L’amministrazione Trump sta implementando un ambizioso sistema di raccolta dati che ricorda il controverso Scs, il sistema di credito sociale cinese.
Un ordine presidenziale firmato tre mesi fa, inizialmente passato inosservato tra i numerosi provvedimenti esecutivi, sta ora generando preoccupazioni trasversali nel panorama politico americano.
Il progetto prevede la creazione di un database centralizzato che aggreghi informazioni provenienti da diverse fonti governative: dati fiscali, sanitari, scolastici, professionali e bancari.
L’obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca è migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione, combattere abusi e sprechi, eliminando i “silos burocratici” che attualmente non rendono possibile la condivisione delle informazioni.
Questa iniziativa rappresenta una significativa modifica del Privacy Act del 1974, che vietava agli enti pubblici di trasferire dati dei cittadini senza il loro consenso esplicito.
La giustificazione ufficiale punta sull’ottimizzazione delle risorse pubbliche e sul rafforzamento della sicurezza nazionale.
L’eredità di Elon Musk e il ruolo di Palantir
Il cambiamento di paradigma era iniziato durante il periodo in cui Elon Musk dirigeva il DOGE (Department of Government Efficiency), quando aveva ottenuto l’accesso a dati sensibili come le posizioni fiscali di tutti i cittadini americani.
Nonostante l’uscita di Musk dal governo Trump, il progetto ha mantenuto la sua traiettoria.
Un ruolo centrale è stato assegnato a Palantir, l’azienda tecnologica di Peter Thiel specializzata nell’analisi di big data per il Pentagono e i servizi di intelligence.
La società utilizzerà la sua piattaforma Foundry per raccogliere e organizzare questa enorme quantità di informazioni, suscitando ulteriori preoccupazioni sulla natura del progetto.
Applicazioni pratiche e controverse
Un esempio concreto dell’implementazione è la richiesta del Dipartimento dell’Agricoltura agli stati di fornire informazioni dettagliate sui 42 milioni di americani che ricevono assistenza alimentare tramite i food stamps.
I dati richiesti includono identità, residenza, date di nascita e posizioni previdenziali, con l’obiettivo di identificare abusi, doppi pagamenti e assistenza impropria a immigrati irregolari, i cui dati, secondo AP, saranno usati per organizzare le deportazioni.
L’amministrazione ha particolarmente nel mirino stati come Illinois, California e Washington, considerati “rifugi” per i migranti e sospettati di utilizzare fondi federali Medicaid in modo improprio.
Resistenze bipartisan e preoccupazioni libertarie alle politiche di Trump
Le critiche più sorprendenti arrivano proprio dalla base MAGA di Trump. Influencer e attivisti con milioni di follower, come Hodgetwins e The Patriot Voice, stanno esprimendo preoccupazioni per quello che definiscono “monitoraggio invasivo”.
Anche figure come l’ex deputato Justin Amash avvertono dell’imminente arrivo di uno “stato di sorveglianza”.
Questi critici, pur essendo fedeli sostenitori di Trump, mantengono una forte ideologia libertaria che privilegia le libertà personali e la privacy.
La scelta di Palantir come contractor principale ha esacerbato le tensioni, considerando che WikiLeaks ha definito l’azienda un’organizzazione di spionaggio.
Il precedente cinese e i rischi democratici
Il sistema ricorda inevitabilmente il Social Credit System (SCS) cinese, che utilizza dati massivi per creare profili individuali dei cittadini, premiando o punendo comportamenti secondo criteri di “utilità sociale”.
Sebbene l’amministrazione americana neghi intenti simili, i parallelismi sono evidenti.
Esperti di computer science come Paul Graham avvertono che Palantir sta costruendo un’infrastruttura che potrebbe essere utilizzata per instaurare uno stato di polizia.
Ron Paul, figura storica del movimento libertario repubblicano, ha paragonato la situazione al Patriot Act post-11 settembre, che prometteva sicurezza ma ha comportato un significativo erosione delle libertà civili.
Vantaggi tecnologici vs. rischi democratici
I sostenitori del progetto sottolineano i potenziali vantaggi delle politiche di Trump: maggiore efficienza amministrativa, migliore allocazione delle risorse, sviluppo di modelli di intelligenza artificiale più avanzati.
La Cina ha dimostrato che l’accesso a enormi quantità di dati può rappresentare un significativo vantaggio competitivo.
Tuttavia, la storia del Privacy Act del 1974 ricorda che il Congresso, influenzato dal conservatore Barry Goldwater, scelse deliberatamente di privilegiare la riservatezza rispetto all’efficienza, riconoscendo la pericolosità di un governo che “sa tutto di tutti”.
Nonostante le resistenze democratiche e alcuni interventi giudiziari temporanei, il progetto sembra destinato a procedere.
La recente sentenza della Corte Suprema ha ulteriormente limitato i possibili freni giudiziari ai progetti di Trump.
La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra efficienza amministrativa e protezione delle libertà civili, in un contesto tecnologico dove la raccolta e l’analisi dei dati assumono sempre maggiore importanza strategica.


