Per il MIT, l’IA è a rischio bolla: “solo il 5% dei lavori sarà automatizzato”

by | 5 Ott 2024 | IA, Business

Tempo di lettura: 3 minuti

I catastrofisti dell’IA vedono nel suo rapido avanzamento una minaccia imminente per milioni di lavoratori. Per loro, sostituirà intere categorie professionali, dall’industria manifatturiera alle professioni intellettuali, lasciando milioni di persone disoccupate.

Il timore insomma è che la tecnologia, automatizzando gran parte delle attività umane, riduca drasticamente la domanda di lavoro, creando una crisi occupazionale senza precedenti.

Ma quanto c’è di reale in questa previsione?

Daron Acemoglu, uno dei più rinomati economisti del Massachusetts Institute of Technology (MIT), non si oppone all’intelligenza artificiale. Al contrario, ne riconosce il potenziale.

Eppure, durante un‘intervista rilasciata a Bloomberg, il celebre professore avverte che la frenesia attuale intorno all’IA è pericolosa, non tanto per i lavoratori, quanto per le aziende e gli investitori che vi stanno riversando miliardi di dollari.

Acemoglu, celebre autore di Why Nations Fail, afferma che solo una piccola percentuale dei lavori (circa il 5%), potrebbe essere sostituita o ampiamente supportata dall’IA nei prossimi dieci anni.

Questo dato, sebbene rassicurante per i lavoratori preoccupati dall’automazione, rappresenta una cattiva notizia per le aziende che stanno spendendo cifre astronomiche, sperando che l’IA porti a una rivoluzione nella produttività.

Secondo l’economista, le aspettative create intorno all’IA sono semplicemente troppo elevate rispetto ai risultati concreti che si potranno ottenere a breve termine. “Molti soldi verranno sprecati”, sostiene Acemoglu. “Non ci sarà una rivoluzione economica con quel 5%”.

La bolla dell’IA

Wall Street e le grandi aziende tecnologiche sembrano ignorare questi avvertimenti. Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta Platforms hanno investito oltre 50 miliardi di dollari solo nel secondo trimestre del 2024, la maggior parte destinati all’IA.

Secondo Acemoglu, però, il clamore intorno alla tecnologia potrebbe essere destinato a spegnersi, con il rischio di una nuova bolla tecnologica pronta a scoppiare.

I sostenitori dell’IA, tra cui figure di spicco come Jensen Huang, CEO di Nvidia, continuano a dipingere uno scenario roseo. Huang ha previsto che la crescente domanda di tecnologia richiederà investimenti per un totale di 1 trilione di dollari nei prossimi anni.

Acemoglu mette in guardia contro la visione troppo ottimistica di questi leader tecnologici. L’IA, per quanto avanzata, ha ancora limiti evidenti: “Non può sostituire gli esseri umani in molti lavori, né nei ruoli intellettuali né in quelli fisici,” sottolinea l’economista.

Tre scenari per il futuro dell’IA

Secondo Acemoglu, ci sono tre possibili scenari che potrebbero delinearsi nei prossimi anni. Nel primo, e più ottimistico, l’hype per l’IA si ridurrà gradualmente, e le aziende si concentreranno su applicazioni modeste e realistiche della tecnologia.

Nel secondo scenario, più pessimista, la bolla dell’IA continuerà a gonfiarsi per un altro anno circa, culminando in un crollo del mercato tecnologico che lascerà investitori e dirigenti delusi e scettici riguardo al potenziale dell’intelligenza artificiale. Acemoglu chiama questa fase “primavera dell’IA seguita dall’inverno dell’IA”.

Il terzo scenario, il più inquietante, prevede che l’euforia per l’IA rimanga incontrollata per anni, spingendo le aziende a tagliare un numero sempre maggiore di posti di lavoro e a investire centinaia di miliardi di dollari nella tecnologia. Ma quando l’IA non raggiungerà i risultati sperati, le stesse aziende si troveranno a dover reintegrare i lavoratori licenziati, con conseguenze economiche gravi e diffuse.

“Lo scenario più probabile? Una combinazione del secondo e del terzo”, afferma Acemoglu. C’è troppa paura di perdere l’opportunità rappresentata dall’IA per pensare che il clamore si plachi presto. “Quando l’hype si intensifica, la caduta difficilmente sarà morbida.”

La realtà dell’IA oggi

Gli attuali modelli linguistici, come ChatGPT di OpenAI, sono impressionanti, ma Acemoglu evidenzia che hanno ancora seri limiti. La mancanza di giudizio e di affidabilità a livello umano rende improbabile che le persone vogliano affidare compiti complessi all’IA nel breve termine.

E sebbene l’IA possa essere utile per automatizzare alcuni processi specifici, come la programmazione sotto supervisione umana, non è pronta per lavori fisici o di altro tipo. L’economista conclude: “Questo è un reality check su dove siamo attualmente”.

L’avvertimento di Acemoglu è chiaro: l’IA potrebbe avere un impatto rivoluzionario ma solo in un futuro lontano. Per ora, il rischio è che l’attuale boom si trasformi in una bolla destinata a scoppiare.

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