Attualmente c’è un dibattito piuttosto acceso (e polarizzato) riguardo all’arrivo dell’intelligenza artificiale generale (AGI), la superintelligenza che sorpasserà gli esseri umani.
Da una parte ci sono gli ottimisti, spesso leader nel settore tecnologico, che sostengono che l’AGI potrebbe essere raggiunta entro pochi anni. Dall’altra parte, ci sono gli scettici, spesso scienziati e ricercatori, che ritengono che l’AGI sia un obiettivo lontano, se non addirittura irraggiungibile.
Secondo loro le attuali tecnologie di intelligenza artificiale, basate su modelli come quelli di OpenAI o altre aziende, sono ancora lontane dall’avere la capacità di comprendere e agire con la complessità del pensiero umano.
Anche se sono in grado di risolvere problemi specifici o simulare alcune capacità cognitive, mancano infatti di comprensione profonda, autonomia e versatilità cognitiva che contraddistingue l’intelligenza umana.
Sempre gli scettici sostengono che, anche se l’intelligenza artificiale dovesse continuare a migliorare, non sarebbe chiaro se o quando raggiungeremo una vera AGI.
Questo perché potrebbero esserci barriere tecniche e concettuali che non possiamo ancora comprendere. Senza dimenticare che c’è una certa discussione etica su cosa significhi veramente “intelligenza” e se un sistema creato dagli esseri umani possa davvero replicare la coscienza o la comprensione.
Masayoshi Son, l’imprenditore visionario
Tra gli ottimisti, ma sarebbe meglio dire entusiasti, possiamo ascrivere Masayoshi Son, celebre imprenditore giapponese, noto soprattutto per essere il fondatore e CEO di SoftBank, una delle più grandi aziende di telecomunicazioni e investimenti tecnologici al mondo.
Nato nel 1957 da una famiglia di origine coreana in Giappone, Masayoshi Son è considerato uno degli uomini d’affari più influenti a livello globale, noto per le sue visioni ambiziose e la sua spiccata propensione all’innovazione tecnologica.
Oltre a essere noto per le sue capacità imprenditoriali, Masayoshi Son è famoso anche per il suo approccio visionario, sostenendo con forza che le tecnologie emergenti rivoluzioneranno il mondo. La sua leadership ha portato SoftBank a creare il Vision Fund, uno dei più grandi fondi di investimento tecnologici al mondo, con l’obiettivo di sostenere startup e aziende innovative nel campo dell’AI, delle telecomunicazioni, della robotica e delle energie rinnovabili.
Personaggio carismatico, Son è riconosciuto sia per i suoi grandi successi, come l’investimento iniziale in Alibaba, sia per alcune scommesse meno fortunate, come quelle su WeWork, ma rimane una figura di spicco nel panorama dell’innovazione globale.
L’AGI è dietro l’angolo
Questo preambolo è stato funzionale a far capire che, ancorché con grandi investimenti e dunque con grandi interessi economici nella tecnologia, Masayoshi Son non è esattamente l’ultimo degli sprovveduti. Per cui fa un certo effetto sentirlo affermare che l’intelligenza artificiale avrà capacità umane entro pochi anni.
Durante un discorso settimana scorsa al SoftBank World 2024, conferenza organizzata dalla sua azienda, Masayoshi Son ha infatti ribadito le sue previsioni ottimistiche sull’AI, dichiarando di credere che l’intelligenza artificiale generale, capace di replicare le capacità cognitive umane, sarà una realtà entro due o tre anni.
Inoltre, ha ribadito la sua convinzione che l’”intelligenza superumana”, capace di un’intelligenza 10.000 volte superiore a quella umana, sarà raggiunta entro un decennio. “È iniziata la corsa all’oro dell’intelligenza. Chi sarà più veloce vincerà”, ha affermato.
Dichiarazioni di parte?
In un aneddoto curioso, ha raccontato di essersi svegliato presto una mattina e di aver chiesto a ChatGPT come trasformare 10 milioni di yen in 100 milioni. Il programma avrebbe impiegato 75 secondi per rispondere, ma Son non ha svelato quale fosse la risposta.
Masayoshi ha quindi elogiato i nuovi modelli o1 di OpenAI, progettati per dedicare più tempo alla riflessione prima di rispondere. Questi modelli, secondo Masayoshi Son, “hanno sviluppato la capacità di pensare”.
Ma come mai questo interesse verso il chatbot di Sam Altman? Beh, perché OpenAI ha recentemente raccolto 6,6 miliardi di dollari in un round di finanziamento. Tra questi, era incluso un investimento di 500 milioni da parte di SoftBank.
Oste, è buono il vino?


