“Penso che ci siamo”. Greg Brockman, presidente di OpenAI, sostiene che GPT-6 Astra possa essere considerato il modello con cui l’intelligenza artificiale generale, o AGI, è finalmente arrivata.
Astra, che sarà introdotto in ChatGPT nei prossimi giorni, viene presentato da OpenAI come “il modello più intelligente al mondo”. Sa usare un computer in maniera simile a una persona e può affrontare attività lunghe, dalla modellazione finanziaria alla preparazione delle dichiarazioni fiscali e allo sviluppo di videogiochi, con una supervisione umana minima.
Il problema è capire quale traguardo abbia tagliato. Perché nello stesso giorno Brockman ha spiegato al Financial Times che “ognuno ha una definizione diversa di AGI”, che si tratta di qualcosa di “grigio” e “sfumato” e che oggi rappresenta “più un concetto legato alla missione o un concetto spirituale”.
Astra is useful for so many things, but I’m particularly excited to see how it transforms areas like entrepreneurship, scientific discovery, and how small teams tackle big problems. https://t.co/V9JWDiS4qt
— Greg Brockman (@gdb) September 3, 2026
Quando l’AGI sembrava fantascienza
Per anni l’AGI ha indicato qualcosa di molto più ambizioso di un chatbot particolarmente bravo. Nella Charter pubblicata nel 2018, OpenAI la definiva come “sistemi altamente autonomi che superano gli esseri umani nella maggior parte del lavoro economicamente rilevante”.
L’idea era quindi quella di una macchina generalista, capace di muoversi tra attività diverse e di svolgere meglio delle persone gran parte del lavoro che produce valore economico.
Nel 2023 OpenAI parlava ancora di sistemi “generalmente più intelligenti degli esseri umani”, capaci di aiutare praticamente in qualsiasi attività cognitiva, accelerare l’economia e contribuire a nuove scoperte scientifiche.
Era un obiettivo abbastanza lontano da spingere la stessa OpenAI a prepararsi anche allo scenario successivo. Nel 2023 l’azienda creò il team Superalignment per studiare come controllare sistemi molto più intelligenti degli esseri umani, sostenendo che una simile tecnologia avrebbe potuto persino rappresentare un rischio esistenziale.
Poi l’AGI è diventata anche una cifra
Nel rapporto tra OpenAI e Microsoft, però, l’AGI successivamente ha acquisito un significato molto più concreto. Come abbiamo raccontato nel 2024, gli accordi tra le due aziende contenevano una definizione contrattuale della cosiddetta “sufficient AGI”.
La soglia sarebbe stata raggiunta quando OpenAI avesse avuto prove sufficienti che la propria tecnologia fosse capace di generare il massimo profitto spettante agli investitori.
In quel momento si parlava complessivamente di una cifra nell’ordine dei 100 miliardi di dollari. Non era necessario averli già guadagnati: bisognava dimostrare che la tecnologia avrebbe avuto la capacità di produrli.
Ma anche quella regola è cambiata. Nell’ottobre 2025 Microsoft e OpenAI hanno stabilito che OpenAI non avrebbe più potuto dichiarare unilateralmente il raggiungimento dell’AGI: sarebbe servita la verifica di un panel indipendente.
Lo scorso aprile l’accordo è stato nuovamente modificato e i pagamenti di revenue sharing a Microsoft sono stati estesi fino al 2030, questa volta indipendentemente dai progressi tecnologici di OpenAI.
OpenAI lancia Astra
Astra mostra comunque quanto la tecnologia si sia avvicinata a ciò che pochi anni fa sembrava remoto. OpenAI sostiene che il modello sia leader nella programmazione, nella scienza e nella cybersicurezza, e afferma che abbia superato gli esseri umani anche nella Financial Modeling World Cup.
Ma dire che un modello eccelle in una serie crescente di attività resta diverso dall’affermare che superi gli esseri umani nella maggior parte del lavoro economicamente rilevante. La stessa pagina istituzionale di OpenAI continua oggi a descrivere l’AGI come sistemi “generalmente più intelligenti degli esseri umani”.
Brockman lascia non a caso aperta la porta: “Lascio al lettore decidere autonomamente se questo possa essere qualificato come AGI”. Poi però aggiunge: “Penso che ci siamo”.
Nel giro di pochi anni, insomma, l’AGI è passata dall’essere una soglia tecnica molto ambiziosa a un criterio economico inserito nei contratti, fino a diventare qualcosa che lo stesso presidente di OpenAI descrive come sfumato e spirituale.
La sfida con Anthropic arriva a Wall Street
La dichiarazione arriva in un momento particolarmente utile per OpenAI. Anthropic quest’anno ha guadagnato terreno sulla rivale e ha rivendicato presso gli investitori la superiorità dei propri modelli. Entrambe stanno inoltre preparando lo sbarco in Borsa.
Astra serve quindi anche a riportare OpenAI davanti alla concorrente nel momento in cui Wall Street dovrà decidere quanto valgano queste aziende. OpenAI insiste in particolare sull’efficienza: secondo Brockman, ciò che conta non è il prezzo del modello in sé, ma quanto costa portare a termine un’attività.
Resta però un ultimo dettaglio. Il modello che per OpenAI potrebbe segnare l’arrivo dell’AGI, sarà inizialmente distribuito soltanto a un piccolo gruppo di aziende, per consentire loro di affrontare i rischi legati alla cybersicurezza.
La macchina che dovrebbe dimostrare quanto l’IA sia diventata autonoma, richiede insomma ancora qualche cautela.
Fonti: Financial Times, Washington Post


