Sam Altman propone “OpenAI for Countries”, la “IA democratica”

by | 7 Mag 2025 | IA, Politica

Tempo di lettura: 3 minuti

Alla vigilia della sua testimonianza al Senato degli Stati Uniti, Sam Altman si prepara a presentare al mondo la nuova offensiva tecnologico-diplomatica degli Stati Uniti.

OpenAI ha infatti annunciato “OpenAI for Countries”, un’iniziativa ambiziosa che mira a portare versioni localizzate di ChatGPT nei diversi Paesi del mondo, attraverso la creazione di data center nazionali e il coinvolgimento diretto dei governi.

Il progetto nasce con un intento esplicito: costruire un’intelligenza artificiale ispirata ai valori democratici, nel momento in cui “il mondo sarà costretto a scegliere tra un’IA democratica e una autocratica”.

Ad affermarlo è Chris Lehane, responsabile globale degli affari pubblici di OpenAI, che propone una visione già lanciata da Sam Altman. L’amministratore delegato di OpenAI l’aveva infatti già formulata con chiarezza in un editoriale pubblicato nel 2024 sul Washington Post.

In esso sosteneva che l’intelligenza artificiale debba riflettere principi di trasparenza, pluralismo e responsabilità. Ora, con “OpenAI for Countries”, quelle parole si trasformano in infrastrutture, investimenti e trattative geopolitiche.

Data center locali, modelli personalizzati

Il cuore dell’iniziativa è aiutare i Paesi a costruire e gestire infrastrutture AI proprie, capaci di offrire alla cittadinanza versioni di ChatGPT calibrate sui bisogni locali, con particolare attenzione ai settori dell’istruzione e della sanità.

Non si tratterà di un modello preconfezionato: “Non ci sarà un approccio standard, valido per tutti”, ha spiegato Lehane. “Ci saranno Paesi che, ad esempio, vorranno un modello di inferenza sviluppato per uno scopo ben preciso”.

L’obiettivo è far sì che ogni Stato possa contare su un’intelligenza artificiale “pensata, costruita e calibrata per i bisogni specifici di ciascun Paese”.

In cambio, i governi dovranno partecipare al finanziamento delle infrastrutture. Questo avverrà in continuità con Project Stargate, il programma annunciato da OpenAI in collaborazione con Oracle e SoftBank, che prevede la realizzazione di centri dati ad alta potenza per sostenere i modelli linguistici di nuova generazione.

Una richiesta di collaborazione, quindi, ma anche una garanzia di sovranità digitale, perché ogni Paese manterrà il controllo sui propri dati e potrà co-partecipare a un fondo per finanziare startup locali attive nel settore dell’intelligenza artificiale.

Sovranità dei dati e libertà individuali

Uno dei punti centrali del progetto è infatti l’equilibrio tra potenza computazionale e controllo pubblico.

OpenAI assicura che i governi coinvolti manterranno la sovranità sui propri dati, e si impegna a evitare che la tecnologia venga strumentalizzata per “consolidare il controllo” o limitare le libertà individuali.

“Vogliamo essere certi di proteggere le libertà individuali,” ha ribadito Lehane, delineando una linea rossa rispetto agli usi autoritari dell’intelligenza artificiale, già osservati in alcune parti del mondo.

Il progetto, però, non sarà completamente libero da vincoli. OpenAI ha confermato che lavorerà in coordinamento con il governo degli Stati Uniti per definire dove e come potrà essere distribuita la propria tecnologia, nel rispetto delle regole di export control volute da Biden e attualmente in vigore.

OpenAI e l’IA come strumento di politica estera

Il lancio di “OpenAI for Countries” avviene in un momento strategico: Altman è atteso al Congresso per un’audizione dal titolo evocativo, “Winning the AI race”, dove dovrà difendere la posizione americana nella corsa globale all’intelligenza artificiale.

Una corsa in cui la Cina è percepita sempre più come il principale competitor, tanto in termini di capacità tecnologica quanto di modello politico.

Il progetto di OpenAI si allinea apertamente alla linea dell’amministrazione Trump, che vede nella supremazia tecnologica uno strumento di affermazione geopolitica.

Durante l’AI Action Summit tenutosi a Parigi quest’anno, diversi leader internazionali hanno espresso il desiderio di avere una propria versione del progetto Stargate, segno che la domanda per soluzioni AI sovrane è ormai matura. OpenAI, dal canto suo, ha fiutato il momento e ha deciso di rispondere.

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L’azienda si presenta dunque non solo come attore tecnologico ma come interlocutore istituzionale capace di plasmare — insieme agli Stati — un futuro in cui l’IA non sia solo una questione di efficienza, ma anche di valori.

Per l’Europa, dunque, lo spazio di manovra sembra ridotto quando si parla di intelligenza artificiale. La scelta, infatti, è se affidarsi a modelli statunitense o cinesi. Un’alternativa europea, autonoma e competitiva, al momento non si intravede.

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