Microsoft ha annunciato di aver risparmiato oltre 500 milioni di dollari in un solo anno, grazie all’adozione dell’intelligenza artificiale nei propri call center.
Lo ha dichiarato questa settimana Judson Althoff, Chief Commercial Officer della società, durante una presentazione interna rilanciata da Bloomberg.
Secondo Althoff, l’intelligenza artificiale avrebbe aumentato in modo significativo la produttività nei reparti vendite, customer service e ingegneria del software, generando risparmi immediati e benefici diffusi.
Ma la notizia fa rumore soprattutto per un motivo: arriva appena una settimana dopo l’ennesimo round di licenziamenti decisi da Microsoft.
L’annus horribilis per i dipendenti Microsoft
Nel solo 2025, l’azienda ha già tagliato circa 15.000 posti di lavoro, con l’ultima tornata da 9.000 avvenuta poco fa. Si tratta del terzo round di licenziamenti da inizio anno, una strategia che Microsoft ha giustificato con la necessità di ridisegnare la propria struttura organizzativa in un contesto economico post-pandemico.
Ma il tempismo delle dichiarazioni di Althoff non è passato inosservato, alimentando critiche tra chi vi ha letto una certa dissonanza comunicativa.
Per molti, parlare apertamente di risparmi ottenuti grazie all’automazione proprio mentre si tagliano migliaia di posti di lavoro suona più come una provocazione che come un’informazione.
La gaffe di Matt Turnbull
A peggiorare ulteriormente la situazione ci ha pensato un dirigente di Xbox Game Studios, Matt Turnbull, che in un post poi cancellato su LinkedIn ha suggerito ai colleghi “sopraffatti” dai licenziamenti, molti dei quali hanno colpito anche il mondo Xbox,di affidarsi agli strumenti di IA come ChatGPT e Copilot per gestire il carico cognitivo causato dalla perdita del lavoro.
Il messaggio, accolto da molti con sarcasmo, è stato rapidamente rimosso ma ha lasciato dietro di sé un’eco polemica difficile da ignorare.
Non è chiaro, ad oggi, se i posti eliminati siano stati sostituiti da sistemi automatici o se rientrino in un piano più ampio di razionalizzazione post-Covid. Ma in un contesto di utili record e reinvestimenti miliardari sull’intelligenza artificiale, la domanda è inevitabile: l’IA sta davvero creando efficienza o sta diventando una scorciatoia per giustificare il taglio della forza lavoro?
Risultati da record
Microsoft ha chiuso il primo trimestre dell’anno con 26 miliardi di dollari di utile netto e 70 miliardi di fatturato. La capitalizzazione di mercato è ormai vicina a 3.740 miliardi di dollari, un traguardo che ne fa una delle realtà più potenti e liquide del mondo, seconda solo a Nvidia.
L’azienda ha già annunciato che nel corso del 2025 investirà 80 miliardi di dollari in infrastrutture legate all’IA, e ha dato il via a un’intensa campagna di recruiting per attrarre i migliori ricercatori del settore.
La competizione globale, come abbiamo spiegato, è tutta incentrata su una domanda: chi riuscirà a pagare di più i cervelli che guideranno l’intelligenza artificiale nei prossimi dieci anni?
Microsoft non sembra intenzionata a restare indietro. Ma la conseguenza più tangibile di questo spostamento di risorse, almeno finora, è che a rimetterci sono stati middle manager, dipendenti dei reparti non strategici e lavoratori dei call center.
Il messaggio che trapela, volontario o meno, è dunque chiaro: per ogni milione risparmiato grazie all’automazione, c’è un team in meno negli uffici di Redmond.
E per chi guarda tutto questo dall’esterno, magari con un contratto appena chiuso via email, non è facile gioire per l’efficienza dell’intelligenza artificiale.


