“Tinder scommette sull’IA per fermare l’emorragia di utenti”: così titolavamo lo scorso febbraio. E oggi ne abbiamo la conferma, che però ci fa venire il dubbio di trovarci di fronte a un’ammissione di fallimento strategico mascherata da innovazione.
Tinder è infatti alla ricerca di una nuova formula per arrestare un’emorragia che dura ormai da nove trimestri consecutivi: quella degli utenti paganti. E l’ultima scommessa di Match Group, la società madre della celebre app di appuntamenti, è il permesso di entrare nel sancta sanctorum dello smartphone di ogni utente: il Rullino fotografico
Il Rullino come ultima frontiera
L’allarme è arrivato dalla call sugli utili, dove Match Group ha confermato un altro trimestre difficile. I ricavi di Tinder sono scesi del 3% su base annua, e gli utenti paganti del 7%. Il fatturato complessivo del gruppo è salito appena del 2%, a 914,2 milioni di dollari, mentre l’utile per azione (62 centesimi) è rimasto sotto le attese di Wall Street, che ne prevedeva 63.
Un divario sufficiente a far tremare gli investitori, sebbene noi comuni mortali probabilmente stapperemmo lo champagne se a fine anno ci accorgessimo di aver sforato il nostro budget dell’1,6%.
Per tentare un rilancio, l’azienda ha annunciato “Chemistry”, una nuova funzione che dopo alcune domande interattive chiede all’IA di accedere alle foto personali per “interpretare” interessi e personalità. L’amministratore delegato Spencer Rascoff l’ha già definita “un pilastro fondamentale dell’esperienza di prodotto di Tinder per il 2026”, con test in corso in Nuova Zelanda e Australia.
L’idea è che l’intelligenza artificiale identifichi i nostri hobby (cucinare, andare in moto, fare sport), per proporre match con profili affini. Ma è qui che la mossa assume una sfumatura inquietante.
Ancora una volta, un servizio digitale chiede agli utenti di sacrificare la propria privacy per ottenere un vantaggio minimo, offrendo in cambio un’illusione di personalizzazione che ricorda da vicino la strategia di Meta, che già punta a scandagliare i Rullini fotografici degli utenti per proporre remix creativi dei loro scatti con la propria IA (ma, in realtà, ottenendo un accesso pressoché illimitato a miliardi di immagini utili ad addestrarla).
Tinder e la crisi del dating
Le casse di Match Group non se la passano bene, e la società ha già messo in conto che la sperimentazione di Chemistry peserà per circa 14 milioni di dollari sui ricavi diretti di Tinder. Nel quarto trimestre l’azienda prevede ricavi compresi tra 865 e 875 milioni di dollari, una forbice che ha deluso gli analisti.
Il problema, però, non è solo contabile. Il mercato del dating online sta cambiando pelle: molti giovani, stanchi della “gamificazione” degli incontri digitali, tornano a cercare esperienze reali. Allo stesso tempo, la spesa media dei daters americani cala, frenata da un’economia che “flirta con la recessione” e da un reddito disponibile sempre più ridotto. Quando si deve tagliare, gli abbonamenti premium a Tinder finiscono rapidamente nella lista delle spese superflue.
Non va poi dimenticato che anche gli appuntamenti “offline” hanno un costo. E tra cene, drink e spostamenti, nell’attuale contesto economico anche l’amore diventa una voce non trascurabile nel bilancio personale.
L’IA come cerotto per un modello in crisi
Negli ultimi mesi Tinder ha moltiplicato gli esperimenti per rivitalizzare la piattaforma. Ha introdotto nuove modalità di incontro (“dating modes”), uscite di gruppo o doppie (“double dates”), un sistema di verifica facciale per autenticare i profili e un redesign completo delle pagine utente, con prompt integrati direttamente nella galleria fotografica.
Parallelamente, Match Group sta provando a diversificare l’impiego dell’intelligenza artificiale. Alcuni algoritmi basati su Large Language Model agiscono da “consiglieri etici”, invitando gli utenti a riflettere prima di inviare messaggi potenzialmente offensivi con un semplice “Sei sicuro?”.
Altri aiutano a scegliere le immagini più efficaci per il profilo, ottimizzando le possibilità di match. Ma con Chemistry il discorso cambia. Non si tratta più di migliorare l’esperienza d’uso, bensì di ampliare la raccolta dati per compensare un modello di business in affanno. In questo senso, Tinder sembra più interessata a ciò che può imparare dagli utenti che a ciò che può offrire loro.
La domanda diventa allora inevitabile: può l’intelligenza artificiale rianimare un’app che ha perso la sua magia, schiacciata tra crisi economica e disillusione generazionale? E soprattutto, gli utenti saranno disposti a sacrificare la propria privacy più intima per aiutare Tinder a restare in vita?
Fonte: TechCrunch


