Elon Musk e Sam Altman sono tornati a punzecchiarsi pubblicamente su X nel fine settimana, riportando a galla una rivalità che dura ormai da anni. Il nuovo round è scattato dopo che Apple ha citato in giudizio OpenAI, accusandola di essersi procurata segreti industriali sull’hardware attraverso colloqui di lavoro con ex dipendenti della casa di Cupertino.
La causa di Apple riaccende Musk contro Altman
Apple ha depositato la causa venerdì, sostenendo che OpenAI avrebbe usato finti colloqui di assunzione ed ex dipendenti Apple per estrarre informazioni riservate sui futuri dispositivi dell’azienda. Un portavoce di OpenAI ha respinto l’accusa, dichiarando alla CNBC di non avere alcun interesse per i segreti industriali di altre aziende.
La notizia è bastata a far ripartire Musk, che su X ha scritto “Scam Altman colpisce ancora”, riesumando il soprannome dispregiativo che usa da mesi per riferirsi al CEO di OpenAI. Pochi minuti dopo ha rincarato la dose, sostenendo che Altman abbia portato la truffa a un livello mai visto, aggiungendo che l’amministratore delegato avrebbe anche messo le mani su un’associazione benefica open source dedicata all’intelligenza artificiale e sottratto ad Apple tecnologia per gli smartphone.
Botta e risposta senza freni tra Musk e Altman
Il botta e risposta è proseguito a colpi di post. Musk ha pubblicato una foto di Altman accompagnata dalla frase “lo faccio perché lo amo”, scrivendo poi che con “questo” intendeva proprio la truffa, il tutto condito da emoji di risate. In un post successivo ha aggiunto che Altman ama probabilmente truffare più di chiunque altro al mondo.
Altman non si è tirato indietro: ha risposto che semmai è Musk a vendere agli investitori dei mercati pubblici progetti di data center spaziali di breve respiro, in un post che ha superato gli undici milioni di visualizzazioni. Musk ha replicato promettendo che i primi lanci partiranno il prossimo anno e invitando Altman a passare a vederli, “se te lo permette l’addetto alla libertà vigilata”.
Altman ha colto l’occasione anche per rivendicare il valore del nuovo modello di OpenAI, GPT-5.6 Sol, uscito in settimana: ha scritto che i benchmark suggeriscono si tratti del miglior modello al mondo in questo momento, ma che il segnale più affidabile resta il fatto che Musk sia tornato ossessionato da lui.
Quando l’account @iliketeslas ha insinuato che Altman avesse paura di Apple, il CEO di OpenAI ha risposto di non temerla, anzi di nutrire un rispetto enorme per l’azienda, definendola una realtà di prima fascia. Il commento ha spinto Nikita Bier, a capo del prodotto di X, a ironizzare sui segreti industriali di Apple, definiti tra i migliori in circolazione. Musk ha risposto con un’emoji di una risata a crepapelle.
Musk e Altman, una rivalità nata nel 2015 e finita in tribunale
Musk e Altman avevano fondato OpenAI insieme nel 2015, come laboratorio no profit dedicato alla ricerca sull’intelligenza artificiale, insieme a un gruppo di ingegneri e ricercatori. Musk lasciò il consiglio nel 2018, dopo aver donato decine di milioni di dollari all’organizzazione, ma tornò all’attacco quando Altman iniziò a costruire quella che lo stesso Musk ha definito una rete opaca di società affiliate a scopo di lucro.
La causa che ne è nata è arrivata a processo in California quest’anno: la giuria ha dato ragione ad Altman a maggio, e Musk ha annunciato che farà appello. Il rapporto tra i due si era già incrinato in precedenza, quando Musk aveva chiesto in prestito personale tecnico di OpenAI per rimettere mano al software Autopilot di Tesla e aveva sottratto alla concorrenza il ricercatore Andrej Karpathy. Musk aveva anche fatto pressioni per ottenere il controllo totale del laboratorio e fonderlo con Tesla: di fronte al rifiuto di Altman e del resto del consiglio, smise di versare i contributi promessi, lasciando OpenAI in difficoltà finanziarie.
Le fortune personali dei due restano nel frattempo nettamente sproporzionate: Forbes stima il patrimonio di Musk poco sopra i 917 miliardi di dollari, a circa un mese dal traguardo di primo trillionario della storia, contro i 3,4 miliardi attribuiti ad Altman.
Due nuovi modelli e la corsa ai data center nello spazio
Poche settimane dopo la fine del processo, SpaceX, che controlla anche la piattaforma X, il laboratorio xAI e il servizio Starlink, ha completato una quotazione in borsa da record, raccogliendo 75 miliardi di dollari e promuovendo i propri piani per lanciare data center in orbita, oltre alle ambizioni nel campo dell’intelligenza artificiale aziendale e dei trasporti interplanetari.
OpenAI, nel frattempo, ha depositato in forma riservata la richiesta per una propria quotazione. Questa settimana SpaceX ha pubblicato il nuovo modello Grok 4.5, mentre OpenAI ha presentato GPT-5.6 Sol: due debutti quasi in contemporanea che hanno alimentato l’ennesimo confronto pubblico. Il modello di OpenAI eccelle nel ragionamento esteso, nei processi aziendali e nella sicurezza informatica, mentre Grok 4.5 risulta più efficiente nella scrittura autonoma di codice e più economico da utilizzare, anche se GPT-5.6 resta superiore in alcuni test di ragionamento astratto.
Poco prima dello scontro social, Musk aveva anche fatto causa ad Apple e a OpenAI, sostenendo pratiche anticoncorrenziali che avrebbero penalizzato il posizionamento di Grok nelle classifiche degli store rispetto ad altri chatbot e generatori di immagini.
SpaceX punta a rafforzare anche il fronte della programmazione assistita dall’intelligenza artificiale attraverso l’acquisizione, tutta in azioni, di Cursor per 60 miliardi di dollari, operazione che dovrebbe chiudersi nel terzo trimestre dopo la revisione delle autorità di controllo. L’obiettivo è competere con Claude Code di Anthropic e con Codex di OpenAI, entrambi strumenti pensati per scrivere codice sorgente in autonomia.
Fonte: CNBC


