Microsoft sta perseguendo la “vera autosufficienza” nell’intelligenza artificiale costruendo i propri modelli di frontiera e riducendo la dipendenza da OpenAI.
Lo ha dichiarato al Financial Times nientemeno che Mustafa Suleyman, responsabile IA del colosso di Redmond, descrivendo un cambiamento strategico che segue la ristrutturazione del rapporto con il creatore di ChatGPT avvenuta in ottobre.
L’azienda da 3 trilioni di dollari ha deciso infatti di sviluppare la propria tecnologia più avanzata in modo indipendente, piuttosto che affidarsi a un partner esterno.
“Dobbiamo sviluppare i nostri modelli fondazionali, che siano all’assoluta frontiera, con capacità di calcolo su scala gigawatt e alcuni dei migliori team di addestramento IA al mondo”, ha affermato il co-fondatore di DeepMind entrato in Microsoft nel 2024.
Il gigante del software sta investendo massicciamente nell’assemblare e organizzare i vasti dataset necessari per addestrare sistemi avanzati. “Questa è la nostra vera missione di autosufficienza”, ha aggiunto Suleyman, annunciando il lancio dei primi modelli proprietari “nel corso di quest’anno”.
L’automazione totale dell’ufficio entro 18 mesi
L’obiettivo dichiarato è catturare una fetta maggiore del mercato delle grandi organizzazioni lavorando su quella che Suleyman chiama “AGI di livello professionale”: intelligenza artificiale generale capace di completare compiti quotidiani per impiegati e professionisti.
La previsione è dirompente: “Il lavoro d’ufficio, dove si sta seduti davanti a un computer, che si tratti di essere un avvocato o un contabile o un project manager o una persona del marketing… la maggior parte di quei compiti sarà completamente automatizzata da un’IA nei prossimi 12-18 mesi”.
Questi agenti IA, ha aggiunto, saranno in grado di coordinarsi meglio nei flussi di lavoro delle grandi istituzioni nei prossimi due o tre anni, imparando e migliorando nel tempo e intraprendendo azioni sempre più autonome.
“Creare un nuovo modello sarà come creare un podcast o scrivere un blog”, ha dichiarato Suleyman. “Sarà possibile progettare un’IA che si adatta alle esigenze di ogni organizzazione istituzionale e persona sul pianeta”.
È una visione che richiama da vicino le previsioni di Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, che nel suo manifesto da poco pubblicato ha parlato di un’IA capace di automatizzare quasi tutti i lavori umani entro il 2026, con conseguenze che definisce “a livello di civiltà” per redistribuzione della ricchezza e strutture sociali.
Da alleato strategico a potenziale rivale
Il cambio di rotta di Microsoft segue la ristrutturazione dell’accordo con OpenAI dello scorso ottobre. L’intesa permette alla startup di completare una trasformazione societaria, con Microsoft che mantiene una partecipazione da 135 miliardi di dollari e l’accesso ai modelli più avanzati fino al 2032.
L’accordo fornisce anche a OpenAI maggiore libertà di cercare nuovi investitori e partner infrastrutturali, trasformandola potenzialmente in un concorrente più diretto.
Microsoft ha risposto diversificando le proprie scommesse: oltre a OpenAI, ha investito in altri sviluppatori di modelli come Anthropic e Mistral. Ma soprattutto ha accelerato lo sviluppo dei propri modelli interni, segnalando una strategia di copertura del rischio in un mercato dove le alleanze possono rapidamente trasformarsi in rivalità.
La competizione nel segmento aziendale è feroce: Anthropic ha conquistato un forte vantaggio negli strumenti di programmazione potenziati dall’IA, mentre Google e anche OpenAI stanno investendo massicciamente per assicurarsi contratti miliardari con le grandi organizzazioni.
Microsoft tra investimenti record e timori di bolla
Microsoft ha previsto di spendere 140 miliardi di dollari in spese in conto capitale nel suo anno fiscale, aumentando la spesa per l’infrastruttura necessaria a costruire l’IA.
È una scala d’investimenti che ha contribuito ad alimentare i timori degli investitori su una possibile bolla dell’intelligenza artificiale, con le azioni di Microsoft in calo di oltre il 13 per cento nell’ultimo mese.
“Non c’è dubbio che questi siano tempi senza precedenti, e penso che i mercati stiano cercando di capire come si svilupperà tutto questo nei prossimi cinque anni”, ha ammesso Suleyman.
Ma ha anche difeso la propria strategia: “Non abbiamo alcun dubbio che questi ritorni si trasformino in entrate e in risultati finali”. È un’affermazione di fiducia in un momento in cui l’intera industria tech è chiamata a dimostrare che gli investimenti miliardari nell’IA produrranno effettivamente ritorni economici concreti.
Superintelligenza umanista e ambizioni mediche
Oltre al mercato aziendale, Suleyman ha delineato ambizioni più ampie per l’IA di Microsoft. Un focus particolare è applicare l’intelligenza artificiale alla sanità, nel tentativo di costruire una “superintelligenza medica” capace di aiutare a risolvere le crisi di personale e i lunghi tempi di attesa nei sistemi sanitari. L’azienda ha presentato uno strumento diagnostico che sostiene possa superare i medici in alcuni compiti.
Ma Suleyman ha anche voluto rispondere alle crescenti preoccupazioni sui rischi dell’IA, parlando di “superintelligenza umanista”. Ossia una tecnologia che rimanga sotto controllo umano, in contrasto con i laboratori rivali accusati di costruire sistemi potenti che potrebbero resistere alla supervisione dei loro creatori.
“Dobbiamo partire dal presupposto che dovremmo portare nel mondo solo un sistema di cui siamo sicuri di poter mantenere il controllo e che operi in modo subordinato a noi”, ha dichiarato. “Questi strumenti, come qualsiasi altra tecnologia del passato, sono progettati per migliorare il benessere umano e servire l’umanità, non superare l’umanità”.
Una retorica del servizio, questa, che si intreccia con una competizione commerciale sempre più agguerrita per il dominio dell’intelligenza artificiale. Vedremo quale delle due filosofie troverà il maggior riscontro.
Fonte: Financial Times


