Donald Trump ha infine firmato l’ordine esecutivo sull’intelligenza artificiale che aveva fermato all’ultimo momento appena due settimane fa. Ma il testo arrivato sulla scrivania del presidente degli Stati Uniti è più ‘leggero’ rispetto alla versione iniziale.
La differenza più importante sta nei tempi. La prima bozza prevedeva che le aziende di IA potessero sottoporre i modelli più avanzati a una revisione governativa fino a 90 giorni prima del rilascio pubblico. Il nuovo ordine riduce quella finestra a un massimo di 30 giorni e mantiene il meccanismo dentro un quadro volontario.
È il punto di equilibrio trovato dopo giorni di tensione dentro l’amministrazione e nel mondo MAGA. Da una parte c’erano i funzionari preoccupati dai rischi cyber dei modelli più potenti.
Dall’altra c’era chi temeva che una supervisione federale troppo pesante potesse rallentare OpenAI, Google, Anthropic e gli altri laboratori americani proprio mentre la competizione con la Cina è diventata uno dei dossier centrali della Casa Bianca.
Trump e il caso Mythos
Il nome che ha fatto salire la tensione è Mythos, il modello di Anthropic in grado di individuare vulnerabilità software come nessun altro.
La sua capacità di trovare falle nei sistemi informatici ha lanciato un allarme molto concreto a Washington: uno strumento di questo tipo può aiutare aziende e governi a correggere bug pericolosi, ma nelle mani sbagliate può anche rendere più facile scoprire punti deboli da sfruttare.
Secondo il Financial Times, il Tesoro statunitense, guidato da Scott Bessent, ha avuto un ruolo centrale nel sollevare il problema. Il timore non riguarda solo la cybersicurezza in senso generico, ma anche la tenuta del sistema finanziario.
Le banche, le grandi istituzioni finanziarie e le infrastrutture critiche sono infatti tra i soggetti che potrebbero essere coinvolti nella valutazione anticipata dei modelli più avanzati.
Il nuovo ordine chiede alle aziende di collaborare con il governo federale per selezionare partner fidati a cui concedere accesso anticipato ai modelli coperti dal provvedimento. In pratica, la Casa Bianca non vuole soltanto guardare i modelli prima del rilascio. Vuole anche contribuire a decidere chi può usarli in anticipo per rafforzare le difese cyber.
Sacks ottiene il compromesso sui tempi
La modifica più importante porta la firma politica di David Sacks, venture capitalist della Silicon Valley e consigliere di Trump sull’IA. Sacks aveva spinto per un approccio più leggero, sostenendo che una revisione troppo lunga avrebbe potuto ritardare il lancio dei modelli e trasformarsi, di fatto, in una regolazione preventiva.
Dopo la firma, Sacks ha definito l’ordine un “game changer” perché permetterebbe ai laboratori di rispettare il quadro volontario senza rinviare il rilascio dei nuovi modelli.
Ha anche precisato che, a suo avviso, il meccanismo dovrebbe riguardare solo i modelli che segnano un vero salto nelle capacità cyber, come Mythos, non i normali aggiornamenti incrementali dei prodotti già esistenti.
È una distinzione importante e se il perimetro resterà davvero questo, l’ordine non diventerà un controllo generalizzato su ogni nuova versione dei modelli IA. Servirà piuttosto a intercettare quei sistemi che cambiano il livello di rischio, perché possono scoprire vulnerabilità o produrre capacità operative difficili da gestire con le regole attuali.
Il fronte MAGA è diviso
Il decreto è arrivato dopo uno scontro interno tutt’altro che trascurabile. Nel mondo vicino a Trump c’è chi vorrebbe mettere i modelli più avanzati sotto un controllo pubblico molto più forte.
Steve Bannon, secondo il Financial Times, ha ad esempio sostenuto l’idea di portare i principali modelli sotto il controllo del governo americano.
Kevin Hassett, direttore del National Economic Council, si era spinto ancora oltre nel paragone: i modelli di frontiera, aveva suggerito, potrebbero essere sottoposti a un processo di approvazione simile a quello dei farmaci, con un rilascio solo dopo una verifica di sicurezza.
L’analogia con la Food and Drug Administration ha fatto scattare la reazione contraria di imprenditori e investitori del settore, inclusi alcuni vicini all’amministrazione.
Da quel momento la Casa Bianca ha insistito su un messaggio preciso: questo ordine non è una regolazione. Lo stesso Bessent, prima della data prevista per la firma della versione originaria, aveva sottolineato che l’obiettivo era continuare a dominare la corsa dell’IA mantenendo la sicurezza in primo piano.
La formula scelta prova a tenere insieme entrambe le esigenze. Non impone un regime obbligatorio ma crea un canale stabile tra governo, laboratori IA e soggetti considerati affidabili. E questo basta a rendere il provvedimento politicamente rilevante.
Anthropic allarga l’accesso a Mythos
Va osservato che, nello stesso momento in cui Trump aumenta la supervisione sui modelli più potenti, Anthropic ha ottenuto il via libera per allargare l’accesso a Mythos. L’azienda di Dario Amodei, l’abbiamo scritto stamattina, ha infatti annunciato l’espansione di Project Glasswing, l’iniziativa con cui mette il modello a disposizione di organizzazioni selezionate per trovare e correggere vulnerabilità software.
La direzione è chiara. Washington non vuole fermare Mythos, vuole piuttosto evitare che capacità di questo tipo arrivino sul mercato senza una rete di controllo, test e partner fidati. È una linea sottile, perché il meccanismo resta volontario e l’amministrazione continua a dire che non si tratta di regolazione.
Ma per alcuni osservatori il significato politico è già evidente. Dean Ball, ex consigliere di Trump sull’IA, ha definito l’ordine una vittoria importante per l’ala più attenta alla sicurezza e ha suggerito che possa preparare il terreno per un futuro regime di licenza dei modelli.
Per ora Trump ha scelto la via più prudente dal punto di vista industriale: meno giorni di revisione, nessun obbligo formale, nessun freno dichiarato alla corsa americana. Il principio però è stato fissato. I modelli più potenti non sono più soltanto prodotti tecnologici da lanciare sul mercato. Sono strumenti che la Casa Bianca vuole vedere prima, almeno quando possono cambiare il livello di rischio cyber.
Fonti: Wall Street Journal, Financial Times


