Altman a Washington per difendere l’IA “democratica”

da | 22 Lug 2025 | IA, Politica

Sam Altman, CEO di OpenAI

Il CEO di OpenAI, Sam Altman, torna a Washington per una nuova offensiva politica in difesa della sua visione “democratica” dell’intelligenza artificiale.

In un intervento previsto per stasera alla conferenza della Federal Reserve, Altman proporrà una “terza via” che vuole collocarsi tra i fautori entusiasti dell’IA e i profeti del disastro, ribadendo il principio che l’accesso diffuso alla tecnologia è la chiave per equilibrare i suoi effetti sul lavoro e sull’economia.

Secondo fonti vicine all’azienda, l’obiettivo di Altman è quello di sottrarre la discussione dalle semplificazioni ideologiche per riportarla su un terreno pragmatico.

L’idea è che non basta evitare i rischi ma bisogna anche distribuire i benefici, evitando che l’IA si trasformi in un potere concentrato nelle mani di pochi. Il modello proposto da OpenAI si fonda sul mettere “gli strumenti nelle mani delle persone per fare cose concrete”, così da allargare la partecipazione alla futura prosperità economica.

ChatGPT, un successo planetario ma gratuito

Nel corso dell’iniziativa, OpenAI renderà noti anche nuovi dati sull’adozione dei propri strumenti: ChatGPT riceve oltre 2,5 miliardi di prompt al giorno a livello globale, di cui 330 milioni solo dagli Stati Uniti.

L’azienda conferma però che la versione gratuita del chatbot resta di gran lunga la più utilizzata, con una base di utenti attivi settimanali superiore ai 500 milioni.

Sempre in occasione dell’intervento alla Fed, verrà presentata un’analisi economica firmata dal capo economista di OpenAI, Ronnie Chatterji, con l’obiettivo di quantificare l’impatto produttivo dell’IA sull’economia americana.

Trump annuncia il suo piano, la Casa Bianca lo segue

Il viaggio politico di Altman cade durante una settimana densa di appuntamenti per il futuro dell’IA negli Stati Uniti.

Mercoledì il presidente Trump terrà il discorso di apertura del summit Winning the AI Race, organizzato dall’All-In Podcast e dal think tank Hill & Valley Forum.

Sempre mercoledì, la Casa Bianca pubblicherà il tanto atteso AI Action Plan, un documento di 20 pagine che secondo quanto anticipato da Axios, seguirà una linea “pro-crescita” e poco interventista.

In questo contesto, Altman intende rafforzare il messaggio già lanciato un anno fa in un editoriale sul Washington Post, dove difendeva una “visione democratica dell’IA” contro quella promossa da regimi autoritari pronti a spendere cifre enormi per superare la leadership tecnologica degli Stati Uniti.

Altman: “Non si tratta di fermare la disruption ma di distribuirla”

A sintetizzare la visione di Altman è una frase condivisa da un suo consigliere: “Non si tratta di fermare la disruption, ma di metterla nelle mani delle persone, affinché abbiano l’opportunità di beneficiarne”.

È lo stesso messaggio che il CEO ha rilanciato su X la scorsa settimana, commentando le parole di Jensen Huang, numero uno di Nvidia: l’IA renderà le persone molto più capaci, anche se i lavori del futuro saranno profondamente diversi.

“Magari ci sembreranno giochi”, ha scritto Altman, “ma per le persone del futuro saranno comunque attività significative. Un po’ come noi oggi, se visti dagli occhi del passato.”

In un saggio pubblicato il mese scorso, il CEO di OpenAI ha peraltro descritto l’obiettivo dell’azienda come la costruzione di “un cervello per il mondo”.

Eccesso di retorica?

C’è senz’altro una componente retorica nei messaggi di Altman, forse financo eccessiva. Quando parla di “IA democratica” o di “cervello per il mondo”, propone una narrazione che punta a posizionare OpenAI come una forza positiva, quasi salvifica, in un contesto dove invece le domande aperte (su potere, disuguaglianze e concentrazione tecnologica) sono enormi.

L’idea che basti “mettere gli strumenti nelle mani delle persone” per democratizzare l’IA suona bene ma semplifica una realtà molto più complessa. Perché chi controlla questi strumenti, chi li finanzia, chi decide le regole del gioco?

Altman evita accuratamente di toccare questi temi strutturali, preferendo un linguaggio da “terza via” che cerca di rassicurare senza scontentare né i governi né i mercati.

E poi c’è anche un piccolo paradosso: mentre OpenAI sostiene di voler rendere l’IA accessibile a tutti, allo stesso tempo lavora a stretto contatto con giganti come Microsoft, vende API, e protegge i propri modelli con policy e licenze che certo non gridano “open” nel senso originario del nome.

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Il riferimento alla “produttività” è poi un altro classico: è il linguaggio perfetto per parlare agli economisti della Fed ma non dice nulla su cosa succederà a chi perde il lavoro o non ha accesso a queste tecnologie. Insomma, è una narrazione ben calibrata per piacere a Washington e a Wall Street, ma che lascia fuori molte delle vere sfide dell’IA.

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