L’importanza e la dirompenza dell’IA è qualcosa che abbiamo più volte trattato su queste pagine e che senz’altro faremo ancora in futuro.
Nonostante il dibattito sui pro e contro sia tuttora aperto, ciò che emerge con forza è come l’intelligenza artificiale abbia manifestato in poco tempo un enorme potere trasformativo sulla società.
Al punto che sono molte le persone che la definiscono una nuova rivoluzione industriale, paragonabile all’introduzione delle macchine a vapore, alla scoperta dell’elettricità e all’avvento dei computer e di internet.
L’IA: di moda, anche troppo…
Ma l’intelligenza artificiale è diventata anche un fenomeno di tendenza, una buzzword di cui tutti parlano con sicurezza, proprio come accadeva qualche anno fa con le criptovalute e i metaversi. O un po’ come quando Luna Rossa è in gara e, improvvisamente, tutti si trasformano in esperti di regate.
La crescente centralità dell’IA solleva dunque numerosi interrogativi, come quello che (inaspettatamente) ci arriva dai premi Nobel appena assegnati. Perché la sensazione è che l’IA abbia indotto a ben più di uno strappo alla regola.
Cominciamo ad esempio col premio Nobel assegnato a Geoffrey Hinton e John Hopfield.
Hinton, insieme a Hopfield, è stato premiato per i suoi studi sulle reti neurali artificiali condotti tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, che hanno poi alimentato lo sviluppo dell’IA moderna.
Essendo considerato uno dei padri dell’IA, verrebbe logico pensare che sia stato premiato in tal senso. E invece no: Hinton e John Hopfield hanno vinto il Nobel per la fisica, in quanto per arrivare alle loro teorie ne hanno sfruttato alcuni concetti.
Ciò non sta mancando di suscitare polemiche in queste ore, con alcuni che si chiedono se le loro scoperte siano realmente catalogabili come fisica. Come, ad esempio, ha fatto Noah Giansiracusa, professore associato di matematica alla Bentley University e autore di “How Algorithms Create and Prevent Fake News”.
“Quello che ha fatto Hinton è stato fenomenale ma è fisica?”, ha dichiarato a Reuters. “Non credo. Anche se c’è un’ispirazione dalla fisica, non ha sviluppato una nuova teoria fisica né risolto un problema di lunga data”.
L’intelligenza artificiale raddoppia
Coi suoi padri fondatori premiati per un branca diversa dall’IA, verrebbe da pensare che quanto accaduto rappresenti uno smacco per la tecnologia del momento. In realtà è l’opposto, perché in questo modo il comitato Nobel è riuscito a premiare due volte i teorici dell’IA.
Già, perché un altro Nobel è andato a Demis Hassabis e John Jumper per lo sviluppo di AlphaFold2, un sistema di intelligenza artificiale capace di prevedere la struttura delle proteine.
Il loro lavoro sta però creando altre polemiche.
Perché sì, AlphaFold2 in soli quattro anni è stato utilizzato da oltre due milioni di persone in 190 paesi. E sì, grazie ad esso i ricercatori hanno affrontato sfide cruciali, dalla resistenza agli antibiotici alla progettazione di farmaci, fino alla resilienza delle colture. La sua capacità di prevedere accuratamente le strutture proteiche ha poi accelerato la ricerca in biologia a una velocità senza precedenti.
Ma nonostante abbia avuto un impatto straordinario in molteplici campi della biologia e della medicina, AlphaFold2 è stato reso pubblico appena quattro anni fa. E la rapidità del riconoscimento non è passata inosservata.
Il Nobel, infatti, è tradizionalmente assegnato dopo decenni, apposta per valutare il reale impatto delle scoperte sulla società. In questo caso, invece, è stato conferito a tempo di record, sollevando domande su quanto l’IA abbia cambiato le regole del gioco anche per i premi scientifici più prestigiosi.
La longa manu di Google
Dietro la vittoria di Hassabis e di AlphaFold2 c’è poi chi vede una dimostrazione del potere di Google.
Demis Hassabis è infatti l’amministratore delegato di DeepMind; di questa società, invece, John Jumper è direttore. Ma DeepMind fa parte proprio di Google. Azienda per la quale ha lavorato, incidentalmente, anche lo stesso Hinton fino al 2023.
Per alcuni, i Nobel di questa settimana sottolineano quanto stia diventando difficile per il mondo accademico tradizionale competere. Con l’intelligenza artificiale e con Big Tech.
Giansiracusa ha detto che è necessario un maggiore impegno nella ricerca del pubblico. “Gran parte delle grandi aziende tecnologiche non è orientata verso la prossima grande scoperta nel deep learning, ma piuttosto a fare soldi promuovendo chatbot o riempiendo internet di annunci pubblicitari”, ha affermato. “Ci sono sacche di innovazione ma gran parte di essa non è molto scientifica”.
La ricerca sull’IA è infatti quasi esclusivamente nelle mani dei colossi tecnologici della Silicon Valley, con le relative preoccupazioni che il potere dell’innovazione si concentri sempre più nelle mani di poche aziende private, più interessate ai profitti che alla scienza pura.
In conclusione, la doppia assegnazione dei Nobel mostra come l’intelligenza artificiale non solo stia rivoluzionando la scienza ma anche ridefinendo il modo in cui la comunità accademica e le istituzioni tradizionali riconoscono e valutano i progressi scientifici.
Però, perdonateci la provocazione, ci fa anche sorgere un dubbio: com’è possibile che Google sia scesa nell’arena dell’intelligenza artificiale schierando tre futuri premi Nobel, e la corsa la stia vincendo Sam Altman?


