Gli inviti erano arrivati solo 24 ore prima. La firma del decreto esecutivo sull’intelligenza artificiale era prevista per giovedì pomeriggio all’Oval Office, e Trump aveva convocato i vertici di OpenAI, Google, Anthropic, Meta e Microsoft.
Molti CEO non erano riusciti a liberarsi: al loro posto, le aziende avevano inviato altri dirigenti, già in volo verso Washington. Quando l’aereo è atterrato, però, non c’era più niente da firmare.
Trump ha spiegato ai giornalisti di aver rinviato perché “non gli piacevano certi aspetti” dell’ordine, senza specificare quali. Poi ha aggiunto: “Penso che ostacoli — stiamo guidando sulla Cina, stiamo guidando su tutti, e non voglio fare niente che possa interferire con questo vantaggio”-
Cosa prevedeva l’ordine di Trump
Il testo avrebbe rappresentato un’inversione netta rispetto alla postura adottata dall’amministrazione Trump dal primo giorno.
Il 20 gennaio 2025, una delle prime mosse alla Casa Bianca era stata revocare il decreto di Biden del 2023, che imponeva alle aziende di IA di condividere i risultati dei test di sicurezza con il governo prima della release. Con quell’abrogazione, Washington aveva scelto esplicitamente la strada del non intervento.
Il nuovo ordine avrebbe rimesso in piedi un meccanismo simile, questa volta su base volontaria. Le principali aziende avrebbero condiviso i propri modelli con il governo in una finestra compresa tra 14 e 90 giorni prima del rilascio pubblico. Con una forbice così ampia da riflettere, già nella bozza, le tensioni tra chi chiedeva più tempo e chi voleva meno vincoli.
L’ufficio per la sicurezza informatica della Casa Bianca e altre agenzie avrebbero avuto due mesi per costruire un processo di valutazione, con l’obiettivo di identificare vulnerabilità nei sistemi di banche, reti energetiche e altre infrastrutture sensibili.
Il trigger: Mythos
Dietro l’accelerazione regolatoria c’è un modello. Come abbiamo scritto nelle settimane scorse (prima con il lancio del Progetto Glasswing il 7 aprile, poi con il meeting d’emergenza convocato dal Tesoro e dalla Fed con i CEO delle principali banche), Mythos di Anthropic ha cambiato il tono della conversazione a Washington.
Il modello ha individuato autonomamente migliaia di vulnerabilità zero-day in tutti i principali sistemi operativi e browser, ed è stato ritenuto troppo rischioso per una distribuzione ampia. Funzionari governativi e istituti finanziari hanno cominciato a chiedersi cosa succederebbe se capacità simili finissero nelle mani sbagliate.
Il decreto era, almeno in parte, una risposta a quella domanda.
Le divisioni alla Casa Bianca
La cancellazione della firma ha chiuso settimane di negoziazioni interne, e le divisioni che ha rivelato non riguardano dettagli tecnici. Riguardano una domanda fondamentale: come si esercita una supervisione su una tecnologia che si ritiene strategicamente decisiva, senza frenarne lo sviluppo?
Trump ha scelto, almeno per ora, di non scegliere. La retorica della competizione con la Cina (“stiamo guidando su tutti”) è servita da giustificazione ma anche da schermo.
Non è chiaro se il testo del decreto cambierà, né quando potrebbe tornare sul tavolo. Quello che è chiaro è che la Casa Bianca ha passato settimane a costruire un meccanismo di governance dell’IA, poi ha deciso all’ultimo momento di non firmarlo.
Un segnale che le pressioni (dell’industria, degli alleati interni, o di entrambi), pesano ancora più dei timori sulla sicurezza.
Fonte: The New York Times


