La polizia francese ha perquisito oggi gli uffici parigini di X. Elon Musk e l’ex amministratrice delegata Linda Yaccarino sono stati convocati per un’audizione fissata al 20 aprile.
L’operazione è condotta dall’unità cybercrime della Procura di Parigi insieme alla polizia francese e all’Europol. Siamo quindi di fronte a un’escalation investigativa che parte da accuse di manipolazione algoritmica per arrivare a materiale pedopornografico, deepfake sessuali non consensuali e negazionismo di crimini contro l’umanità.
Le contestazioni sono pesanti. X è accusata di aver ospitato e diffuso immagini pedopornografiche, di aver violato i diritti all’immagine con deepfake sessuali creati senza consenso, di aver manipolato i propri algoritmi e di aver estratto e falsificato dati in modo fraudolento.
La Procura, in un comunicato, ha parlato di “approccio costruttivo, con l’obiettivo finale di garantire che la piattaforma X rispetti le leggi francesi, nella misura in cui opera sul territorio nazionale”. X non ha commentato.
A luglio scorso, quando l’indagine era ancora limitata agli algoritmi, Musk aveva liquidato il tutto come “un’indagine penale politicamente motivata”. La strategia è chiara: X rifiuta di collaborare, nega le accuse e non rilascia commenti.
Dalla denuncia di Bothorel all’estensione a Grok
L’indagine è partita nel gennaio 2025 da una denuncia del parlamentare Eric Bothorel, che accusava X di utilizzare algoritmi distorti capaci di manipolare il funzionamento dei sistemi automatizzati di elaborazione dati.
Bothorel ha commentato oggi su X stesso: “Felice di vedere che la mia denuncia del gennaio 2025 sta dando risultati! In Europa, e in particolare in Francia, lo Stato di diritto significa che nessuno è al di sopra della legge”.
Nel frattempo, l’indagine si è estesa a Grok, il chatbot di intelligenza artificiale di X, finito nel mirino dei regolatori in più paesi dopo che gli utenti hanno generato immagini sessualizzate di minori e donne non consenzienti. Grok, per inciso, continua a produrre immagini sessualizzate.
Il pattern francese: da Durov a Musk
Non è la prima volta che questa unità cybercrime della Procura di Parigi colpisce i giganti delle piattaforme. Nell’agosto del 2024 arrestò Pavel Durov, fondatore di Telegram, con accuse di complicità in crimini organizzati sulla sua piattaforma, che il suo avvocato definì “assurde”.
Il caso Durov si è poi concluso sostanzialmente con un nulla di fatto sul piano penale, ma Telegram ha dovuto modificare policy e compliance in Europa. La Francia non ha vinto in tribunale, ma ha ottenuto cambiamenti concreti nel comportamento della piattaforma.
Ora tocca a Musk. Le convocazioni sono obbligatorie, anche se più difficili da far rispettare a persone che non risiedono in Francia. Dopo l’audizione, le autorità potranno decidere se archiviare, proseguire l’indagine o disporre la custodia cautelare.
Parallelamente, l’Unione Europea ha lanciato la settimana scorsa un’indagine su X per valutare se la piattaforma abbia diffuso contenuti illegali. Nel Regno Unito, l’autorità di regolamentazione Ofcom sta indagando su X, mentre l’Information Commissioner’s Office ha aperto un’indagine formale su Grok per il trattamento dei dati personali e la produzione di contenuti sessualizzati dannosi.
Il gesto simbolico
La Procura di Parigi ha annunciato che abbandonerà X come canale di comunicazione e che d’ora in poi comunicherà su LinkedIn e Instagram. È un gesto che va oltre il simbolico: l’istituzione che indaga la piattaforma dichiara pubblicamente di non ritenerla più affidabile o legittima per le proprie comunicazioni ufficiali.
Non è un caso isolato. Pochi giorni fa abbiamo raccontato come la Francia spinga per l’abbandono di Zoom e Teams in favore di software sovrani. Ora lascia X.
Entrambe le mosse si inseriscono in un clima di tensioni acute tra Parigi e Washington. Nel gennaio 2024 Trump aveva pubblicamente deriso Macron imitandone l’accento. In queste settimane, l’escalation: a Davos Trump lo ha preso in giro per gli occhiali da sole, ha pubblicato su Truth Social i messaggi privati che Macron gli aveva inviato durante la crisi sulla Groenlandia, ha minacciato dazi al 200% su vini e champagne francesi e ha dichiarato che “nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto”.
Con Musk sempre più vicino all’amministrazione Trump, la perquisizione di X e l’abbandono della piattaforma da parte della Procura assumono anche i contorni di una risposta politica francese.
Ma la scelta di migrare su LinkedIn, proprietà di Microsoft, e Instagram, di Meta, segnala che l’obiettivo non è l’uscita totale dalle Big Tech americane, quanto la punizione selettiva di Musk. Resta da capire se la pressione cumulativa di Francia, Unione Europea e Regno Unito produrrà cambiamenti concreti in X, o se rimarrà un gesto politico che si scontrerà con la difficoltà di far rispettare le leggi a chi non vive in Francia.
Il precedente Durov suggerisce che, anche senza vittorie in tribunale, la Francia può ottenere modifiche sostanziali alle policy delle piattaforme. Ma X, a differenza di Telegram, ha scelto la strategia del confronto aperto con i regolatori europei. L’audizione del 20 aprile dirà quanto questa scommessa sia sostenibile, anche se dubitiamo che Musk si presenterà in aula.


