che i prezzi di ingresso siano fissati dai mercati pubblici.
A quella soglia, una valutazione da quasi un trilione di dollari per un’azienda che due anni fa ne valeva appena diciotto pone una domanda che per ora nessuno vuole affrontare apertamente: quanto di tutto questo si regge sulla crescita effettiva, e quanto sull’aspettativa di crescita futura?
Fonte: Financial Times


